Padoan: la manovra ha margini molto limitati. Sconfessa la girandola di miliardi annunciata da Renzi. Ancora decontribuzione, continua il Jobs act. Epifani: non un parola su come si accelerano gli investimenti pubblici, il pozzo nero dell’Italia

Padoan: la manovra ha margini molto limitati. Sconfessa la girandola di miliardi annunciata da Renzi. Ancora decontribuzione, continua il Jobs act. Epifani: non un parola su come si accelerano gli investimenti pubblici, il pozzo nero dell’Italia

Caio Tito, qualche millennio fa, in un discorso tenuto al Senato romano affermava “Verba volant, scripta manent”, tradotta: le parole volano, gli scritti rimangono. Caio invitava alla prudenza nello scrivere, perché, se le parole facilmente si dimenticano, gli scritti possono sempre formare documenti incontestabili. Un Caio Tito ci vorrebbe a Renzi Matteo. Presentando il suo “Avanti”, che lui considera la nuova bibbia del Pd fa balenare una girandola di miliardi che pioverebbero sulla nostra testa. Come? Elementare, dice l’ex premier, “stimolato” dagli “economisti”, si fa per dire, del suo staff. Per cinque anni deficit bloccato al 2,9%. Originariamente pensava al 3%, ma qualcuno deve averlo consigliato di scendere di uno 0,1. Due fa meno  effetto di tre. In questo modo, dice il Matteo nel suo giro di conferenze, avremmo circa 30 miliardi disponibili, una vera cuccagna. Diminuiamo le tasse e, questo non lo dice, chissà quanti bonus possiamo mettere in campo. Basta una piccola correzione e siamo a cavallo.

Il punto politico della manovra finanziaria d’autunno: si concorda o no con Bruxelles? L’intervista del ministro Padoan al Sole24ore

Dall’Europa arriva uno stop secco. Correzioni ne sono già state fatte, avete usato tutta la flessibilità possibile. Il bilancio per il 2018 deve essere formulato secondo gli impegni presi, primo fra tutti quello di azzerare il deficit. Il punto politico è molto chiaro: se si concorda o no il bilancio per il 2018 con l’Europa. Il ministro Padoan, il titolare della gestione del Bilancio pensa che si deve concordare. Il fatto che la “politica dei decimali”, di cui ambedue sono portatori, deve essere cambiata radicalmente, che le scelte economiche vanno rivoltate come un calzino, che le stesse strutture della Ue hanno bisogno di una forte iniezione di democrazia, non passa loro neppure per la testa. Renzi  è uno che grida alla luna, Padoan è uno che centellina le parole, tratta, cerca di aggiustare i conti, non un pericoloso estremista,  insieme è uno che “fa di conto”. Intervistato dal Sole24ore afferma che “la manovra avrà risorse molto limitate e si dovrà puntarle su giovani e lavoro”. Ancora: “Importante – dice – sottolineare che i vincoli di bilancio restano più stretti di quanto si pensi. La Commissione europea sta concordando su una riduzione del deficit da ‘almeno’ lo 0,3% del Pil, nel senso che questo rimane il livello minimo di aggiustamento, non è rinegoziabile.

Guglielmo Epifani, Articolo1-Mdp: “Padoan fa esercizio di realismo. Scompare qualsiasi riequilibrio a favore del lavoro dipendente”

Quel “non rinegoziabile” è tutto un programma. E dà il senso del fallimento delle politiche di questi anni di renzismo e delle conseguenze pesanti, del prezzo molto alto che il paese, i lavoratori, dovrebbero pagare. Dice Guglielmo Epifani, Articolo1-Mdp: “Padoan fa un esercizio di realismo dopo tanti annunci e promesse, fa capire che i margini di manovra sono ristrettissimi. È evidente che scompare qualsiasi riequilibrio fiscale a favore dei lavoratori dipendenti, quale l’intervento sull’Irpef, cosa che era stata promessa nel quadro di una riduzione fiscale nel quadriennio. Unico intervento la decontribuzione che riguarda i giovani che non sempre dà risultati positivi soprattutto se non è selettivo. In  generale manca qualsiasi riferimento a come acceleriamo la spesa, il vero pozzo nero italiano”.

