Ci consenta, diceva Berlusconi. Vale ora per Gentiloni: la legge di Bilancio non è “snella”,120 articoli pieni di bonus, non è “mirata”, non assicura la crescita, a crescere è la povertà. Con i sindacati posizioni distanti. Mdp: così non la votiamo

Ci consenta, diceva Berlusconi. Vale ora per Gentiloni: la legge di Bilancio non è  “snella”,120 articoli pieni di bonus, non è “mirata”, non assicura la crescita, a  crescere è la povertà. Con i sindacati posizioni distanti. Mdp: così non la votiamo

Berlusconi è tornato in grande spolvero. Crozza venerdì sera ce ne ha dato una superba immagine, un capolavoro, protagonista di una Aida immaginaria, tanto in forze che riusciva a sollevare il coperchio della bara nella quale era stato  introdotto, senza usare le mani. Lasciava Crozza all’immaginario dei telespettatori individuare l’organo che gli aveva consentito di aprire la bara. Tornato in grande spolvero, dicevamo, possiamo usare di nuovo quel suo fraseggio quasi a chiedere scusa per ciò che affermava ma che, in realtà, assomigliava molto a un imperativo categorico. Allora ci consenta Paolo Gentiloni di affermare che quando sostiene “Noi abbiamo presentato al Parlamento una legge di Bilancio, snella e mirata, concentrata su alcuni obiettivi” dice una solenne bugia. Dal punto di vista politico, ovviamente. Oppure, ancora peggio, non l’ha letta bene. Oppure, visti gli impegni all’estero, gliel’hanno raccontata male. In fondo il Consiglio dei ministri non ci ha messo molto tempo ad approvarla sotto l’occhio vigile di Maria Elena Boschi, la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio, insediata nel Palazzo per volere del precedente inquilino. Di “snello” infatti questa legge che non piace molto neppure a Bruxelles tanto che hanno avvisato che per ora passi, i Commissari non vogliono mettere il bastone fra le ruote al governo proprio mentre si avvicinano le elezioni e il partito di maggioranza, il Pd, si trova a navigare in acque burrascose.

Valanga di emendamenti, risultato di ben 120 articoli nella manovra

Annunciano però che dopo la tornata delle “politiche” una nuova manovra andrà messa in cantiere. Ci consenta ancora il presidente Gentiloni che a  fronte dei poco meno di 4000 emendamenti presentati, per la precisione 3954, afferma che “la legge certamente può essere migliorata ma che non può trasformarsi in una nuvola di fumo”. Perché questa valanga di emendamenti fa tutt’uno con il fatto che il disegno di legge è tutt’altro che snello, si tratta di ben 120 articoli e che si era partiti da circa 60. Senza un disegno complessivo ma una accozzaglia di bonus, interventi a pioggia, privi di senso, o meglio un senso c’è, si tratta di una delle peggiori leggi varate che corrisponde agli interessi dei “clienti” agli appetiti da saziare. Le legge non solo non è snella, ma quei pochi soldi che possono essere  investiti, visto che gran parte del Bilancio serve a coprire le perdite, il deficit, il debito, altrimenti sale l’Iva, sono mal collocati.

Tasse, la beffa. Invece di far pagare di più chi più ha più fra 5 anni si elimina il 730

In quanto a promesse, ci consenta, ci pare proprio una beffa, ridicolo fra l’altro l’annuncio fatto dare dal direttore dell’Agenzia delle entrate, Ernesto Ruffini, il quale dichiara che i “cittadini non faranno più la dichiarazione dei redditi”. Non ce ne sarà più bisogno, dice, “abbiamo tutti i dati necessari”. Repubblica, il giornale  che non ha perso il vizio di lisciare il pelo a Renzi Matteo, non si sa mai, addirittura con questa non notizia apre il giornale. Non notizia perché non è che non si pagheranno più le tasse, ma, ammesso che si realizzi forse fra cinque anni verremo sollevati dall’obbligo del 730. Avremmo preferito apprendere che, da subito, con questa legge di Bilancio venisse introdotta una “patrimoniale”, secondo il dettato della Costituzione, chi ha di più, paghi di più. Infine ci consenta presidente Gentiloni quando dice “non sprechiamo il ritorno della crescita” non si domanda perché siamo l’ultima ruota  del carro in Europa, che la  crescita, minima   è trainata da fattori esterni al nostro Paese, che già nel 2019 e 2020 torneremo indietro. Non si domanda perché, di fatto, lo ammette anche l’Istat, quel milione di occupati in più è il risultato della crescita smisurata del lavoro precario, dei “lavoretti” cui sono costretti i giovani?

