A sinistra, domenica le assemblee di Sinistra Italiana e Mdp. Lettera di Falcone e Montanari: rientriamo in gioco ma a due condizioni. Possibile ribadisce invece le regole comuni. Fassino vede Pisapia, e detta una bozza di programma. Un mistero buffo, avrebbe chiosato Dario Fo

A sinistra, domenica le assemblee di Sinistra Italiana e Mdp. Lettera di Falcone e Montanari: rientriamo in gioco ma a due condizioni. Possibile ribadisce invece le regole comuni. Fassino vede Pisapia, e detta una bozza di programma. Un mistero buffo, avrebbe chiosato Dario Fo

Giornata politica decisamente movimentata, a sinistra, in attesa delle due assemblee di domenica, quella congressuale di Sinistra Italiana e quella di Mdp, entrambe a Roma, del voto di ballottaggio nel Municipio romano di Ostia e dopo l’incontro del “pontiere” del Pd Piero Fassino con Giuliano Pisapia e Campo progressista. A sinistra ci si prepara all’appuntamento più importante, quello del 2 dicembre prossimo, quando, si spera, sarà dato avvio al processo di costruzione della lista unitaria, alternativa al Partito democratico, con tre gambe ormai quasi certe, di Mdp, Sinistra Italiana e Possibile, e con una quarta, quella del movimento di Falcone e Montanari, nato lo scorso giugno al teatro Brancaccio di Roma, che si è chiamato fuori, ma con qualche chance di rientro.

Il post di Falcone e Montanari: “ci siamo ma a due condizioni”

Proprio i due ispiratori del movimento, Anna Falcone e Tomaso Montanari, scrivono nel loro blog che “prima che sia troppo tardi, con sforzo d’immaginazione e ottimismo della volontà, ci par di vedere un solo modo per rimettere in carreggiata quel processo: costruire un processo autenticamente democratico di cui nessuno abbia il controllo. Un’assemblea che possa decidere, liberamente e realmente, su programma, leadership, criteri delle candidature, comitati etici e di garanzia”. E per far questo “ci sono ancora due modi: il primo – spiegano – è costruire un percorso diverso da quello deciso” dai partiti: “un percorso di elezione di delegati che non preveda membri di diritto, né liste bloccate proposte dalle presidenze delle assemblee (e composte per quote di partito stabilite a tavolino), ma una libera competizione elettorale tra liste diverse, che rappresentino modi diversi di intendere la Sinistra, mescolando le appartenenze e mettendo al centro i progetti”. I due leader del movimento sostengono dunque che “perché un simile percorso sia davvero credibile e partecipato occorre più tempo per presentarlo e per stimolare la massima affluenza possibile è necessario rinviare l’assemblea” del 3 dicembre. Il secondo modo, invece, “è mantenere l’assemblea del 3, ma non costruendola per delegati, bensì aprendola a tutto il popolo della Sinistra, in un grande evento democratico le cui decisioni finali nessuno possa predeterminare in anticipo”. Montanari e Falcone sfidano poi i tre partiti a rispondere pubblicamente a questa loro proposta.

La replica è affidata a Possibile, che ribadisce le regole concordate per la partecipazione alle assemblee del prossimo fine sttimana

Nel momento in cui scriviamo questa nota, una precisazione è giunta dall’ufficio stampa di Possibile, che ribadisce le regole già ampiamente concordate e avviate per la gestione dell’assemblea del 2 dicembre. In particolare, scrive Possibile, “ieri è stato finalmente reso pubblico il regolamento delle assemblee provinciali e stupisce davvero che qualcuno sia riuscito a polemizzare anche su questo”. E conferma: “possono partecipare alle Assemblee provinciali e territoriali ed essere delegati all’Assemblea nazionale ‘le cittadine e i cittadini italiani, nonché le cittadine e i cittadini dell’Unione europea residenti in Italia, le cittadine e i cittadini di altri Paesi in possesso di permesso di soggiorno, che abbiano compiuto il sedicesimo anno di età, che sottoscrivano il documento politico-programmatico, che devolvano un contributo di almeno 2 Euro per la copertura delle spese organizzative, e che accettino di essere iscritti nell’Albo degli elettori della lista’. Non solo gli iscritti ai partiti, quindi, ma tutti coloro che si riconoscano nel progetto e si iscrivano all’Albo degli elettori”. E dunque, si tratta di un processo le cui porte sono “apertissime, con un’unica pregiudiziale, che sembra banale ma i fatti hanno dimostrato il contrario, cioè non avere preclusioni verso gli altri partecipanti e condividere il progetto. Una volta costituita l’assemblea locale e individuato il numero degli aventi diritto al voto, si procede alla elezione dei delegati. È prevista la possibilità di formare una lista condivisa dai partecipanti all’assemblea, proposta dalla Presidenza. Non è, come le male lingue hanno erroneamente o strumentalmente interpretato, una blindatura del processo e una spartizione partitica dei delegati, anzi”. Falcone e Montanari sono serviti? Vedremo. Certo è che se il dibattito politico a sinistra si riduce a questo balletto sulle regole, non ci siamo proprio. Occorrerebbe una spinta forte sul piano della cultura politica da lanciare al Paese, ora che che così faticosamente si è raggiunta l’unità.

