Sicilia laboratorio politico. Mdp accetta e sostiene Claudio Fava presidente. Il centrodestra trova la quadra. Il Pd alle prese con la grana Crocetta. E Pisapia risulta desaparecido

Sicilia laboratorio politico. Mdp accetta e sostiene Claudio Fava presidente. Il centrodestra trova la quadra. Il Pd alle prese con la grana Crocetta. E Pisapia risulta desaparecido

La notizia più rilevante giunge dalla Sicilia a tarda serata: il coordinamento regionale di Articolo1-Mdp ha scelto all’unanimità di appoggiare la candidatura di Claudio Fava a presidente della Regione. Lo decisione è stata diffusa al termine della riunione che ha visto partecipare circa 50 dirigenti. “Sono a disposizione e se ci sarà una condivisione ampia e convinta di tutta la Sinistra” con “una partecipazione alta e coerente di tutte le componenti a quel punto, ma soltanto a quel punto, sarò pronto a fare la mia parte”, ha ribadito Claudio Fava con l’Ansa la scelta del coordinamento regionale di Articolo1-Mdp di sceglierlo all’unanimità come candidato governatore in Sicilia. A sua volta, Sinistra comune, che raccoglie partiti e movimenti della galassia che ruota attorno a Rifondazione comunista punta all’unità e scrive:  “Lo scenario che si va a comporre e che vede, finalmente, la possibilità di un progetto unitario delle forze della sinistra è accolto positivamente da sinistra comune. Abbiamo lavorato per giungere a un progetto che non si limitasse a una discontinuità di facciata con l’esperienza del governo Crocetta ma che si ponesse seriamente il tema dell’alternativa per la Sicilia. Il metodo del confronto e della partecipazione sono, per noi, elementi di questa alternativa e rappresentano parte fondamentale del nostro percorso che ci ha portati a uno straordinario risultato elettorale pochi mesi fa a Palermo”. Inoltre, “intendiamo offrire queste nostre pratiche unitarie e orizzontali, nella composizione delle candidature e nella stesura del programma – dice ancora Sinistra Comune -, come fattivo contributo alla costruzione di un forte e competitivo schieramento della sinistra in una partita che ci vedrà protagonisti”. Insomma, lavori in corso di unità a sinistra in Sicilia dettati da molto buon senso, e da scelte politiche coerenti.

Il centrodestra trova il compromesso. Micciché, Forza Italia, spinge per il ticket Musumeci presidente (Fdi) e Armao vice

Anche questa volta la Sicilia sarà laboratorio di alleanze e coalizioni per verificare il consenso in vista delle politiche nazionali del 2018. Il Movimento 5 Stelle continua a navigare da solo, ed è dato per favorito, ormai da due mesi in piena campagna elettorale dopo la scelta di Giancarlo Cancelleri candidato a presidente della Regione. I rebus più difficili da risolvere sono quelli di centrodestra e centrosinistra, tra affollamento di nomi, sovrapposizioni e divisioni su chi candidare alla poltrona di Palazzo d’Orleans. A destra tutto ruota attorno a Nello Musumeci, da cui – nelle settimane scorse – aveva preso le distanze il coordinatore siciliano di Forza Italia, Gianfranco Miccichè. L’ex sottosegretario di Stato ha fatto poi marcia indietro, dopo una serie di incontri con Silvio Berlusconi, per puntare su un ticket tra Musumeci e l’ex assessore del governo Lombardo Gaetano Armao.  Nel ‘ballottaggio’ Musumeci-Armao, ha vinto il primo, ma Gianfranco Miccichè non si sente uno ‘sconfitto’, pur avendo tifato per la candidatura dell’avvocato alla Presidenza della Regione. Chiuso l’accordo sul ticket Musumeci presidente, Armao vice, il commissario di Forza Italia in Sicilia annuncia per venerdì la presentazione ufficiale dell’intesa. Miccichè fa di più: ammette di essere stato ‘uno dei protagonisti’ della sconfitta del centrodestra nel 2012 e di non volere ripetere oggi l’errore di spaccare la coalizione. In una ipotetica giunta, Miccichè immagina per Roberto Lagalla il ruolo di assessore alla Pubblica istruzione e per Armao la vicepresidenza con la delega all’Economia. Intanto, manda un messaggio chiaro al suo vecchio amico Alfano: ‘Attenzione, Angelino, molti dei tuoi uomini sono pronti a candidarsi con noi’.

