D’Alema critica duramente la politica di Minniti e del pd sui migranti, e smentisce Fassino, che attribuisce a Mdp la “colpa” del flop della coalizione. Pisapiani ancora nella nebbia. Salvini convoca Berlusconi dal notaio, non si fida

D’Alema critica duramente la politica di Minniti e del pd sui migranti, e smentisce Fassino, che attribuisce a Mdp la “colpa” del flop della coalizione. Pisapiani ancora nella nebbia. Salvini convoca Berlusconi dal notaio, non si fida

Una giornata politica decisamente movimentata, e agitata dagli interventi di molti leader, e non solo a sinistra. La bomba che arriva nella serata è l’attacco di Massimo D’Alema al governo e al ministro Minniti sul tema dell’accordo con la Libia. Infatti, ha detto D’Alema, l’accordo con la Libia “noi non lo firmammo, io ero ministro degli Esteri con Prodi, l’accordo fu firmato dal governo Berlusconi”. Inoltre, ha proseguito D’Alema, “io non accuso nessuno di nulla  ma non c’è dubbio che i rifugiati tra cui quelli che hanno diritto d’asilo siano stati lasciati nelle mani di milizie, in condizioni disumane, come ampiamente documentato dai media, senza garanzie, solo per evitare gli sbarchi che danno fastidio all’opinione pubblica”. Insomma, una bocciatura su tutta la linea, dettata nel Centro Astalli, la sede dei gesuiti a Roma dove vengono accolte e ospitate decine di persone migranti, e fin da subito decisamente critico sulla linea del governo Gentiloni, e di Minniti, sulla gestione dei migranti in Libia, soprattutto da parte della Guardia costiera e delle bande che dettano legge nei veri e propri lager libici. Insomma, ha detto D’Alema, “la priorità che l’Italia si era data con Mare nostrum era salvare le vite, ora è diventata impedire che vengano da noi, con risultati molto pesanti dal punto di vista umanitario”, ha conclusoD’Alema. Questo giudizio sugli errori del governo, di Minniti e del Pd sul tema sensibile e scottante delle persone migranti e sul trattamento disumano e degradante a cui sono sottoposte, pesa sulle motivazioni forti che hanno legittimato non solo il suo abbandono del partito di cui ora è segretario Renzi, ma che hanno spinto Mdp a distanze siderali dai democratici. Entra dunque nell’attualità politica più stretta.

Il giudizio critico di D’Alema sulle politiche migratorie disumane del Pd smentisce nei fatti ciò che scrive Fassino su Mdp

Difficilmente, dunque, un giudizio di questa durezza poteva collimare col tentativo di Piero Fassino di costruire un’alleanza di centro sinistra, con dentro anche Mdp. E non a caso lo stesso Fassino imputa il fallimento del colloquio con la delegazione di Mdp proprio al nuovo movimento in cui ora milita D’Alema. “La verità è che i dirigenti di Mdp hanno deciso da tempo – dalla scissione – di intraprendere una strada solitaria. E per giustificarla debbono dare una rappresentazione caricaturale dell’azione di governo di questi anni, descrivendola come un cumulo di errori e di scelte di destra”, scrive infatti Piero Fassino, in un intervento su Democratica, l’organo di informazione online del Partito democratico. Dopo le parole duramente critiche di D’Alema sulle persone migranti e sulle scelte del governo di pochi mesi fa, non di anni fa, la tesi di Piero Fassino cade, appare debole. Ecco perché giovedì mattina Fassino si è rivolto ancora una volta agli emissari di Pisapia di Campo progressista, ricevendone tuttavia un risposta ancora del tutto ambigua e incerta, nonostante il comunicato congiunto sottoscritto al termine della riunione.

Il colloquio tra Fassino e Martina con la delegazione di Campo progressista, Ciccio Ferrara, Tabacci e Manconi

