Calenda vs Raggi, lo scontro che finisce di mettere in ginocchio la capitale. Tutte le accuse del ministro e la replica stizzita della sindaca

Calenda vs Raggi, lo scontro che finisce di mettere in ginocchio la capitale. Tutte le accuse del ministro e la replica stizzita della sindaca
Sembrerebbe essersi rotto, prima di arrivare alla seconda riunione, il tavolo per Roma nel tentativo di riportarla a condizioni di vivibilità, benessere economico ed ambientale degne di una grande capitale mondiale. A far saltare i timidi tentativi di intesa, ci hanno pensato da una parte il sindaco di Roma, che a quel tavolo si è sempre recata con supponenza da prima della classe, senza però, nella sostanza delle cose, portare contributi degni di nota, e dall’altro il ministro per lo Sviluppo Economico Calenda, che più che l’attento gestore del pacchetto di risorse destinate proprio allo sviluppo dei territori, ha assunto una posizione da ‘governatore’ in pectore di una città che sembra vicina al commissariamento. Questo scontro tra ‘titani’ ha però delle vittime, i primi sono i cittadini della capitale, che restano schiacciati sotto i problemi di una città che con il governo a 5Stelle non hanno mai visto la fine del tunnel, poi tutti gli altri, sindacati ed imprese in testa, che su quel tavolo avevano scommesso fino al punto che la Cgil aveva addirittura delegato la segretaria generale, Susanna Camusso a rappresentare la Confederazione di Corso d’Italia. Finiscono in un angolo anche le speranze della Camera di Commercio di Roma, che aveva voglia di investire su progetti di medio e lungo periodo.
Lo scambio di accuse tra Calenda e Raggi, è arrivato dopo una lunga ed esaustiva intervista concessa dal ministro al quotidiano il Messaggero, intervista che minava nel profondo l’affidabilità programmatica della Raggi. Immediata la replica della sindaca al ministro: “Le parole di Calenda? Io non voglio accettare provocazioni o polemiche che non fanno bene alla città. Il mio dovere è portare idee e capire quanti fondi saranno messi a disposizione dal ministero. Lavoriamo su tutto il buono” che può venire dal tavolo per Roma, dice Raggi. “Se ci tornerò? Assolutamente sì. Io non solo ci sono sempre stata ma continuerò ad andarci. Per adesso sappiamo che ci sono dei fondi che saranno messi a disposizione nei prossimi anni per 5 anni. Noi come Comune di Roma sullo sviluppo della città mettiamo su 5 anni tre miliardi”. Fin qui la Raggi, ma cosa aveva detto Calenda per provocare quello che potrebbe trasformarsi da piccolo terremoto politico, in uno tsunami amministrativo? Sul merito del tavolo e la sua importanza il ministro ne evidenzia la positività e così risponde alle domande del giornalista del quotidiano romano.
Ecco cosa ha detto a Il Messaggero il ministro Calenda per far traballare il Tavolo per Roma
 
Ministro Carlo Calenda, il tavolo su Roma che porta il suo nome, ha terminato la parte principale del suo lavoro, la progettazione. Ne è valsa la pena?
“Certo, ne è valsa la pena per Roma. Abbiamo costruito un metodo di lavoro nuovo. Abbiamo scelto i progetti su cui puntare con gli attori pubblici e privati. Ci sono cose che potranno essere fatte subito, altre che chiederanno più tempo ma che potrebbero contribuire a dare una missione alla città”. 
Poi l’affondo: La domanda era anche personale. Se il gioco valeva la candela. Al Pd questa iniziativa non è mai piaciuta troppo, se fallisce gliene addebiteranno la responsabilità. Se ha successo le diranno che ha aiutato un avversario come la Raggi.
“Questo tema non ce l’ho proprio nel radar. Quello che faccio, lo faccio per la mia città, su richiesta dei sindacati che si sono fatti parte attiva del rilancio di Roma. Come è noto non mi candiderò alle prossime elezioni e le questioni partitiche mi interessano meno di zero. Peraltro ho tenuto a precisare all’inizio che non ritengo i problemi economici di Roma colpa della Raggi e che il tavolo aveva lo scopo di ricostruire un clima di collaborazione. Ma una cosa la devo dire. Questo lavoro è stato fatto in gran parte dal Mise con la Regione, che ha avuto un atteggiamento di grandissima apertura sui progetti, con i sindacati e le associazioni. Il Comune di Roma, invece, a questo tavolo sembra uno spettatore assente. Noi, dopo un’analisi approfondita dei dati della città, abbiamo presentato le iniziative e abbiamo identificato le risorse insieme alla Regione. E questo ci sta pure, non è un problema. Quello che non funziona è che nelle attività che vanno fatte perché i progetti vedano la luce, il contributo del comune di Roma è zero”.
Durissima poi la replica ad una domanda mirata del giornalista. 