Dall’altra parte, Piero Fassino incontra Giuliano Pisapia e abbozza un disegno programmatico che contraddice quel che Renzi ha fatto in questi anni, a partire dal Jobs act e dalla Buona scuola. Un caos che smuove perfino Prodi 

Nel frattempo, il “pontiere” incaricato dalla direzione del Pd di costruire una coalizione, Piero Fassino, ha avuto un incontro con il leader di Campo progressista.  “Stiamo lavorando” per arrivare a un accordo, “mi pare che oggi si sia fatto un passo significativo in avanti”, ha affermato Fassino. “L’incontro con Pisapia, come recita il comunicato che abbiamo redatto insieme, è stato positivo – ha insistito l’ex segretario dei Ds al termine del lancio della candidatura di Giorgio Gori alle regionali lombarde – nei prossimi giorni tradurremo questo incontro in un confronto programmatico sui punti che devono costituire una base di una nuova stagione del centrosinistra. Io e Pisapia non siamo persone che si convincono perché si offre qualcosa”. Inoltre, ha aggiunto, “abbiamo discusso dei problemi che il Paese ha davanti e di come affrontarli. Pensiamo ad esempio che sia importante che a partire dalla legge di bilancio si apportino meccanismi di tutela e protezione sociale per le fasce deboli della società”. “Pensiamo che occorra assumere provvedimenti e misure sul fronte del lavoro che affrontino soprattutto il tema della trasformazione dei contratti a tempo indeterminato – ha continuato – pensiamo che si debbano rafforzare le politiche strutturali a favore della diminuzione del costo del lavoro per garantire occupazione e competitività delle imprese. Pensiamo che si debba affrontare il tema di garantire al sistema sanitario strutturalmente le risorse per offrire ai cittadini le tutele che si aspettano. Investire in formazione e nella scuola perché questa è la ricchezza più grande che possiamo dare ai nostri figli”. Infine, “sono questi i temi su cui oggi abbiamo fatto il nostro confronto positivo, con molte convergenze – ha concluso – e sono i temi su cui ci confronteremo non solo fra di noi ma con tutte le forze del centrosinistra per costruire un’alleanza di centrosinistra larga, inclusiva, competitiva in grandi di evitare all’Italia la deriva del populismo”.

Curioso, ma è esattamente ciò che nella Legge finanziaria non c’è, anzi. Curioso, ma è esattamente ciò che Renzi ha detto più volte di non voler fare, a partire dalla negazione della cancellazione del Jobs act e della sua legge di riforma, pessima, della scuola. Ed è esattamente quel che lo stesso Pisapia aveva annunciato di voler cancellare in quella manifestazione del primo luglio a Roma, in piazza Santi Apostoli. Cosa è successo per un tale cambiamento di prospettiva? La telefonata del professor Prodi al leader di Campo progressista, con l’invito a unificare il centrosinistra? Davvero un paradosso: si vuole battere le destre, e il populismo, ma confermando le politiche populiste e di destra dei governi Renzi-Gentiloni. Certo, Giuliano Pisapia e qualcuno dei suoi hanno voluto sottolineare nella serata di sabato che “proprio di accordo col Pd non si può parlare, ancora”, ma che si è sulla buona strada, qualora il Pd elimini Renzi, “che è divisivo” e “cambi la legge finanziaria”, ovvero due condizioni impossibili. E per evitare ogni equivoco interpretativo, è stato lo stesso Romano Prodi, attraverso il suo ufficio stampa, in serata a sgomberare il campo: “Non vi sarà nessuna lista intestata a Romano Prodi o all’Ulivo. La preoccupazione del presidente Prodi è allargare e tenere insieme un campo largo di centrosinistra. Questa è stata la prospettiva e il senso degli incontri che in questi giorni si sono svolti tra il presidente e Piero Fassino, Giuliano Pisapia e con altri interlocutori del centrosinistra. In questo contesto, prima di partire per gli Stati Uniti, il presidente ha avuto un lungo e cordiale colloquio con Matteo Renzi”. Insomma, un grande caos, che rischia di travolgere personalità, culture, e soprattutto la verità.

Da Mdp arriva un richiamo alla realtà, soprattutto a Pisapia. Come avete fatto a votare quello schifo di Decreto fiscale?

E così, da Mdp arriva il fuoco di sbarramento, legittimo: “in questi giorni, da Fassino a Pisapia passando per Prodi e Veltroni sentiamo di continuo appelli all’unità del centrosinistra per battere la destra. Lo stesso Pisapia ripete che servono segnali di forte discontinuità, a partire dai provvedimenti in esame in Parlamento”, ha detto Eleonora Cimbro. “Ma io mi chiedo: si sono accorti che nel decreto fiscale appena approvato al Senato con l’ennesima fiducia di fatto si è votato un maxi condono per tutti gli evasori? Sono questi i segnali di discontinuità? È così che riportiamo gli elettori di sinistra a votare? È così che battiamo la destra?”, ha concluso. Ce lo chiediamo anche noi: come hanno fatto i senatori che fanno riferimento a Giuliano Pisapia e Campo progressista a votare un Decreto fiscale di quel tipo? E con quale coerenza oggi lo stesso Campo progressista chiede un ripensamento della legge di Bilancio? Mistero buffo, avrebbe chiosato il maestro Dario Fo.

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