Tissone (Silp Cgil): la tutela dei lavoratori in divisa minata da continui tagli alla sicurezza. Ogni 4 ore un poliziotto o un carabiniere vengono aggrediti. Il rischio del ritorno ad una “guerra tra poveri”

Tissone (Silp Cgil): la tutela dei lavoratori in divisa minata da continui tagli alla sicurezza. Ogni 4 ore un poliziotto o un carabiniere vengono aggrediti. Il rischio del ritorno ad una “guerra tra poveri”

“Sono questi i dati che dovrebbero far riflettere. Perché spesso, troppo spesso, i lavoratori in divisa finiscono nel ‘tritacarne’ mediatico dimenticandosi che, ogni 4 ore, un poliziotto o un carabiniere vengono aggrediti e finiscono in ospedale durante lo svolgimento del proprio servizio e per aver fatto il proprio dovere”. Lo afferma Daniele Tissone, segretario generale del sindacato di polizia Silp Cgil, commentando i dati diffusi dall’Asaps, l’Associazione amici della polizia stradale, secondo i quali nei primi 6 mesi del 2017 sono stati 1.130 gli attacchi violenti alle forze di polizia.

“Si tratta, peraltro – dice Tissone -, di dati parziali perché la ricerca diffusa dall’Asaps si riferisce, in primo luogo, ai controlli sulle strade, escludendo quel personale ferito nel corso dei servizi di ordine pubblico. Sono comunque numeri inquietanti, solo nei primi 6 mesi di quest’anno si sono registrati 1.130 attacchi violenti contro gli operatori delle forze di polizia”.

“La tutela dei lavoratori in divisa – prosegue ancora il sindacalista – è stata fortemente minata in questi anni da continui tagli alla sicurezza che hanno prodotto, in molti cittadini, una percezione generalizzata di sfiducia verso le istituzioni nonché di generalizzata insicurezza, situazione che non ha giovato ai cittadini né alle forze dell’ordine. Il nodo attuale – conclude il segretario del Silp Cgil – è altresì connesso ai drammi e ai problemi sociali come taluni recenti episodi di cronaca hanno dimostrato e che discendono dall’assenza della politica nel risolvere i problemi quotidiani delle persone. Situazione che produce frustrazione, sofferenze e aggressività che non possono essere certo risolte dai lavoratori in divisa che, sempre più spesso, come dimostrano anche questi dati, ne pagano, loro malgrado, le conseguenze. Una dinamica che ci riporta in mente gli anni più bui della nostra Repubblica, che nessuno di noi vuol rivivere. Una sorta di ‘guerra tra i poveri’ senza vinti, né vincitori, a cui non vorremmo più assistere e che non sarebbe, oggi, assolutamente più tollerabile.”

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