Rimini, inquirenti vicini all’identificazione del branco. Altra coppia sfuggita fortunosamente alla violenza di gruppo. Il Governo polacco oltre i limiti: “Pena di morte. Non lasceremo questa cosa agli italiani”

Rimini, inquirenti vicini all’identificazione del branco. Altra coppia sfuggita fortunosamente alla violenza di gruppo. Il Governo polacco oltre i limiti: “Pena di morte. Non lasceremo questa cosa agli italiani”

Il branco che ha colpito due volte a Rimini, violentando dopo averla ripetutamente colpita, e massacrando il suo compagno fino a ridurlo all’incoscienza, per poi aggredire e violentare anche un trans, aveva tentato di fare la stessa cosa con una coppia di Varese, qualche giorno prima. In questo caso, fortunatamente non ci sono riusciti per la fuga immediata della ragazza. Si è trattato anche in questo caso di una coppia di turisti, 30 anni lei e 33 anni lui: stavano camminando per strada, quando si sono trovati di fronte quattro extracomunitari, anche questi descritti come nordafricani. Erano armati di colli di bottiglia, e hanno intimato loro di consegnare portafogli e cellulari. I due giovani terrorizzati non avevano potuto fare altro che obbedire, ma a quanto pare il gruppo aveva in mente anche qualcos’altro.

Si sono infatti avvicinati sulla ragazza, cercando di afferrarla, ma lei è stata più svelta e si è messa a correre come una forsennata, riuscendo a mettersi in salvo. Se non ci fosse riuscita, probabilmente sarebbe finita come la giovane vittima polacca. Quella notte erano intervenuti i carabinieri, e ora la denuncia dei due ragazzi di Varese con la descrizione dei quattro aggressori è stato riunita a quella dei fatti di venerdì.

Intanto si aggiungono elementi utili alla caccia ai quattro. “Abbiamo una pista, sono fiducioso, la polizia sta lavorando bene, credo si possa arrivare a una soluzione in tempi brevi”, assicura il capo della Procura di Rimini, Paolo Giovagnoli facendo il punto del maxi dispiegamento di forze che ha coinvolto anche gli uomini dello Sco (il Servizio centrale operativo) arrivati appositamente da Roma.

Nella giornata sono arrivati dalla Polonia un giudice istruttore e alcuni investigatori, che affiancheranno i colleghi italiani nelle indagini. A inviarli a Rimini è stato il ministro della Giustizia polacco Zibgniew Ziobro, che ha subito aperto un’indagine sull’accaduto. “Quest’azione rapida è dettata dalle circostanze, vogliamo raccogliere in tempi veloci le prove”. E il vice ministro, Patryk Jak, non ha fatto giri di parole: “Per le bestie di Rimini dovrebbe esserci la pena di morte – scrive su Twitter – anche se per questo caso vorrei ripristinare la tortura”. Poi il viceministro ha rilanciato, come si l’Italia fosse un ‘protettorato’ polacco: “Non lasceremo questa cosa agli italiani. Vogliamo portare in Polonia questi criminali e sbatterli nelle nostre prigioni”. Ma le due vittime del branco chiedono solo il silenzio intorno a loro. “E’ stato un incontro choccante e commovente con loro – racconta la Lisi – Al mattino avevo incontrato prima i rappresentanti di Diocesi, sindacati e varie associazioni riminesi, che si sono impegnate a fare una raccolta fondi e avevano proposto altre iniziative, tra cui una manifestazione di solidarietà in spiaggia per i ragazzi. Ma i due giovani ci chiedono espressamente di non fare alcun evento pubblico. Non vogliono essere riconosciuti”.

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