Donatella, 34 anni, da Messina. “Da scienziata e ricercatrice a bidella”, le storie di precarietà del nostro Paese

Donatella, 34 anni, da Messina. “Da scienziata e ricercatrice a bidella”, le storie di precarietà del nostro Paese

Dalle sue mani sono passati quasi tutti i Caravaggio esposti tra Galleria Borghese e il Quirinale.

È laureata con 110 e lode in Chimica, con specializzazione in Beni culturali. Ha un dottorato in Chimica e Ingegneria dei materiali e ben 17 pubblicazioni su riviste scientifiche.

Sogna un futuro da ricercatrice. Anzi, sognava.

Perché Donatella, 34 anni, di Messina, sposata con un figlio di 7 mesi, dopo 16 anni di studi avanzati e 11 da precaria, un futuro nella ricerca non lo spera proprio più.

Rimbalzata su e giù per l’Italia, precaria a Messina, poi a Catania, poi a Roma, decide di scendere a compromessi con se stessa e fare un concorso, che vince, per un posto da amministrativa a Messina, e si ricongiunge alla sua famiglia. Ma anche questo è un contratto precario. E scade ad Agosto.

Proprio per questo Donatella fa un’ulteriore, drastica, scelta e presenta domanda per uno dei 12.500 posti  di III fascia da assistente tecnico e amministrativo messi a bando nella scuola.

“Nessuna vergogna, il lavoro è lavoro – sostiene Donatella – e il posto fisso, dopo una vita da precaria, è un’opportunità che non posso lasciarmi sfuggire”. Nessuna vergogna, eppure dalla voce di Donatella trapela una grande amarezza. “Un anno fa sono rimasta incinta. Il Ministero dello Sviluppo Economico, che cofinanzia il progetto che mi vede attualmente al Careci (Centro Attrazione Risorse), non mi ha riconosciuto la maternità. L’ateneo ha dovuto farne le spese e per non lasciarmi senza stipendio si è accollato questo peso. È stata una grossa delusione per me, come donna, come madre ma soprattutto come professionista”. Essere un “peso” per Donatella e per i tanti giovani e meno giovani laureati oggi in Italia non è più sostenibile. Tanti perché Donatella è solo una delle laureate e dei laureati disillusi che hanno presentato la stessa domanda per lo stesso posto di lavoro, un lavoro dignitoso, delicato e fondamentale per la nostra società ma molto diverso da quello per cui hanno combattuto per anni. Un lavoro che, probabilmente, non riusciranno a fare: quasi due milioni in totale le domande presentate per queste graduatorie, un numero che fa riflettere sui reali bisogni di questo paese.

“Un paese che dovrebbe vivere di ricerca e di arte e che invece preferisce non tutelare professionalità come la mia, che tanto avrebbero da offrire”, conclude Donatella. “Arriva per tutti il momento di fare un bilancio della propria vita, per me è arrivato. I lavori che ho fatto, le persone che ho conosciuto, mi hanno lasciato tanto. Mi hanno insegnato che il lavoro è lavoro e che va fatto con dignità e rispetto. Io questa dignità e questo rispetto li ho sempre avuti nei confronti dei lavori che ho svolto e, dopo tanti anni di precarietà, credo di meritarli anche io”.

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