Amazon, colosso della vendita online: nel Black Friday, uno sciopero forte. Per l’azienda “non solo il lavoro è merce, lo sono anche i lavoratori”. La solidarietà dalla Germania e Francia. Cgil, Cisl, Uil: una battaglia di civiltà

Amazon, colosso della vendita online: nel  Black Friday, uno sciopero forte. Per l’azienda “non solo il lavoro è merce, lo sono anche i lavoratori”. La solidarietà  dalla  Germania e Francia. Cgil, Cisl, Uil: una battaglia di civiltà

Black Friday, il gran giorno per fare acquisti online usufruendo di sconti da capogiro, fino al 70/80% su tutti i prodotti possibili e immaginabili, dal vestiario all’elettronica. Black Friday, una festa importata dagli Usa che arriva ogni anno dopo il ringraziamento, che mobilita in tanti paesi del mondo i colossi multinazionali che ti inviano a casa i prodotti acquistati, senza muovere un passo, senza bisogno di file, di parcheggi introvabili. In prima fila  Amazon che accumula miliardi su miliardi. Il ceo, Bezos, l’uomo più ricco del mondo è il  re della Borsa che nell’arco di poche ore guadagna sette miliardi, il cui capitale è pari al valore di 250 mila appartamenti nel centro di Roma. Non ha dimestichezza, diciamo così, con i sindacati. Ma i lavoratori gli hanno rovinato la festa non sopportando più lo sfruttamento intensivo cui sono sottoposti, precariato in gran quantità, malpagati e senza diritti. Nello stabilimento Amazon di Castel San Giovanni, Piacenza, hanno dato vita al primo sciopero per l’intera giornata con il blocco degli straordinari fino al 31 dicembre organizzando un presidio davanti alla sede dell’azienda. Sventolano le bandiere di Cgil, Cisl, Uil, guarda caso proprio quei sindacati, in testa quello di cui è segretaria generale Susanna Camusso, che Ren-pubblica, il giornalone sempre più spostato verso destra, accusa di aver abbandonato i giovani per privilegiare i pensionati che portano voti e iscritti.

L’azienda minimizza e usa i precari per coprire i vuoti

L’azienda, attraverso dichiarazioni del  direttore delle operazioni di magazzino, Salvatore Schembri, si affanna ad assicurare che verranno rispettate “le promesse che facciamo ai nostri clienti”. Minimizza l’adesione allo sciopero  che a suo dire sarebbe del 10% al primo turno. Ma la realtà è un’altra. Al primo turno operativo, dalle 6 del mattino fino alla ore 14 ha aderito allo sciopero oltre il 50% dei lavoratori. Perché  la difformità dei dati? La risposta è semplice “la situazione paradossale è che nel frattempo Amazon può chiamare altri lavoratori, e questo – dice una dirigente della  Fisascat Cisl di Piacenza – spiega la difformità dei dati. Alle 14 sono entrati soprattutto i lavoratori precari, che hanno mostrato il badge verde (assegnato agli interinali) ai colleghi che li fischiavano o che li applaudivano polemicamente. Tutto si sta svolgendo comunque pacificamente”. Per il turno di notte si prevede una adesione massiccia, allo sciopero dalle 22.45 fino alle 5.30. La protesta  è estesa anche agli interinali, che rischiano di non essere più chiamati, ma hanno comunque in parte aderito. Arriva la solidarietà delle segreteria nazionali di Cgil, Cisl, Uil.

Camusso: la lotta che guarda al futuro. Furlan: non si calpesta la dignità dei lavoratori. Barbagallo: un grande sciopero dell’epoca 4.0

“Siamo con i lavoratori di Amazon senza se e senza ma – dice la segretaria generale della Cgil Susanna Camusso – La lotta per un lavoro dignitoso e rispettoso dei diritti è giusta. È una lotta che non solo condividiamo ma che vogliamo sostenere in tutti i modi possibili. È una battaglia di civiltà, di solidarietà, di straordinaria importanza per il futuro di tutti i lavoratori, non solo italiani”. La segretaria generale della Cisl Anna Maria Furlan parla di “pieno sostegno  ai lavoratori di Amazon che scioperano oggi. Giusta la protesta. Il lavoro non è una merce. Non va calpestata la dignità dei lavoratori. Amazon apra un confronto con il sindacato per corrette relazioni”. Carmelo Barbagallo sottolinea come “Quello odierno in Amazon è il primo grande sciopero nell’epoca dell’impresa 4.0. E ha un valore simbolico enorme perché sia chiaro che il progresso, l’innovazione e la modernità non devono andare a scapito dei diritti e degli interessi dei lavoratori”. Alla protesta dei lavoratori di Castel San Giovanni arriva la solidarietà da chi opera nei nove siti in Germania, sostegno anche dai lavoratori in Francia. Praticamente nei due paesi stanno bloccando la produzione. “Questo segnale – sottolinea la dirigente della Fisascat Cisl – dà ancora più valore alla nostra protesta perché facciamo capire in questo modo che non è solo il sito di Castel San Giovanni che ha problemi con questa azienda, ma anche in tutt’Europa e in tutto il mondo dove Amazon è presente condiziona la vita delle persone e crea delle condizioni di lavoro che non sono assolutamente compatibili con la nostra cultura che è una cultura fatta di tutele”.