D-La sindaca Virginia Raggi ieri uscendo dall’incontro è stata abbastanza fredda. Qualcosina, ha detto, c’è nei progetti, ma fondi nuovi non se ne vedono.
“Mettiamola così, su un miliardo e duecentocinquantasei milioni, il contributo del Comune è di 153 milioni. Come ho detto non è un problema. Sono soldi pubblici che vanno spesi per i cittadini è irrilevante da dove vengono. Quello di cui mi sono stancato è di aver messo a lavorare venti persone del mio staff, con una sindaca che viene alle riunioni come se fosse una turista per caso. Guarda le cose e dice questo sì, questo forse, questo vediamo e comunque dateci più soldi. È inaccettabile. Le faccio un esempio concreto? Le sembra normale che io contatto con il mio staff, Unindustria e Camera di Commercio, le prime cento imprese romane per capire quali sono i problemi e quali le opportunità, le riunisco, e la sindaca non c’è?”. 

D-Avrà avuto altri impegni istituzionali.
“Senta, per incontrare le imprese ho saltato un incontro con il premier Gentiloni e non sono andato al consiglio dei ministri. Io non faccio l’assessore della Raggi. Sono il ministro dello Sviluppo economico che sta dando una mano ad una città che versa in condizioni pietose non l’assessore della Raggi che è pagata per farla funzionare la città”. 

Poi il giornalista incalza. Certo, ma lei si è interessato anche dei tavolini selvaggi dei ristoranti. Forse la sindaca avrà visto troppe invasioni di campo?
“Quando ci sono 500 pratiche inevase sulle chiusure di tavolino selvaggio, e io mando 10 persone di Invitalia, e lo staff del ministero a rifare i sistemi informatici del primo municipio, la responsabile della struttura è almeno collaborativa. La Raggi fa finta di niente, come se fosse una cosa che non le importa. Tutto questo non può andare avanti”.

Nel senso che il tavolo per Roma finisce qui?
“Ci mancherebbe con tutto il lavoro fatto. Andremo avanti con la Raggi o senza la Raggi. Del resto, se questo è l’atteggiamento, è esattamente la stessa cosa. Le faccio un altro esempio. Decidiamo con il ministero dei Beni culturali di investire una parte rilevante delle risorse di Turismo 4.0 per sviluppare un progetto di valorizzazione dei Fori imperiali. Io le chiedo di andare da Franceschini (Dario, ministro della cultura, ndr) per fare l’accordo sulla gestione e la valorizzazione congiunta dei Fori che il ministro le ha proposto da tempo. E lei sa cosa mi risponde? Quelli sono fatti miei, me la vedo io”. 

