Pd. Al segretario non ne va bene una. Calenda lo attacca, Lerner si dimette. Era ancora iscritto al partito anche se impegnato con Pisapia e Articolo1 a costruire il nuovo soggetto della sinistra. Patto Renzi-Alfano in Sicilia: no di Mdp e Sinistra italiana

Pd. Al segretario non ne va bene una. Calenda lo attacca, Lerner si dimette. Era ancora iscritto al partito anche se impegnato con Pisapia e Articolo1 a costruire il nuovo soggetto della sinistra. Patto Renzi-Alfano in Sicilia: no di Mdp e Sinistra italiana

Pd alla frutta. Renzi sente scivolargli il terreno sotto i piedi. Non gliene va bene una mentre crescono  all’interno del partito quelli che vengono indicati dai renziani doc come i “nemici”. Lo stesso Gentiloni, che ha aperto la “festa”, i ministri più “fidati”, nella accezione renziana i più obbedienti, mietono successi, applausi a scena aperta al meeting di Comunione e Liberazione, fanno la gioia  dei promotori con in testa il sempre verde Vittadini, l’uomo degli affari. Il ministro Calenda, raccontano gli scriba “seduce Cl” e attacca ancora il segretario del Pd. Non gli va bene neppure in Sicilia dove il presidente dei deputati di Articolo1-Mdp, Francesco Laforgia, annuncia che il movimento “starà alla larga” dal patto Renzi-Alfano che riguarda le elezioni regionali con ricaduta su quelle nazionali. Non bastano certo le guasconate del consigliere economico del governo, il renzianissimo Marco Leonardi, il quale annuncia che nel prossimo anno i nuovi incentivi fiscali che saranno previsti dalla legge di Bilancio  assicureranno l’assunzione di ben 300 mila giovani sotto i 29 anni. Sempre al meeting di Cl Poletti ribadisce, ma poi precisa, faremo ciò che possiamo fare.

Ma tutto questo è niente rispetto allo choc che deve aver provocato in Matteo il clamoroso annuncio dato da Gad Lerner, il portavoce di Giuliano Pisapia, uno dei coordinatori del programma che stanno mettendo a punto, fra alti e bassi, Campo progressista, l’associazione che fa capo all’ex sindaco di Milano, e Articolo1-Mdp. Lerner annuncia con un lungo post sulla rivista “Nigrizia” l’addio al Pd. Vediamo poi le argomentazioni. Sarà interessante, intanto, notare che il giornalista, ancora iscritto al Pd, lavorava insieme a chi il Pd ha lasciato. Non solo. È stato lui a presentare la grande assemblea di Piazza Santi Apostoli in cui veniva lanciato il progetto che vede insieme chi il Pd ha lasciato e Campo progressista, una associazione che non ci risulta sia “aderente al Pd”. Non solo. Proprio Lerner che presentava l’evento “invitava” la piazza, coloro che sventolavano bandiere rosse con la scritta Mdp, ad abbassarle perché “creavano problemi per la ripresa televisiva”.

Lerner: l’involuzione del Pd su diritti umani e cittadinanza non più sopportabile

