Un governo di sfacciati, complici i media, canta vittoria: l’occupazione aumenta. Non è vero: -0,2%, per i giovani -0,3%. Fallimento del Jobs act, boom del precariato. Pensioni, una beffa per i ventenni: fra 50 anni un assegno di 650 euro

Un governo di sfacciati, complici i media, canta vittoria: l’occupazione aumenta. Non è vero: -0,2%, per i giovani -0,3%. Fallimento del  Jobs act, boom del precariato. Pensioni, una beffa per i ventenni: fra 50 anni un assegno di 650 euro

Una beffa gigantesca nei confronti degli italiani. Solo così si può definire l’operazione messa in atto dal governo nei suoi esponenti più autorevoli, da altrettanto autorevoli, si fa per dire, del Pd a fronte dei dati sull’occupazione resi noti dall’Istat che riguardano la rilevazione del mese di giugno. Complici giornaloni, Rai, che esultano, crisi superata, crescono  i posti di lavoro perfino per i giovani. La realtà è ben diversa. L’Istituto di statistica, sempre più abile nel fornire numeri che possono essere interpretati, ognuno li può tirare dalla parte che vuole, ci offre un quadro che solo un governo di sfacciati e un partito ancora di più possono salutare come un successo della politica dei mille giorni di Renzi e poi di questi mesi di governo Gentiloni. Il dato reale vede la crescita della disoccupazione a luglio rispetto a giugno dello 0,2%. Per quanto riguarda i giovani si sale dal 35,3 al 35,5%. Questa la realtà, poi arrivano i trucchetti. Riguardano i cosiddetti inattivi, coloro che non cercano più lavoro. Sono calati ma restano disoccupati. Non si può dire che la disoccupazione diminuisce.

A fronte di 378 mila assunzioni ben 286mila sono a termine

Così come è evidente il fallimento del Jobs act. A fronte di 378 mila assunzioni ben 286 mila sono a termine. Da notare che l’aumento dei posti di lavoro riguarda quasi soltanto chi ha più di 55 anni causa l’allungamento dell’età pensionabile, vedi leggi Fornero. Ai dati Istat si aggiungono quelli resi noti dall’Inps. Il saldo tra occupati e cessati è stato di 32 mila unità, nel 2016 di 52mila e nel 2015 di 391 mila. Il saldo in negativo da precari a tempo indeterminato è stato pari a 109 mila unità. Su100 rapporti di lavoro solo il 20% sono stabili. In 10 anni per quanto riguarda i giovani sono stati persi 588 mila posti.

Sempre l’Inps parla di un autentico boom per le assunzioni con contratto a termine, 2,35 milioni con una crescita del 27%. Dinamica simile per l’apprendistato con 144mila nuovi contratti con un incremento del 27,3% sullo stesso periodo del 2016.

Fratoianni (SI). All’opera la macchina propagandistica di Palazzo Chigi

Questo il quadro reale che si ricava da un cumulo di numeri gran parte dei quali del tutto inutili, e che servono a confondere le acque. Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra italiana sottolinea in una dichiarazione che “appena escono nuovi dati statistici sul lavoro, passano pochi minuti e la macchina propagandistica di Palazzo Chigi e del Pd (immagino quella già vista all’opera per il referendum del 4 dicembre scorso) si mette all’opera, riempiendo agenzie di stampa, Tg e giornali di commenti trionfalistici. Un modo stucchevole di affrontare i problemi. Consigliamo vivamente maggiore prudenza, e senso della realtà”. Poi prosegue: “La svolta economica necessaria per far ripartire il Paese non si vede proprio. Rimaniamo il fanalino di coda del Continente, aumentano essenzialmente i lavori precari, e i problemi sociali derivanti dall’enorme e drammatico numero dei disoccupati non vengono affrontati alla radice. Piani strutturali e decisi su investimenti pubblici e privati per un piano straordinario per il lavoro, una campagna efficace contro l’evasione fiscale, una riduzione degli orari di lavoro e risorse massicce per l’istruzione pubblica – conclude Fratoianni – non si vedono. Ma di cosa continuano a parlare, allora”.  Critiche arrivano anche da parlamentari di Articolo1-Mdp, Movimento cinque stelle, da organizzazioni come Federconsumatori, da  esponenti  sindacali. Il vicepresidente dei senatori di Articolo1-Mdp commenta: “Ancora una volta dati parziali hanno scatenato commenti eccessivamente ottimistici sulle prospettive dell’economia italiana. Bisogna ricordare, infatti, che quando l’Italia è entrata nella grande crisi il tasso di disoccupazione era al 6,7% mentre oggi siamo all’11,3%, con la disoccupazione giovanile oltre il 35% (era il 21,8% nel 2008). Rispetto alla situazione precrisi mancano all’appello soprattutto gli investimenti: circa 90 miliardi di euro in meno rispetto ai dati del 2007”.

