Pil a gloria di Renzi: Istat sforna un +0,4. In Eurozona siamo ultimi. Ma i renziadi fanno festa. Nomisma: si amplia il gap fra Italia e altri Paesi. Marcon (Sinistra Italiana): il dramma dell’occupazione, c’è ben poco da festeggiare

Pil a gloria di Renzi: Istat sforna un +0,4. In Eurozona siamo ultimi. Ma i renziadi fanno festa. Nomisma: si amplia il gap fra Italia e altri Paesi. Marcon (Sinistra Italiana): il dramma dell’occupazione, c’è ben poco da festeggiare

La notizia appena sfornata da Istat, ancora una “ripresina”, più zero virgola quattro, per quanto riguarda il Pil del secondo trimestre rispetto al primo e dell’1,5 in confronto con il medesimo trimestre del 2016, agli ultimi posti fra i paesi dell’Eurozona, passa di bocca in bocca, fa la gioia degli scriba amici di Renzi. Risuona negli stabilimenti balneari, sotto ombrelloni e tende quelle dei ricconi che frequentano la Versilia, Forte dei Marmi, Marina di Pietrasanta, dove Renzi Matteo è di casa, fra i suoi amici il sindaco di Pietrasanta, Mallegni, berlusconiano doc, che rifiuta di dare ospitalità a un gruppetto di migranti, nella frescura di montagne e valli quando non bruciano, come in Sicilia, sul Vesuvio, nelle splendide colline verdi, nei boschi della campagna romana, su verso il Circeo che prende il nome dalla Maga Circe, appunto. Scherziamo, ma non troppo, perché ogni zero di crescita è benvenuto, fra chi può godere le vacanze in una località dove una notte in hotel può costare anche più di mille euro,incontri a pranzo, meglio a cena, papaveri russi imbottiti di euro che si comprano ville, ristoranti, stabilimenti balneari.

Numeri che piacciono ai ricconi e disegnano le diseguaglianze

Un mondo che disegna una “ripresa” con le diseguaglianze che crescono: chi è ricco lo diventa di più, chi è povero, quando va bene resta povero. Anche lo spostamento di un +zero virgola, qualche decimale, viene accolto come  un successo, un trionfo delle politiche dei governi di questi  anni renziani, Renzi-Padoan, sulla  cui scia, meglio  forza di inerzia, si muove Gentiloni, sempre sotto l’occhio vigile di Padoan, con contorno di Elena Boschi e Titti di Salvo. A smorzare l’entusiasmo dei dirigenti del Pd ci pensa il capogruppo alla Camera di Sinistra Italiana-Possibile, Giulio Marcon. “Davvero eccessivo ed evidentemente propagandistico l’entusiasmo che ha contagiato i dirigenti Pd. Ricordiamoci che in realtà – afferma – tutti i Paesi dell’Unione Europea crescono e noi tuttavia cresciamo meno di Francia, Spagna e Germania. E non sarebbe neanche male ricordarsi che nel 2007 il Pil era 6 punti più alto e la disoccupazione era al 6% mentre oggi  è all’11% per non parlare del dato drammatico della disoccupazione giovanile. C’è  ben poco da festeggiare”. A smontare gli entusiasmi ci pensano non solo quelli che l’ex premier chiama gufi, tutti coloro che si muovono alla sua sinistra a partire da chi ha lasciato il Pd, ma anche una personalità come Andrea Goldstein, Chief Economist di Nomisma, il quale parla di un bilancio complessivamente positivo su cui restano comunque alcune criticità.

Ripresa insufficiente per  riassorbire disoccupazione

“In un contesto estremamente favorevole – 17 trimestri consecutivi di crescita nell’Eurozona – si conferma la ripresa dell’economia italiana, a livelli però ancora insufficienti per rilanciare sensibilmente gli investimenti e assorbire la disoccupazione. Altrove il PIL corre a ritmi ben più sostenuti e il gap tra l’Italia e i principali partner commerciali e finanziari si amplia quasi inesorabilmente ad ogni trimestre”. Il Pil su base trimestrale in eurozona sale dello 0,6,quello annuale del 2,2%. Per quanto ci riguarda, gli ultimi dati della serie Istat, rappresentano un’altalena in cui ben poco si capisce, sembrano fatti apposta per confondere le acque. Un trimestre vede l’aumento della occupazione e, insieme, della disoccupazione, quello seguente l’occupazione è stabile ma il tasso disoccupazione risale. Scopri che gli occupati aumentano ma con contratti a termine, che i giovani rimangono disoccupati, che l’aumento della occupazione è solo apparente perché va considerata la crescita della popolazione generale e l’allungamento dell’età pensionabile. Non solo si tratta di stime provvisorie Istat, cui faranno seguito revisioni, riepiloghi trimestrali, dati Inps sui contratti, dati del ministero del Lavoro, dati dell’Eurozona.

