Tra Giuliano Pisapia e Roberto Speranza una telefonata di chiarimento e una nota congiunta, nella quale sparisce però la sinistra, come termine e prospettiva

Tra Giuliano Pisapia e Roberto Speranza una telefonata di chiarimento e una nota congiunta, nella quale sparisce però la sinistra, come termine e prospettiva

E’ disgelo tra Giuliano Pisapia e Roberto Speranza. I due leader, dopo la frattura di qualche settimana fa, che aveva fatto saltare il faccia a faccia a Roma, tornano a parlarsi guardando al futuro. Speranza e Pisapia si sono sentiti telefonicamente e dopo un lungo colloquio confermano di aver “condiviso la necessità di dare forza e sostanza al progetto avviato il primo luglio a Roma”. L’obiettivo, scrivono in una nota congiunta il coordinatore di Mdp e il leader di Campo progressista “è offrire finalmente una casa ai milioni di elettori di centrosinistra che chiedono discontinuità rispetto alle politiche degli ultimi anni. L’Italia ha bisogno di un progetto nuovo e aperto, inclusivo, verso il civismo, l’associazionismo laico, cattolico e ambientalista, il volontariato, il mondo del lavoro e delle imprese”. E il primo passo sarà, “per dare gambe e fiato alle idee emerse in questi mesi” un appuntamento che si terrà a breve, annunciano “per approfondire la nostra proposta programmatica, aperta anche ad esperienze diverse, e per stabilire un percorso di partecipazione dal basso che vedrà nel mese di ottobre il culmine con una grande assemblea democratica”. Insomma pace fatta e stop alle polemiche, soprattutto quelle nate dopo l’abbraccio con Maria Elena Boschi Festa dell’Unità di Milano.

La posizione dell’ex sindaco di Milano è sempre quella di abbracciare tutto il centrosinistra non escludendo o precludendo il Partito democratico di Matteo Renzi. Per Speranza invece la strada da percorrere non è di certo quella, anzi. Ora bisognerà vedere se vincerà l’una o l’altra strategia soprattutto in vista delle politiche che si terranno nel 2018. Ad accogliere con entusiasmo il riavvicinamento tra i due è il ministro della Giustizia Andrea Orlando: “Noi siamo per il disgelo ideologicamente. Più le forze del centrosinistra si uniscono e meglio è. Basta che non si uniscano solo contro qualcuno all’interno del centrosinistra stesso. Quindi mi auguro che questo dialogo ritrovato sia anche un modo per riprendere un dialogo più complessivo con il Partito democratico”. Anche in casa Mdp si plaude, a partire dal capogruppo alla Camera, Francesco Laforgia che sottolinea come “la ricostruzione di una sinistra di governo è un percorso obbligato”. Pertanto è giusto dare “sostanza alle parole d’ordine di Piazza Santi Apostoli, a partire dal tema del lavoro e mettiamo in moto un grande processo democratico e popolare”. Intanto Pier Luigi Bersani rileva che “un disagio verso il PdR” che “coglie persone di estrazione cattolica, di tradizione civica, democristiana” e “targare l’iniziativa di ‘Articolo 1’ come una sorta di ‘reducismo di sinistra’ è uno sguardo sbagliato da parte dei commentatori”. Secondo l’ex segretario Dem infatti Mdp sta ascoltando “le centinaia di migliaia di persone che alle ultime elezioni non sono andate a votare”. “E’ lì che stiamo pescando. Un po’ buttiamo l’amo, un po’ arrivano da soli” assicura.

La preda più ambita sono i “democristiani” che, assicura Pier Luigi Bersani, provano “disagio” crescente nel Pd. Per i dettagli organizzativi ci si aggiorna alla fine di agosto, quando dovrebbe essere lanciato il manifesto (l’ossatura e’ nel discorso di Pisapia del primo luglio a Santi Apostoli). Tutti d’accordo – assicurano – sulla “partecipazione più larga possibile dal basso” per fare un “soggetto nuovo”, non una lista o una unione di ceti politici. Resta da capire se ci si misurerà con le tessere, come vorrebbe parte di Mdp, o si sceglieranno formule più leggere, anche web, come auspicano da Cp. E resta una divergenza sull’opportunità di tenere dentro da subito Sinistra Italiana. Ma non è importante, sottolineano da Mdp. Il dato politico – spiega un dirigente – è che l’assemblea è stata fissata a ottobre, senza aspettare quello che accadrà in casa Pd. Perché se in Campo progressista c’è chi crede, come la minoranza Pd, che una sconfitta di Renzi in Sicilia possa riaprire i giochi, i bersaniani sono convinti che non sarà così: bisogna muoversi prima, senza star fermi a farsi logorare, e farsi trovare pronti ad accogliere in un “soggetto politico progressista o popolare” chi è a “disagio” nel Pd di Renzi.

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