Deportazione degli ebrei romani, in centinaia hanno ricordato l’orrore del 16 ottobre del 1943. Le parole di Grasso, Zingaretti e Raggi

Deportazione degli ebrei romani, in centinaia hanno ricordato l’orrore del 16 ottobre del 1943. Le parole di Grasso, Zingaretti e Raggi

Erano in centinaia alla marcia silenziosa per ricordare e soprattutto non dimenticare, la deportazione degli ebrei di Roma del 16 ottobre del 1943 organizzata dalla comunità di sant’Egidio e dalla comunità ebraica di Roma. Alla marcia hanno partecipato il presidente del Senato Pietro Grasso, il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, la sindaca di Roma Virginia Raggi, la presidente del Municipio I, Sabrina Alfonsi, oltre a esponenti della comunità ebraica e a centinaia di persone. La marcia, che si è conclusa in largo 16 ottobre, dove attendevano altre centinaia di persone . Il corteo commosso e silenzioso era aperto da un gruppo di bambini, di ogni etnia, con in mano uno striscione con scritto ‘Non c’è futuro senza memoria’, ed un altro con scritto ‘La pace è il futuro’. Arrivati in Largo 16 ottobre (nella foto) si sono alternati nelle testimonianze le donne e gli uomini delle istituzioni e della società civile.

Il Presidente del Senato Grasso: “Non spezzare mai il filo della testimonianza”

Tra i primi a prendere la parola il Presidente del Senato Pietro Grasso: “Sono passati 74 anni da quel sabato nero in cui la comunità subì dramma del rastrellamento. Leggi razziali, privazione dei diritti e proprietà, delazioni, deportazioni: ciascuna di queste cose accadde in un assordante silenzio è nell’indifferenza generale” perché “troppo pochi difesero gli ebrei, troppo pochi scelsero di non voltarsi dall’altra parte. Nel piangere le vittime e stingermi alle famiglie, sento di dover ringraziare quei pochi che hanno salvato la dignità dell’umanità”. Grasso ha poi ricordato come sia fondamentale “non spezzare il filo della testimonianza e noi stessi dobbiamo traghettare il passato nel futuro”.

Zingaretti: “Le ragioni dell’odio sono ancora vive e vanno combattute a viso aperto”

Poi il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, che ha lanciato un vero e proprio monito: “Le ragioni dell’odio sono ancora vive e vanno combattute a viso aperto” ed “è un onta aver anche solo pensato che si possa tornare a celebrare il 28 ottobre o manifestazioni nefaste come la marcia su Roma. Siamo qui per le vittime, uomini donne bambini, partiti e mai lontani dai nostri cuori anche se incredibilmente molti si ostinano a dire che non sono mai esistiti. Siamo vicini ai sopravvissuti – ha aggiunto – per fargli vedere che noi continueremo a non dimenticare. Siamo qui per le famiglie distrutte e siamo qui, in fondo, anche per noi perché parliamo della nostra storia che non sarebbe umano dimenticare” ha aggiunto il presidente ricordando che “il 16 ottobre ha segnato per la nostra città un passaggio indelebile destinato a segnare per sempre la sua identità”. “Certo – ha concluso – il fascismo è morto nelle forme storiche in cui si è organizzato nel ‘900 la dobbiamo sempre tenere alta la guardia e la nostra attenzione. Anche in questi giorni – ha concluso – si moltiplicano segnali intolleranza e violenza contro chi è accusato semplicemente di essere qualcosa di diverso”.

Raggi: “Deportazione colpì il cuore di Roma e la sua comunità più antica”

“Partiamo da questo luogo dove ricordiamo quanto avvenuto quando deportazione e sterminio colpirono il cuore di Roma e la sua più antica comunità. Rendiamo omaggio a ebrei romani che furono brutalmente strappati dalle loro cause dalla furia nazista e che vissero poi la più assurda delle tragedie”. “Ancora oggi – ha sottolineato la sindaca – qualcuno minaccia di fare marce” ma “per noi impossibile dimenticare quanto accadde e noi dobbiamo ricordare incessantemente”.

 

 

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