Un mare di numeri che gli scriba possono stiracchiare a piacere

Un mare di numeri che ognuno può stiracchiare come vuole. Nei giornali ci sono gli “specialisti” che spingono i numeri là dove vogliono i governi, i poteri forti in combutta. Servirebbe per capire il presente e il futuro della nostra economia un’analisi aggiornata dello stato delle imprese, del numero dei dipendenti, di quelle che trainano puntando sulle esportazioni e di quelle che vivacchiano preferendo la struttura familiare. Così come sarebbe interessante saperlo nel settore delle costruzioni dove è stato bruciato più di mezzo milione di persone che dovrebbe essere il vero volano della ripresa, salvaguardando l’ambiente, riqualificando le periferie, un settore dove si creano posti di lavoro, combattendo cementificazione e speculazioni. Sarebbe interessante che Renzi, Padoan, Gentiloni, Maria Elena Boschi, la sottosegretaria per conto del signorotto di Rignano, una tal Titti Di Salvo,  vicepresidente del gruppo Pd alla Camera, se non andiamo errati anche responsabile del settore “mamme” nel nuovo ordinamento del Pd creato da Renzi, spiegassero un dilemma: il numero di occupati 23 milioni è vicino a quello precrisi mentre il numero dei disoccupati è più che doppio del minimo di 1,3 milioni registrato nell’aprile 2007. Così come dovrebbero dar conto del fatto che i tanto strombazzati aumenti del Pil non lo fanno tornare ai dati di prima della tempesta finanziaria del fallimento di Lehman Brothers, sempre 2007, siamo sotto ancora di sei, sette punti. Per non dire dei salari fermi ormai da anni. Il fatto che il Pil nel secondo trimestre, dato destagionalizzato, aumenti dello 0,4 rispetto al trimestre precedente e dell’1,5 rispetto al secondo trimestre 2016 provoca strilli di gioia da parte di Renzi, di Padoan e della Titti di cui sopra.

Bugie su bugie. Non ci sono maggiori margini per la manovra di bilancio

Si tratterebbe di una ripresa più forte delle previsioni fatte dal governo che ci dovrebbe consentire un maggiore margine nella manovra di bilancio. Bugie, tanto che lo stesso Padoan, pur  “parlando di una buona base per rilanciare economia e posti di lavoro” in una lunga nota diffusa dal Mef ribadisce che ci sono “ poche riserve a disposizione” e che “andranno concentrate su misure per incentivare le assunzioni dei giovani che cercano lavoro”. Campa cavallo che l’erba cresce, una litania che si ripete da quasi dieci anni, senza risultati decenti. Renzi invece si lancia in un elogio senza fine del suo operato, dei mille giorni del governo da lui presieduto. “Il tempo – afferma – è davvero  galantuomo, i risultati arrivano. Oggi sarebbe facile domandarsi: chi aveva ragione ad alzare la voce in Europa e a combattere per la flessibilità? Sarebbe facile, ma non servirebbe a nulla. Il passato è passato, la realtà ha smentito i gufi, la verità non si cambia con le fake news”. E dopo i gufi arriva il grido di battaglia del Matteo, la glorificazione di se stesso: “I #millegiorni hanno rimesso in moto l’Italia, ma noi vogliamo correre. Perché questo Paese ha tutto per farcela. Non ci serve che ci diano ragione per il passato, ci serve che ci diano ascolto per il futuro. Noi ci siamo. Avanti, insieme”.

I comizietti del segretario del Pd, occasione per lanciare il suo “Avanti”

“Avanti”, il titolo del libro di Renzi che “vende” sui mercati di comizietti estivi, richiamato anche dalla Boschi. “Quando siamo partiti – afferma – l’Italia aveva il segno meno davanti e il PIL era negativo. Con i #MilleGiorni è tornata la crescita. Ci hanno criticato tutti i giorni, senza tregua, ma la direzione era quella giusta. Adesso che i risultati ci danno ragione, adesso che si vedono i frutti del lavoro paziente e tenace sulla flessibilità e sulla crescita, noi diciamo #avanti. Non ci interessano le polemiche, oggi. Oggi diciamo solo che non ci fermeremo e che continueremo su questa strada”. C’è gloria anche per Gentiloni, parco nelle parole, non vuole evidentemente partecipare alla glorificazione di Renzi. Se la cava con un “ciò che abbiamo fatto semplicemente serviva all’Italia”. Forse non è convinto neppure lui, che sente sul collo il fiato pesante di Renzi Matteo.

Share