Raccontano le cronache che la prima mezz’ora di incontro tra Piero Fassino e Maurizio Martina con la delegazione di Campo progressista composta da Ciccio Ferrara, Bruno Tabacci e Luigi Manconi, sia stata piuttosto tesa. “Abbiamo discusso su certe dichiarazioni di Renzi sulla coalizione, che solo a parlarne si perdono punti… allora che ci sediamo a fare al tavolo con Fassino?”. Riferiscono che sia il ‘mediatore’ che Martina abbiano rassicurato gli interlocutori sulle intenzioni di Renzi. Resta, però, una diffidenza di fondo. Tanto che per Campo progressista la questione non è affatto chiusa. “Il Pd -si spiega- ha fretta di chiudere ma noi non ci fidiamo. Per dire, su due punti sui quali noi insistiamo: no nuovi o vecchi centrodestra, leggi Alfano, in coalizione e sul garante della coalizione, Fassino e Martina hanno glissato”. Dice Marco Furfaro: “Abbiamo avuto rassicurazioni su tutto. Su Ius Soli e biotestamento, sul superticket, sull’immigrazione, sulle modifiche al Jobs Act… Alcune cose sono programma della prossima legislatura. Altre si devono fare subito. E quindi ci aspettiamo che la prossima settimana il Senato calendarizzi lo Ius Soli e il biotestamento e che venga inserito il superticket nel Bilancio. Servono azione concrete, oltre le parole”. E sui collegi, come va? “Non ne discutiamo -assicura Furfaro- saremo troppo aulici, forse, ma noi parliamo di politica”. Insomma, come avrebbe detto Manzoni, adelante, ma con juicio.

Tutta la sinistra il 2 dicembre con la Cgil, a piazza del Popolo, anche Campo progressista

Intanto, tutta la galassia di sinistra, dal nascituro partito unico Mdp-SI-Possibile fino a Campo Progressista di Giuliano Pisapia, sarà in piazza sabato 2 dicembre nella mobilitazione convocata dalla Cgil dopo la rottura del tavolo a Palazzo Chigi sulle pensioni. Se era assodata la partecipazione da parte di Mdp-SI-Possibile con la presenza in piazza di big come Pier Luigi Bersani, Roberto Speranza, Nicola Fratoianni, anche il movimento di Pisapia, a quanto si apprende, aderirà all’iniziativa. Tuttavia, ancora non è stato definito, si fa sapere da Cp, se ci sarà anche Giuliano Pisapia.

E con l’approvazione del decreto legislativo sui collegi elettorali si apre ufficialmente il count down per le elezioni politiche, mentre Salvini convoca Berlusconi dal notaio

Nel frattempo, con l’approvazione del decreto legislativo che definisce i nuovi collegi stabiliti dal Rosatellum, comincia ufficialmente il countdown per le elezioni politiche di primavera. La definizione dei nuovi collegi, infatti, che sarà perfezionata entro due settimane circa, renderà applicabile la legge elettorale a tutti gli effetti ed eliminerà l’impedimento che c’era stato finora a sciogliere le Camere. Nella prossima primavera si voterà, ma la data non è ancora decisa, anche se alcuni elementi sono già chiari. Calendario alla mano, al netto delle diverse spinte politiche per elezioni a marzo (che vengono da Pd, M5s, Lega e Fdi) o a maggio (che vengono da Fi e parte della sinistra), si devono innanzitutto esaminare le varie possibilità, finestre, impedimenti per individuare le possibili domeniche per il voto. A destra, Matteo Salvini boccia l’election day sostenuto da Berlusconi, e chiede ai suoi alleati, e soprattutto a Silvio Berlusconi, che l’accordo preso a parole venga messo nero su bianco da un notaio: una sorta di patto ‘anti inciucio’ che preveda anche liste pulite: “chiederemo l’impegno formale a chiunque venga eletto nelle liste del centrodestra di non appoggiare mai un governo con il Pd o con il centrosinistra, per evitare scherzi il giorno dopo il voto”. Pronta a sottoscrive l’accordo è Giorgia Meloni che però rivendica la proposta ricordando che la propone da tre mesi insieme ai criteri per la scelta del leader. Da Berlusconi ancora nessuna replica.

E infine il sondaggio più recente: M5S ancora primo, Pd in caduta libera, centrodestra in testa, SI al 3% e Mdp al 3,2

Il centrodestra rafforza il suo primato, con il M5s stabilmente primo partito e il Pd ancora in calo in seconda posizione. E’ quanto emerge da un sondaggio dell’Istituto Ixè per Radio Rai 1. Nelle intenzioni di voto il M5s è al 28% (era la scorsa settimana al 27,9) mentre il Pd è ora al 23,4% (era 23,8). Il blocco di centrodestra è in vantaggio sia sul centrosinistra che sui “solitari” pentastellati: considerando le forze principali (Fi-Lega-Fdi) sfiora il 34%. All’interno del centrodestra la prima posizione è occupata da Forza Italia in crescita al 15,8% (15,5), la seconda dalla Lega in calo al 13,1% (13,5), seguita da Fdi in crescita al 5,0% (4,8). A sinistra SI è al 3,0% (2,7) e Mdp al 3,2% (3,3). I centristi di Ap sono ora al 2% (2,1). Altri di centrodestra al 3,9% (4,1) e altri di centrosinistra al 2,6% (2,3).

Share