Rapporto sui migranti. Una realtà che smentisce xenofobi e razzisti. Uno su cinque ha una laurea, lavora come operaio, il 31% dei diplomati svolge lavori manuali. Una “lezione” per governo e Pd che praticano politiche di destra

Rapporto sui migranti. Una realtà che smentisce xenofobi e razzisti. Uno su cinque ha una laurea, lavora come operaio, il 31% dei diplomati svolge lavori manuali. Una “lezione” per  governo e Pd che praticano politiche di destra

Dei migranti se ne dicono di cotte e di crude. Sempre più si avverte nel Paese il crescere di un clima di odio, di questo si tratta, nei confronti del diverso, di chi ha la pelle del colore diverso della tua, parla con difficoltà la tua lingua, si veste, le donne in particolare, secondo il costume del paese di origine. Il migrante è l’acqua di coltura dei neofascisti, della desta. Coinvolge anche forze di centro, lambisce il governo di centrosinistra. I media alimentano questo clima, pericoloso per la tenuta del nostro sistema democratico. La ricerca dello scoop, specie quello televisivo, quasi un passepartout per conquistare un posto che conta nella gerarchia di un quotidiano, di un tg o di un giornale radio, i social sono un fatto a parte, l’anonimato nasconde le frasi più abiette, trova proprio nel mondo variegato e complesso dei migranti un punto di riferimento in negativo. Un esempio: un migrante commette un reato, magari è solo una voce, non ci sono prove. Lo scriba, con o senza telecamere, va alla ricerca di uno, possibilmente di sinistra, anziano, magari in una casa del popolo, quelle che esistevano una volta ed erano un baluardo del popolo di sinistra. Fra tanti ne trova uno, chissà se vero o finto, il quale gli spiattella: “Lasciamoli  annegare, il mare fa giustizia “.

Il ruolo dei media alla ricerca di scoop,  contro i migranti, ci rubano il lavoro

Nelle interviste che vengono fatte a margine di un episodio di violenza si pubblicano quelle che  fanno notizia. “In galera, senza aprire più le porte”.  E poi “non parlano italiano anche se lo conoscono”, “sono barbari”. Brutti, sporchi e cattivi, insomma, come il titolo di un vecchio film. E poi i bambini, manco una carezza, uno sguardo affettuoso. Tieni lontani i tuoi bianchi. A scuola? Che  ce li mandano a fare, visto che la loro vera scuola è quella del furto. Infine il botto: “Rubano il lavoro a noi”. Tutti a casa. In questi ultimi tempi abbiamo ascoltato nei palazzi che contano, Montecitorio e Palazzo Madama, il dibattito su  leggi, decreti. A volte, in alcuni interventi, volgari, odiosi, sembra di essere in mezzo a  xenofobi, razzisti mascherati, nell’inseguire gli istinti peggiori che circolano nelle nostre città. Sembrava di assistere alle manifestazioni di protesta di  gruppetti di persone urlanti che intimavano ai sindaci di respingere venti, trenta migranti che avrebbero dovuto ospitare in cittadine di cento e più abitanti. Addirittura c’era chi, ben ripreso dalle tv, annunciava che  molti, giovanissimi, senza genitori, erano sotto  processo per reati gravi.

I provvedimenti del ministro Minniti hanno ben poco di centrosinistra

Del resto alcuni provvedimenti del governo, ministro Minniti, avevano ben poco di centrosinistra, il loro odore era quello della destra, più o meno volgare. Sarà utile ricordare che alcune grandi testate a fronte del codice emanato dal ministro in merito al soccorso da parte delle Organizzazione non governative ai migranti in mare, firmato solo da due delle nove organizzazioni, a partire da Medici senza frontiere, premio Nobel, hanno parlato di “Ribelli”. Gravissimo, chi rischia la vita, perché di questo si tratta, per salvare la vita degli altri, è definito un “ribelle” perché non accetta il diktat, il divieto ad intervenire del ministro il quale pare non conoscere la legislazione internazionale. Addirittura il presidente dell’Inps,  intervistato in Commissione parlamentare, ha affermato che i migranti da circa un decennio danno un contributo importante al sistema pensionistico. Una volta che ne dice una buona, lasciamo perdere anche perché siamo curiosi di vedere quale spazio, quali titoli, dedicheranno i nostri media, quelli che fanno opinione, quante prima pagine daranno la notizia del Rapporto i “Migranti nel mercato del lavoro in Italia”, un dossier curato dalla Direzione Generale dell’immigrazione e delle politiche di integrazione, messo in luce tra i primi dall’Associazione “La Nuova Europa” fondata da Roberto Sommella, direttore della comunicazione dell’Antitrust con un articolo pubblicato da Huffington Post.

 Composizione della forza lavoro e  grado di istruzione dei lavoratori stranieri

 Sono tre i temi sui quali si sofferma il Rapporto: la composizione della forza lavoro in Italia, il grado di istruzione dei lavoratori stranieri e i settori dove sono occupati, il livello di soddisfazione. Partiamo dalla popolazione straniera residente in Italia: al 1° gennaio 2016 era pari a 5 milioni e 26mila persone, l’8,3% della popolazione complessiva. L’aumento rispetto al 2015 è di lieve entità. Nel 2016, la stima del saldo migratorio è stata di +135 mila unità. “Qualcosa in più degli italiani che  hanno lasciato il paese nello stesso anno, in gran parte giovani. Un bilancio – scrive Sommella – che fa pensare ma non deve indurre a conclusioni affrettate. Gli uni (gli stranieri) non hanno tolto il posto agli altri (gli italiani)”.

Per quanto riguarda l’incidenza dei lavoratori stranieri, comunitari e non, è passata dal 6,3 del 2007 al 10,5% del 2016. Si tratta di dieci anni,  un aumento impercettibile se si tiene conto della crescita della migrazione. In Agricoltura, lavori più pesanti, 16,6% del totale, nel Commercio, si è passati dal 3,7% rilevato nel 2007 al 7,2% del totale degli occupati nel 2016, e i servizi, in cui la presenza straniera è passata dal 5,9% al 10,7%. Commenta Sommella: “Sono numeri che danno un volto a tutti coloro che ogni giorno incontriamo nei cantieri, nei negozi aperti h 24 e nei tanti campi coltivati”.

Passiamo al capitolo che riguarda l’istruzione dei lavoratori stranieri, uno su cinque è laureato, ma l’80% del totale ha una qualifica di operaio. Capita così anche per i giovani italiani. Il 21% dei lavoratori Ue e non Ue impiegati con mansioni di basso livello è laureato e il 36,4% dei laureati svolge la funzione dirigenziale; i lavoratori stranieri con al massimo la licenza media che svolgono mansioni tecniche di tipo operaio sono il 32,1%; nel caso dei lavoratori con educazione secondaria superiore equivalente al diploma, il 31,2% dei cittadini Ue e non Ue svolge un lavoro manuale specializzato. L’indagine conclude con una domanda tratta da questionari Istat sul grado di soddisfazione. Il punteggio va da 0 (per niente soddisfatto) a 10 (molto soddisfatto). Il 41,3% degli occupati non comunitari di 15 anni e oltre e il 48,5% dei comunitari dichiara di avere un alto livello di soddisfazione, a fronte del 54,8% dei lavoratori italiani, mentre solo l’11,4% si dice insoddisfatto. Un commento? I numeri parlano da soli. Diciamo solo che le donne e gli uomini del governo, i renziani, farebbero bene a tener conto di questo rapporto.

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