Si coprono di ridicolo dichiarazioni di deputati e  senatori Pd

Le entusiastiche dichiarazioni del Pd e del governo danno modo al capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta, di affermare: “L’occupazione cresce e ritorna ai livelli del 2008: buona notizia. Peccato sia l’effetto dei contratti a termine, che il famigerato Jobs Act di Renzi e Poletti doveva eliminare”. Si coprono di ridicolo i senatori del Pd che in diverse dichiarazioni affermano che  “le riforme funzionano, hanno cambiato verso al Paese”. Titti Di Salvo, vicepresidente gruppo Pd alla Camera non trova di meglio che affermare che “c’è un forte e positivo calo degli inattivi ed anche la conseguente crescita del numero dei disoccupati.” Inutile ripetere che gli inattivi sono disoccupati. Non c’è peggior sordo di chi non vuole intendere.

La disinformatia  al lavoro, capofila Repubblica. Il capitolo pensioni già archiviato

Torniamo ai media, ai titoli trionfalistici sulla occupazione che cresce. Una falsa notizia verrebbe da dire. Non contenti  gli scriba hanno eliminato, salvo qualche eccezione, il risultato negativo dell’incontro fra governo e sindacati sulla questione pensioni.

Il colmo della disinformatia è raggiunto da Repubblica. Al termine dell’incontro  con il ministro Poletti la segretaria generale della Cgil ha rilasciato una dichiarazione fortemente critica sul modo in cui il governo intende rispondere alle proposte dei sindacati, o meglio non rispondere, in merito in particolare all’allungamento dell’età pensionabile. Il quotidiano di Largo Fochetti se la cava inserendo in conclusione di un articolo sulla pensione minima per i giovani riportando una riga, anzi due parole dette da Camusso. Dice: “governo reticente”. Si riferiva al fatto che Poletti non ha fatto neppure un accenno alla possibilità di bloccare l’adeguamento alla speranza di vita. Nel 2019 l’età di uscita passerà dai 66 anni e 7 mesi attuali a 67. Invece il governo dà grande pubblicità alle proposta di pensione per i giovani, una beffa, per non parlare di truffa. Il ministro Poletti è tanto impegnato a sostegno dei giovani da annunciare una “pensione di garanzia” che dovrebbe essere così fatta, stando a quanto elaborato dal Consigliere di Palazzo Chigi, Stefano Patriarca. A conti fatti fra cinquanta anni un giovane di oggi potrebbe andare in pensione, anche se vi sono periodi di precariato, con 650 euro mensili. “Dovremmo ringraziare?”, ironizza Giovanni Paglia, capogruppo di Sinistra italiana in Commissione Finanze della Camera. Concludiamo con un richiamo alla “lobby dei pensionati” che si contrapporrebbe a interventi del governo a favore dei giovani comparso sul Corriere della sera. In questi anni ci dicono i calcoli  fatti dalla Cgil la perdita del potere d’acquisto da parte della gran massa dei pensionati è stata pari a circa 10 miliardi dal 2012 al 2016. Si tratta di circa 1.800 euro a testa per  5,5 milioni di pensionati.

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