Il cuore della vertenza è l’organizzazione del lavoro insieme al salario

Entriamo così nel merito della vertenza a partire dalle condizioni di lavoro e salariali. I lavoratori non chiedono solo uno stipendio più alto del minimo contrattuale che applica Amazon, ma anche condizioni di lavoro migliori. Ogni giorno, per movimentare i pacchi, i lavoratori di Castel San Giovanni percorrono infatti fra i 17 e i 20 chilometri. Ma la risposta, di fatto, è che  già in vista del Natale l’azienda chiede di fare “il ‘sei su sette’, cioè un giorno in più a settimana e quasi tutti i giorni chiedono di uscire dopo mezz’ora, un’ora e due ore di straordinario”, racconta alla web radio della Cgil, Articolo1, una delegata, Beatrice Moia: “Il cuore di questa vertenza, ancor prima della parte economica, è proprio l’organizzazione del lavoro. Non vorremmo chiamare in causa il sistema sanitario: scioperiamo per avere un luogo di lavoro in cui la salute sia tutelata, e i lavoratori non siano esausti dopo i turni di lavoro. Perché invece di presunti benefit, Amazon non commenta quella che, nella narrazione aziendale, viene chiamata ‘the offer’? e spieghi anche pubblicamente i motivi di questa policy aziendale controproducente per i lavoratori”. Una nota di Filcams e Nidil Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uiltemp  Uil, leggiamo in Rassegna sindacale, ricorda  che lo sciopero è stato deciso nelle assemblee dei lavoratori del 20-21 novembre scorso “a fronte della latenza, che ormai si protrae da più di un anno, sulle proposte avanzate dai sindacati per una contrattazione aziendale.

Anche in Francia e Germania l’azienda rifiuta il confronto con i sindacati

Il conflitto s’inserisce in un panorama sindacale che vede dalla Germania alla Francia rapporti tesi con le organizzazioni dei lavoratori, oltre che relazioni sindacali in punta di diritto e senza un vero e proprio confronto”. Le principali richieste: un trattamento economico migliore, una differente organizzazione del lavoro, la possibilità della contrattazione decentrata. Attualmente sono 1.800 i dipendenti contrattualizzati  in un  centro spedizioni di dimensioni immense (70 mila metri quadrati) di Castel San Giovanni, aperto dieci anni fa, cui si aggiungono circa 2 mila lavoratori in somministrazione (i cosiddetti “green badge”, assunti anche per i picchi di ordini a ridosso delle principali festività). Da Amazon alcun segnale di apertura al confronto. La piattaforma votata dai lavoratori “per un contratto integrativo- affermano i sindacati – ha trovato il netto rifiuto da parte di Amazon. Non poteva e non può bastare ai lavoratori l’ennesimo invito ad attendere il maturare degli eventi”. Filcams, Nidil, Fisascat, Felsa, Uiltucs e Uiltemp  fanno presente che “Amazon Italia ha avuto una crescita enorme, i soldi da redistribuire ci sono. Soprattutto a fronte delle altissime produttività richieste, come gli straordinari obbligati e il lavoro notturno, che nei picchi viene spalmato su sei giorni settimanali”.

Il j’accuse dei sindacati: a rischio anche salute e sicurezza

Il j’accuse dei sindacati è molto netto: “Per Amazon non solo il lavoro è una merce, ma lo è anche il lavoratore. Ed è una merce deperibile. Fintanto che tu, lavoratore, sei funzionale ai ritmi dell’azienda, sei Ok, ma se ti ‘rompi’ svanisce l’incantesimo”. Le rivendicazioni di ordine retributivo sono solo una parte delle criticità: “I ‘pickers’ di Amazon per ogni turno lavorativo percorrono una mezza maratona, dai 17 ai 20 chilometri attraverso lo stabilimento a movimentare merci e pacchi”. In questo senso grossi problemi si manifestano dal punto di vista della tutela della salute e sicurezza. “Il lavoro è manuale e ripetitivo: le merci vengono movimentate quasi tutte dai lavoratori, a mano, spostandosi con carrelli o a piedi” spiega il segretario generale della Filcams Cgil Piacenza Fiorenzo Molinari. “Non può passare inosservata – continua – l’incidenza degli infortuni e il presentarsi sempre più insistente di patologie a carico dell’apparato muscolo-scheletrico. Il logorio, inoltre, incide anche sul piano psicologico”. Infine, il lavoro notturno: “Nel contratto nazionale è pensato come un’eccezione, in Amazon è diventato strutturale”. Per i lavoratori in somministrazione, in particolare, Felsa Cisl, Nidil Cgil e Uiltemp Uil sollecitano l’apertura di un percorso per dare stabilità e continuità all’occupazione, oltre che condizioni di lavoro dignitose. Nello specifico si chiede “all’utilizzatore e alle agenzie coinvolte (Adecco, Manpower, Gi Group) la riduzione del turn over, l’allungamento della durata dei contratti in somministrazione e la condivisione di percorsi di stabilizzazione, il rispetto della parità di trattamento retributiva sui livelli d’inquadramento e sulla negoziazione di premi economici integrativi, un utilizzo corretto del monte ore garantito e ritmi di lavoro che non mettano in discussione salute e sicurezza”.

Lavoratori sottopagati, senza diritti, generazione 4.0, quarta rivoluzione industriale

Dallo sciopero uno spaccato senza se e senza ma della tanto decantata nuova economia, 4.0. Lavoratori sottopagati, senza diritti, una intera generazione di giovani che paga un prezzo altissimo alla “quarta rivoluzione industriale” che tanto piace a ministri, economisti improvvisati, al segretario del Pd e ai suoi economisti. Sarà bene non dimenticare mai che  protagonisti di questa “rivoluzione” sono anche i fattorini e i lavoratori di Amazon o di Foodora, con paga oraria di circa 7-8 euro. Quando lavorano. Altrimenti sono euro zero.

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