Bullismo, in Lombardia-Lazio-Campania coinvolto il 27% di ragazzi tra 11 e 18 anni

Bullismo, in Lombardia-Lazio-Campania coinvolto il 27% di ragazzi tra 11 e 18 anni
Il fenomeno del bullismo (offline e online) coinvolge il 27,8% dei giovani tra gli 11 e i 18 anni. Si conferma al primo posto nella classifica dei rischi connessi al comportamento dei giovani sul web, seguito dal sexting (20,1%) e dall’abuso dei dati personali (24%-43%). È quanto emerge da ‘Cyberbullismo e comportamenti in Rete dei ragazzi: un viaggio da nord a sud’ una ricerca congiunta dei Co.Re.com. di Lombardia, Lazio e Campania, le Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, La Sapienza e la LUMSA di Roma e la Federico II di Napoli. La ricerca è stata presentata presso la Sala della Lupa di palazzo Montecitorio. A coordinare i lavori è stata la presidente del Co.Re.com. Lombardia e vicepresidente del coordinamento nazionale dei Comitati Regionali per le comunicazioni, Federica Zanella. Ad ascoltarla in platea diversi esponenti delle associazioni, addetti ai lavori e media oltre a una rappresentanza di studenti. Hanno portato i loro saluti istituzionali il questore della Camera dei Deputati, Stefano Dambruoso, il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Maria Ferri e il sottosegretario a all’Istruzione Gabriele Toccafondi.
Il rapporto “Web reputation e comportamenti online degli adolescenti in Italia” raccoglie i risultati di una ricerca congiunta nelle tre regioni diretta a fotografare l’esperienza che i giovani mettono in atto quotidianamente online. Estendendo la ricerca condotta nel 2016 da ossCom Cattolica per il Co.Re.com, Lombardia, anche a Lazio e Campania, come tre benchmark fondamentali per Nord, Centro e Sud così da dare una dimensione nazionale a questo approfondimento. L’uso dei social media si conferma centrale nell’esperienza online dei più giovani, risultando particolarmente diffuso sia tra i preadolescenti (11-14 anni) che tra gli adolescenti (15-18 anni) che accedono a Internet: l’86,5% degli utenti tra gli 11 e i 18 anni ha almeno un profilo su un sito di social network (SNS) e quasi un terzo di essi (31,3%) ha più profii su diverse piattaforme. Tra i social network usati più di frequente ci sono WhatsApp (37,3%), Facebook (36,5%) e Instagram 18,8%) ma la loro preferenza risente di alcune variabili socio-demografiche, tra cui spiccano l’età e il genere.
Nel dettaglio, solo il 13,6% dei giovani campani considera il profilo di Instagram quello usato più spesso, contro il 18,8% dei giovani laziali e il 24,4% dei lombardi Rispetto alle modalità di impostazione del profilo individuale, utile a qualificare l’esperienza online, più della metà ha un profilo privato (57%), più di un terzo ha un profilo pubblico (40,3%) mentre solo 2,7% sembra inconsapevole o non ricordare quale opzione abbia scelto particolare, ha un profilo pubblico il 45,8% dei campani, il 41,4% dei lombardi e solo il 33,7% dei giovani del Lazio. Le informazioni personali condivise sul profilo dalla maggioranza degli intervistati includono una foto che mostra chiaramente il proprio volto (73%), foto o video personali (72,2% il cognome l’età vera (51,5%), mentre quasi la metà condivide la scuola frequentata (46,5%).; Inserisce il cognome il 59,6% dei lombardi, i 61,7% dei laziali e il 2,4% dei campani.
Tra le pratiche comunicative online più rischiose messe in atto nell’ultimo anno, il 59,9% degli intervistati ha cercato nuovi amici sui social network, poco meno della metà (45,7%) ha aggiunto alla propria lista di contatti persone che non avevano incontrato faccia a faccia o inviato loro informazioni personali (tra i giovani intervistati si dimostrano abbastanza consapevoli dei rischi di una cattiva gestione della propria reputazione online, ricorrendo a pratiche “correttive” relative alla gestione della propria lista di contatti con la cancellazione di amici o contatti non più desiderabili (60,4%) e agendo in via preventiva” con la decisione di non pubblicare qualcosa per paura che possa danneggiare la propria immagine (36,2%) o di pubblicare messaggi in codice che solo alcuni amici possano capire (25,1%). I rischi più diffusi sono il bullismo, sia offline che online (27,8%) seguito dal sexting (20,1%) e dall’abuso dei dati personali con percentuali variabili a seconda delle sue diverse forme (da un minimo di 4,3% ad un massimo di 24%). Le differenze più significative si osservano per quanto riguarda la percentuale di giovani che dichiara di non essere stata vittima di cyberbullismo (64% campania, 68,3% Lazio e 70,7% Lombardia), e rispetto a chi ha dichiarato di non conoscere nessuno a cui è capitato un episodio legato al cyberbullismo: 54,5% dei giovani campani, 60% dei laziali e 63,1% dei lombardi. Il bullismo offline è ancora più diffuso del cyberbullismo, che comunque interessa tutte le piattaforme di SNS: il 39,6% delle vittime lo ha sperimentato su Facebook il 31,7% su WhatsApp, il 14,3% tramite chiamate e SMS sul proprio cellulare e l’8,1% su Instagram. Le esperienze negative su Internet portano i ragazzi ad adottare una combinazione di strategie per ridurre lo stress emotivo e psicologico, rispetto alle quali la mediazione e la prevenzione scolastica inizia ad acquisire un certo peso: un terzo degli intervistati dichiara di aver ricevuto consigli dai propri insegnanti su come comportarsi con i propri contatti online (32% e su cosa fare nel caso in cui qualcosa li turbasse o infastidisse).
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