Ed ancoraMa il tavolo non nasceva per far parlare governo, Campidoglio e Regione?
“Esatto. Evidentemente pensa che ci siamo, il governo e la Regione, che fanno un lavoro per Roma mentre lei sceglie il menù come fosse al ristorante, lamentandosi dei fondi senza essere in grado di spendere nemmeno quelli che ha e senza chiarire cosa vorrebbe fare con i nuovi. Invito tutti – continua Calenda – ad andare sul sito del ministero e vedere la presentazione. Abbiamo fatto partire una sezione dedicata a Roma del fondo di garanzia che permetterà di sostenere 100 milioni di credito alle pmi. La ministra Lorenzin è venuta con un progetto per fare a Roma tramite l’istituto superiore di sanità un centro di eccellenza per la gestione dei dati sul servizio sanitario nazionale. Il Comune non ha detto una parola. Il Coni ha presentato un’iniziativa straordinaria su un grande polo per lo sport, la Cdp i progetti di riqualificazione urbana e di social housing e si è resa disponibile a intervenire sulle start up, Ice finanzierà le principali fiere del market faire e una nuova su industria 4.0. Per non parlare degli altri progetti industriali. Abbiamo iniziato un negoziato con società leader nel settore aereo spazio già presenti a Roma offrendo sostegno finanziario per fare un polo per lo sviluppo dei satelliti di nuova generazione”.
E il Comune?
“Nulla. Non c’è un contributo di soldi, di pensiero o di azione. Alla fine della presentazione, peraltro già rivista più volte con il suo staff, la sindaca ha detto che ci farà sapere cosa ne pensa. Bontà sua”. 
Infine l’affondo finale. Come interpreta l’atteggiamento del Comune. Mancanza di volontà politica?
“Spero sia solo questo. Perché se fosse un mix di arroganza e incompetenza saremmo di fronte ad una situazione senza speranza”. 
Questo tavolo dava il senso di un’emergenza per Roma. Il Messaggero, in un editoriale, ha chiesto che Roma diventi una priorità per il prossimo governo. Qualsiasi esso sia.
“Sono perfettamente d’accordo. Tant’è che alla Raggi ho detto, siccome si va alle elezioni nazionali e regionali, acceleriamo sulla definizione di tutti i progetti e istituzionalizziamo il tavolo per non disperdere il lavoro fatto. Si è riservata di riflettere”. 
E alla fine cosa ha risposto?
“Nulla”.
 
I Radicali Italiani contro la Raggi: “Chiusura indifferente che ha precluso qualsiasi possibilità di dialogo”
 
Da registrare, poi, le prese di posizione di alcuni partiti e di esponenti politici. Tra queste quella dei Radicali, con Riccardo Magi e Alessandro Capriccioli, il primo segretario nazionale ed il secondo romano: “Una cosa è certa: il piano Calenda non soltanto rappresenta l’unico tentativo di piano strategico organico per il rilancio della capitale, su cui sarebbe bene iniziare a lavorare seriamente, ma costituisce anche la declinazione concreta di quella collaborazione interistituzionale che così spesso viene invocata, salvo ignorarla quando invece se ne dovrebbe cogliere l’opportunità. Da questo punto di vista l’atteggiamento della sindaca Raggi spiace, ma non ci stupisce – continuano i radicali – anche rispetto alle nostre proposte, in primo luogo il referendum ‘Mobilitiamo Roma’ per la messa a gara del servizio di trasporto pubblico nella capitale, ciò che abbiamo sistematicamente riscontrato è una sorta di ‘chiusura indifferente’ che sin qui ha precluso qualsiasi possibilità di dialogo sui temi effettivamente cruciali per la vita dei cittadini. D’altra parte, non meraviglia neppure che un tentativo coraggioso come quello di Calenda susciti resistenze e indifferenza da parte di quel ceto politico che in modo trasversale ha lasciato che la situazione di cronico dissesto, di disservizi, di crisi del tessuto produttivo e del mondo del lavoro romano arrivasse a questo punto.
Eppure dovrebbe essere ormai chiaro a tutti che non ci sono possibilità di uscita dalla crisi della Capitale senza un approccio pragmatico che individui riforme radicali a partire da uno studio approfondito della realtà metropolitana romana. Noi, come Radicali, riteniamo che il piano del ministro dello sviluppo economico potrebbe e dovrebbe costituire la base di un ragionamento ampio sulla città che a tutt’oggi manca del tutto, e non soltanto da parte di chi governa Roma”.
 
Duro e sprezzante il consigliere M5S, Paolo Ferrara
 
Sprezzante, invece, la presa di posizione del consigliere M5S, Paolo Ferrara: “Quello di Calenda è un bluff. Dice di avere fanta-miliardi di euro per Roma, ma alla resa dei conti questo governo non ha neanche i soldi per scongiurare l’aumento dell’età pensionabile. Fa campagna elettorale giocando sulle speranze dei cittadini. Una volta c’erano i ministri senza portafoglio, questo invece sembra il ministro con il portafoglio degli altri”.
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