Più di quattro milioni e mezzo di individui in povertà assoluta

Non si domanda perché la “crescita” di cui si parla, in questi anni, non ha prodotto neppure un povero in meno, uno diciamo non mille o centomila. Uno, ripetiamo. L’Istat ci dice che nel 2016 le famiglie in povertà assoluta sono 1 milione 742 mila, più di quattromilioni e mezzo di individui. “Non si registra -afferma l’Istituto – alcun recupero rispetto ai valori degli ultimi 4 anni. Per le famiglie l’indice di povertà è del 6.39%, per gli individui del 7.2%”. A questi milioni di individui e di famiglie non interessa per niente sapere che fra cinque anni scomparirà il 730. Scrive la Caritas che “la povertà investe persone, anche  ceto medio, diplomati, gente  che ha visto la vita cambiare improvvisamente si trova in coda per la mensa  e un pacco alimentare. Quasi la metà è italiana”.

Camusso: La manovra? Decontribuzione e bonus, invece di scelte strutturali

 Lunedì Gentiloni, con i ministri Padoan, Poletti, Madia incontrerà nel pomeriggio  i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil. Pensioni, a partire dal blocco dell’adeguamento automatico dell’età pensionabile alla speranza di vita, lavoro, per i giovani in primo luogo, sanità con il ritiro dei superticket, previdenza nel suo complesso, contratti dei dipendenti pubblici, queste in sintesi le richieste dei sindacati che non nascono dal niente ma sono contenute in un verbale d’intesa fra governo e sindacati che risale a più di un anno fa. Nella mattinata di lunedì il “tavolo tecnico” cui hanno lavorato funzionari dei ministeri interessati e dirigenti dei tre sindacati tirerà le somme. Gli “esperti” di Cgil, Cisl, Uil dicono che le posizioni sono molto distanti. La legge di Bilancio, così com’è adesso, dice Susanna Camusso “penso che non abbia un tratto che la distingua, soprattutto sul piano degli investimenti e dell’inversione della tendenza a continuare a rinchiudere la nostra economia in termini di pure politiche di decontribuzione o di bonus, invece che di scelte strutturali”. “Il Parlamento – afferma la segretaria generale della Cgil – dovrebbe decidere se cambiarne il profilo o se, invece, il tema degli investimenti e dell’occupazione diventano riferimenti strutturali”. Fra le forze politiche si segnala l’intervento del capogruppo alla Camera di Articolo 1-Mdp.
“Vedremo cosa succede sulla legge di Bilancio, sulla quale abbiamo fatto delle richieste e segnalato delle priorità rispetto alle quali già nella nota di aggiornamento al Def il Governo ci ha alzato le spalle.

Laforgia (Mdp), se la legge di Bilancio non cambia non la votiamo

Noi stiamo sul merito, e se non arrivano quelle richieste, che non sono di Mdp e della sinistra ma del paese, prenderemo in considerazione l’ipotesi di non votare la legge di Bilancio”. “Ci auguriamo che prima della fine della legislatura – ha concluso – si possa almeno approvare lo Ius soli. Per primi abbiamo chiesto al Governo di apporre la fiducia su questo e vedremo cosa il governo intenderà fare”. Gli alfaniani che fanno parte del governo, annunciano per bocca del capogruppo di Ap, Maurizio Lupi che non voteranno la legge se non verrà reintrodotto il bonus bebè.

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