Si dirà: meglio tardi che mai. Lerner nel dire addio al Pd parla di un vero e proprio disarmo culturale sui “diritti umani” e “caricature grossolane della complessa realtà africana con cui siamo chiamati a misurarci, il tutto contraddistinto da una impressionante subalternità psicologica alle dicerie sparse dalla destra”. Prosegue il giornalista: “Ho ben presente l’importanza dell’unità dentro un partito grande e plurale. So anche che nel Pd continuano a essere numerosi coloro che hanno a cuore gli ideali oggi deturpati. Ma io che avevo visto male la scissione, né ho considerato motivi sufficienti per un divorzio le riforme istituzionale e il jobs act, ora, per rispetto alla mia gerarchia di valori, mi vedo costretto a malincuore a separarmi dal partito in cui ho militato dalla sua nascita. L’involuzione della politica del Pd sui diritti umani e di cittadinanza costituisce per me un ostacolo non più sormontabile”. Ci permettiamo solo una riflessione. Fra le ragioni per cui in molti hanno lasciato il Pd dando vita ad Articolo1-Mdp ci sono proprio la riforma costituzionale e il jobs act.  Erano a conoscenza i componenti dell’attuale gruppo dirigente del Mdp che chi aveva ruoli certo non secondari nella costruzione del nuovo soggetto della sinistra era un iscritto al Pd? Ora, sostiene Lerner, “la goccia che ha fatto traboccare il vaso è la campagna di denigrazione mossa contro le ong impegnate nei salvataggi in mare. Culminata in accuse di complicità con gli scafisti e tradotta nella pretesa governativa di sottometterle a vincoli non contemplati dal diritto internazionale né dai codici di navigazione”. Domanda: se non c’era questa “goccia”, Lerner sarebbe rimasto con un piede nel Pd e uno nel nuovo soggetto, addirittura in un ruolo non certo secondario? Il giornalista ora scrive su Nigrizia che “è venuto il momento di formulare anch’io un mio bilancio di fine legislatura su una materia, quella dei diritti umani, dei diritti di cittadinanza, che considero di importanza cruciale. Non solo in quanto ebreo, ex apolide, figlio fortunato di più migrazioni.

Deturpati  per convenienza i valori fondativi del Partito Democratico

Ma proprio come cittadino italiano che, dieci anni fa, è stato fra i promotori di un Partito democratico i cui valori fondativi vedo oggi deturpati per convenienza”. Lerner parla di operato degli ultimi tre anni che lo spingono a lasciare il Pd: “la revoca dell’operazione Mare Nostrum con la motivazione che costava troppo e con limitazione del raggio d’azione della nostra Marina Militare. La mancata abrogazione del reato di immigrazione clandestina, per ragioni di opportunità. La soppressione, solo per i richiedenti asilo, del diritto a ricorrere in appello contro un giudizio sfavorevole. La promessa non mantenuta sullo ius soli temperato. E, infine, la promulgazione di questa inedita oscena fattispecie che è il ‘reato umanitario’ mirato contro le organizzazioni non governative”. Infine una domanda che ci permettiamo di rivolgere a Lerner con il quale ci legano rapporti di una vecchia, rinnovata amicizia. Se non ci fosse stato il problema delle ong, la vicenda dei migranti, il “codice Minniti”, avrebbe lasciato il Pd visto che era impegnato nella costruzione di un nuovo soggetto politico definito dai promotori e da lui stesso “in discontinuità” con le politiche portate avanti dal partito di cui faceva parte?

Situazione politica italiana in cui tutto è confuso. Le  responsabilità dei media

Verrebbe da chiedersi quanto può durare una situazione politica in cui tutto è confuso ma , comunque, tiene, magari incollato con cerotti, neppure di plastica, ma di carta. Ogni giorno ha la sua pena, ogni giorno un colpo alla credibilità delle istituzioni, uno sfregio alla democrazia, complici i media, i giornaloni e quelli più piccoli, di nicchia si dice in gergo, espressioni di corporazioni, gruppi di potere, le televisioni che danno spazio a chi promuove odio, suscita paure, di fatto legittimano gruppi fascisti. Pensate, se ne sono accorti anche quelli di Comunione e Liberazione che molti dispiaceri provocano a Renzi Matteo. Proprio Vittadini, il deus ex machina della parte “finanziaria” del meeting in una delle tante intervista rilasciate, in particolare dopo lo show del ministro Calenda, ha esclamato “Siamo stufi degli uomini da show televisivo che scappano di fronte concretezza dei problemi”. Una pugnalata a freddo per il segretario del Pd. Piace molto, miete successi, applausi a scena aperta per Carlo Calenda il quale  usa argomenti che sono schiaffoni per Renzi Matteo. “Una retorica eccessivamente ottimista sull’andamento della nostra economia – dice il ministro e il riferimento è chiaro – crea meccanismi di sfiducia”. Ma come, per il segretario del Pd va tutto bene, i dati che un giorno sì e l’altro pure Istat diffonde gli fanno dire che i suoi mille giorni a capo del governo hanno risanato, anzi rilanciato, il nostro paese.