Partito democratico: si conferma la scelta della coalizione a destra con Alfano, e il taglio dei rapporti a sinistra

A proposito di Alfano, sembra reggere l’accordo strategico siciliano da esportare a Roma col Pd. Insieme al sindaco di Palermo Leoluca Orlando, Pd e Alfano hanno convinto il rettore dell’Ateneo palermitano Fabrizio Micari a scendere in campo. Un’alleanza che Mdp non poteva digerire e infatti ha aderito all’unanimità dei suoi gruppi dirigenti alla candidatura di Claudio Fava. La rottura in Sicilia tra Pd e Mdp conferma la tesi di Matteo Renzi: l’alleanza da Pd a Mdp e Sinistra Italiana passando per Campo Progressista è impossibile “perché i bersaniani giocano solo a fare perdere il Pd”. Quindi, secondo i renziani, la strada è segnata rispetto alle elezioni nazionali: il Pd si aprirà a forze moderate e alla società civile ma il ritorno all’Ulivo 2.0 è una chimera. La decisione dei bersaniani di smarcarsi dalla candidatura del rettore Micari dopo che, rivela oggi il coordinatore della segreteria Pd Lorenzo Guerini, “esponenti di primissimo piano di Mdp mi avevano assicurato che l’unica condizione per un’alleanza ampia era una candidatura civica” semplifica per i renziani il dibattito interno. E le scelte future. Orlando e Franceschini hanno infatti rinviato a dopo la pausa agostana il forcing per riaprire il cantiere del centrosinistra, un tentativo al quale lavora anche Romano Prodi. “A questo punto – è la linea dei renziani – dopo che Mdp ha rotto in Sicilia dopo che aveva sostenuto il modello Palermo e su una candidatura avanzata da Leoluca Orlando, è chiaro che alle politiche ognuno giocherà per se'”. Non la pensa così il ministro della Giustizia e leader della minoranza dem. “Le alleanze si fanno sul programma e per questo dobbiamo discutere con tutte le forze di sinistra. Devono essere gli altri a tirarsi via, e non noi a tenerli fuori”, sostiene alla Festa dell’Unità di Pesaro. Ma anche la minoranza dem è rimasta perplessa dalla decisione di Mdp e ora spera che Giuliano Pisapia, almeno, resti della partita.

L’appello di Enrico Rossi a Giuliano Pisapia: “fatti vivo presto”

Già, dov’è Pisapia? “Aspettavamo una sua presa di posizione, abbiamo anche provato a contattarlo, nulla. Speriamo che si faccia vivo presto”, dice Enrico Rossi, cofondatore di Articolo 1-Mdp. Intervistato dal Fatto quotidiano su quanto sta succedendo in Sicilia, Rossi spiega: “Succede che il Partito democratico va con la destra, e la sinistra si unisce sotto il nome di Claudio Fava, una candidatura forte, rispettabile: la Sicilia non sarà l’Ohio ma il messaggio mi pare chiaro”. “Siamo tutti un po’ dispiaciuti e spiazzati da questa situazione – dice ancora su Pisapia -: solo qualche mese fa definiva l’alleanza coi centristi ‘un incubo’, e ora? Noi siamo rimasti a quelle dichiarazioni, ci aspettiamo coerenza. Impossibile ricucire col Pd e ritrovare l’unità? Non a queste condizioni. Ci sono delle contingenze locali che giustificano delle alleanze particolari, ma non mi pare il caso: qui siamo solo di fronte ad un accordo con la destra, con evidenti implicazioni nazionali. Noi con Alfano – sottolinea – non ci siamo e non ci saremo mai. E non dovrebbe starci neanche Campo progressista”.

L’incognita Crocetta, il presidente uscente vende cara la pelle e chiede primarie al Pd

In questo scenario frastagliato si inserisce la candidatura di Rosario Crocetta. Il governatore uscente, leader del Megafono, non ci pensa affatto a fare un passo indietro. “Faccio un ultimo, estremo appello: convochiamo le primarie, confrontiamoci e dico agli oligarchi di non umiliare la base del Partito democratico. Non umiliate gli amici e i compagni del Megafono, del Pd, degli altri partiti alleati, perché devono essere i cittadini a decidere chi sarà il candidato del centro-sinistra”.

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