Dal Senato fiducia al governo sul Decreto fiscale, peggio di una accozzaglia, una vergogna. Mdp: provvedimento gradito dagli evasori. Sinistra italiana: nel segno del disordine economico. Speriamo che i Commissari Ue chiudano un occhio

Dal Senato fiducia al governo sul Decreto fiscale, peggio di una accozzaglia, una vergogna. Mdp: provvedimento gradito dagli evasori. Sinistra italiana: nel segno del disordine economico. Speriamo che i Commissari Ue chiudano un occhio

Che dire del decreto fiscale approvato dal Senato? Verrebbe voglia di non dire niente, facendo solo presente che un documento di grande importanza perché dovrebbe indicare la strada maestra della manovra economica, il Bilancio dello Stato, è stato approvato con 148 voti favorevoli. Quelli della maggioranza, più frattaglie dai verdiniani, sempre disponibili, indaffarati a qualificarsi come il pilastro su cui si regge un ponte mal ridotto, da qualche senatore sparpagliato, da alcuni, due o tre, esponenti delle “officine” che compongono Campo progressista. Insomma, anche a sentire i loro interventi, l’impressione era quella di una armata Brancaleone in ritirata. Con la differenza che quella era una armata simpatica, questa è una brigata priva di consenso, che annaspa per tenersi a galla.

Invece fa affondare anche il Senato. A Palazzo Madama siedono, compresi i sentori a vita, 320 parlamentari. Il decreto fiscale non ha ottenuto neppure la maggioranza. Per il regolamento basta la maggioranza dei presenti, verificata la validità della seduta.

Nella manovra fiscale c’è di tutto, di più. Il governo accontenta i clienti

In realtà verrebbe voglia  di non dire niente, fare come se questa seduta del Senato non sia mai esistita, perché quello che è stato approvato non è un decreto fiscale. Neppure una accozzaglia. C’è di tutto, di più. Si dovrebbe parlare di una vergogna. Perché  questa volta non sono stati i parlamentari che in occasioni simili hanno infilato  in documenti importanti, che riguardano l’economia del nostro paese, di tutto di più, per far contenti i clienti. È stato proprio il governo che ha fatto l’assopigliatutto infilando dentro il decreto articoli che niente hanno a che vedere con la manovra. Per esempio la questione dell’accompagnamento dei bambini a scuola: per rimediare a una sentenza della Cassazione che obbliga i genitori ad accompagnare  i ragazzi  delle medie ci voleva il decreto fiscale? Misteri. Una cosa balza agli occhi: sempre il governo ha inserito nel maxiemendamento sul quale ha chiesto la fiducia un “regalino” per il ritorno dei “cervelli”. Così vengono definiti coloro che rientrano in Italia, non sono “cervelli” ma “gente bene” che trova il modo di pagare cartelle delle tasse con forti sconti e non viene assolto dall’essere un evasore. “Questo decreto non serve al paese. È di alto gradimento per gli evasori seriali e i soliti furbi del quartierino, ma non porta nessun beneficio per chi prova a tirare fino alla fine del mese”.

Ricchiuti: un ennesimo condono chiamato rottamazione delle cartelle

 Lo ha detto Lucrezia Ricchiuti, intervenendo in Aula in sede di dichiarazione di voto, annunciando il voto contrario del gruppo di Articolo 1-Mdp. “Voteremo  contro l’ennesimo condono, chiamato rottamazione delle cartelle, con il quale – ha detto – si premia chi non ha rispettato i patti e si offende chi paga le tasse regolarmente perché, come lavoratori dipendenti e pensionati, ha la ritenuta alla fonte”. Poi ha criticato  la proroga automatica della concessione del Gratta e vinci alla Lottomatica, con la quale “violiamo le normative e incassiamo meno di quanto avremmo potuto facendo una gara”. “Non si stanzia nulla per il servizio sanitario e non si abolisce il superticket. Niente per i treni dei pendolari e nessuna norma per modificare l’allungamento dell’età pensionabile. Infine si inserisce la firma digitale per atti societari importanti eliminando così la possibilità di controlli sul riciclaggio, frode identitaria, falsificazione documentale”, ha aggiunto. Inoltre, sul tema dell’equo compenso, “che noi vorremmo riguardasse ordinisti e non ordinisti – ha rilevato – la norma approvata è confusa, lascia aperte molte perplessità e non sembra applicabile senza modifiche”.

Petraglia. Il governo ha ignorato il problema della salvaguardia degli esodati

Motivando il voto contrario di Sinistra italiana, Alessia Petraglia ha affermato che “l’immagine che si ricava dal dl fiscale è quella di un provvedimento disordinato nelle misure economiche. Come Sinistra Italiana abbiamo presentato varie proposte significative ma come sempre non sono state prese in considerazione. Tra le principali proposte del governo ci sono invece le disposizioni per l’ulteriore rottamazione delle cartelle su cui siamo nettamente contrari. Il governo – ha detto – non ha preso in considerazione l’esigenza di una nona salvaguardia per gli esodati con le risorse avanzate dall’ottava salvaguardia. Restano ancora fuori dal perimetro, secondo i sindacati, poche migliaia di lavoratori spesso donne del settore privato, già disoccupati o che avevano già siglato accordi per l’uscita dal posto di lavoro prima del 31 dicembre 2011 e che, dunque, contavano di andare in pensione con le regole ante Fornero entro pochi anni. Così non sarà, in più questi soggetti non potranno nemmeno fare richiesta dell’Ape sociale. Come Sinistra italiana avevamo proposto di sospendere l’emanazione del decreto direttoriale che aumenterà l’età pensionabile a 67 anni e di rinviarne l’emanazione al 30 giugno del 2018 per consentire di modificare tale norma, ma anche su questo le aperture del Governo verso le organizzazioni sindacali sono state pressoché nulle, così come è caduta nel vuoto la nostra richiesta, di fronte alle carenze della Protezione civile, di stabilizzare i precari che operano come vigili del fuoco e far sì che le assunzioni in Polizia compensino in qualche modo la perdita del Corpo forestale dello Stato”.

Negato un finanziamento aggiuntivo al Fondo per l’occupazione

“Abbiamo poi proposto – continua – un finanziamento aggiuntivo di 400 milioni di euro del Fondo per l’occupazione, destinato alla spesa per gli ammortizzatori sociali e la fissazione di criteri di sostenibilità ambientale e tutela del buon lavoro e dei livelli occupazionali nell’estensione del Fondo per la crescita sostenibile alle grandi imprese in crisi. Richieste del tutto ignorate”. “E poi c’è il tema scuola – prosegue la senatrice – e tutte le volte che voi del Governo ve ne occupate riuscite sempre a fare un disastro”. Altro da segnalare? Le opposizioni hanno votato contro. Sacconi non ha partecipato al voto in dissenso con il suo gruppo che non sappiamo più quale sia. Ha coltola palla al balzo per fare una dichiarazione di voto per annunciare che lui aveva presentato un disegno di legge sui professionisti, ma che era un seguace di Biagi. Cosa non si fa in campagna elettorale.

Conclusione: uno spettacolo degradante. Gentiloni e la maggioranza non se la prendano con i Commissari della Ue quando affermano che i conti delle manovra di Bilancio non tornano  e ce lo sbattono in faccia. Speriamo solo che a Bruxelles di questa seduta del Senato e del voto di fiducia non tengano conto e che i media europei  sorvolino.

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