Ministro dell’Industria sconfessa Renzi, con argomenti usati da Cgil, Articolo1, SI

Calenda addirittura per contraddire il Matteo da Rignano, usa argomenti sollevati  in particolare da Cgil, Articolo1-Mdp, Sinistra italiana quando affermano che dalla crisi non siamo fuori, esempio la disoccupazione che non cala. Citiamo testualmente dall’intervento di Calenda: “Rispetto al 2007, quando la crisi è cominciata mancano ancora 6 punti di Pil e 400 mila posti di lavoro per dire che la crisi ce la siamo lasciata alle spalle”. E pensare che il segretario del Pd è tornato a chiamare “gufi” coloro che si permettono di criticare l’ottimismo che sprizza da tutti i pori della pelle del Matteo. Al popolo di Comunione e Liberazione – scrive Repubblica, in genere benevola verso l’ex premier, il coccolo di Eugenio Scalfari, piace “l’a-renzismo pragmatico del ministro dell’Industria”. Non finisce qui. I fans che lo attorniano, apprendiamo sempre dalle cronache del quotidiano di Largo Fochetti, lo indicano come il possibile nuovo premier. Lui si schermisce: “Dopo fine legislatura il mio impegno non prosegue”. Promesse da marinaio, come capita spesso, quasi sempre.

Passiamo alla Sicilia, altra spina nel  fianco di Renzi Matteo. Alla fine sarebbe stato individuato il candidato a presidente della Regione a coronamento del patto fra Pd e Alfano. L’accordo cui hanno lavorato, sempre in contatto con il segretario, dirigenti di rango come Guerini, il ministro Delrio, comprende l’impegno del Pd a garantire al clan di Alfano non solo la riconferma a ministro  degli Esteri, ma anche l’elezione di un gruppetto di deputati e senatori. Il come resta un mistero, visto che ancora non c’è uno straccio di legge elettorale. Ma sia Renzi che Alfano, da ex democristiani credono ai miracoli o fanno finta di crederci. A rompere le uova nel paniere sia Sinistra italiana che qualche giorno fa aveva risposto picche ad un appello rivolto dal sindaco di Palermo per ripetere l’esperienza della lista senza le sigle dei partiti che ne ha consentito l’elezione, sia Articolo1-Mdp con una dichiarazione, di cui abbiamo detto all’inizio, che pur lasciando la decisione definitiva agli organismi siciliani parla chiaro.

Laforgia (Mdp): Costruiamo un soggetto di sinistra, alternativo alle destre e al Pd

 Scrive su facebook il presidente dei deputati di Articolo1-Mdp, Francesco Laforgia. “Credo nell’autodeterminazione dei popoli e quindi la vicenda siciliana la scioglieranno, innanzitutto, i siciliani, insieme al coordinatore nazionale di Articolo Uno. Dico la mia. Penso non solo che da un patto tra Renzi e Alfano, in quella regione, tanto più se prefigura un’alleanza alle prossime politiche, noi dovremmo starcene alla larga. Ma anche che quel patto rappresenti una delle ragioni per le quali stiamo costruendo un soggetto, di sinistra, alternativo alle destre e al Pd. Se terremo la barra dritta su questo, il nostro messaggio sarà più chiaro. E noi più credibili”. Si sono pronunciati anche la segreteria regionale di Rifondazione comunista e Sinistra comune, una associazione che aveva sostenuto Orlando. Il “modello Palermo – hanno convenuto – non è esportabile, in chiave regionale e nazionale. Si tratta di lavorare  ad una proposta inclusiva che evidenzi la rottura con l’esperienza del Governo Crocetta. Rifondazione comunista si farà carico di un percorso che sia il più possibile inclusivo, fondato su un metodo partecipativo e dal basso, nella costruzione di una lista unitaria alle prossime elezioni regionali per la concretizzazione di un progetto politico e programmatico di sinistra alternativo al Partito Democratico, al Centrodestra, al Movimento 5 Stelle”.

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