L’obiettivo del ministro Padoan è quello di bloccare sul nascere la prevedibile corsa alle promesse pre-elettorali

Scompare insomma il piano dei sogni di Renzi che prevede 30 miliardi di euro in 5 anni, circa 6 miliardi di euro l’anno, che sono circa un terzo di un punto del reddito nazionale. “Sono cifre che l’Europa non può concedere, scriveva qualche giorno fa La Malfa, ma che sono così diluite nel tempo da avere scarsi effetti sulla ripresa economica”. Non solo. Per quanto riguarda il fiscal compact, il veto che Renzi vorrebbe porre, Padoan dice “meglio puntare su una politica Ue per la crescita e gli investimenti”. E lascia intendere, lo nota chi lo intervista, che “l’obiettivo evidente (del ministro ndr) è di fermare sul nascere la prevedibile corsa alle promesse pre-elettorali che rischia di infiammarsi alla vigilia di uno dei voti politici più incerti della storia recente”. Se lo scrive il Sole24ore prendiamolo per buono. Ma c’è anche un altro rischio. Non a caso le proposte di Renzi indeboliscono il governo Gentiloni. La linea del segretario del Pd porterà il governo a chiedere all’Europa di disporre di qualche decimale di deficit da strappare alla Commissione, una strategia che fino ad oggi non ha dato risultati. E continuerà a non darli anche se Renzi continua ad abbaiare. Il ministro poi non poteva mancare di elogiare se stesso, la politica di tre anni che ha permesso di “consegnare al prossimo governo una situazione molto migliore di quella che abbiamo trovato noi nel 2014; ma si tratta – dice – di un bilancio ancora provvisorio, che vede all’orizzonte un rischio politico aperto, mentre le altre componenti principali del rischio Italia, e cioè crescita, debito e banche, si stanno riducendo”. Il compito di consolidare il quadro tocca alla manovra d’autunno, fa capire a chiare lettere, quella che lui deve fare. E, a questo punto, tira fuori il jolly: la priorità giovani “con misure permanenti per l’occupazione, la lotta alla povertà e la spinta agli investimenti. Quelli privati stanno crescendo anche grazie alle misure messe in campo dal governo, e per la parte pubblica va migliorata la capacità di spesa delle amministrazioni”.

Padoan punta a una sorta di decontribuzione permanente. Ma così non si creano posti lavoro

Il taglio del cuneo fiscale e contributivo è considerato una misura prioritaria. “Permanente”, viene detto. A seconda delle risorse necessarie, si rimane nella logica del Jobs act, che tanto piace a Padoan.  Con la decontribuzione, anche se metti il vincolo dei contratti a tempo indeterminato, non crei posti di lavoro, dai lavoro, che è altra cosa. Solo con gli investimenti, quelli pubblici, anche in deficit questa volta, si creano posti di lavoro. Ma l’ipotesi di Padoan è tutta finanziaria, dentro gli attuali steccati del mercato del lavoro, neppure lontanamente si pensa a ripristinare i diritti dei lavoratori, l’articolo 18 in primo luogo. L’intervista ci parla di “un piano tecnico per assicurare incentivi permanenti, per spingere le imprese ad investire a lungo termine”. Poi qualche parola sulle privatizzazioni, uno sguardo all’Europa, la “questione Fincantieri”, il rapporto con la Francia, la Germania, le banche, le Bad Bank, la crisi, il ruolo della Banca centrale europea, la flat tax di berlusconiana memoria, il ritorno ai parametri di Maastricht, il problema migranti. Insomma uno sguardo a volo d’uccello come si conviene a queste interviste che parlano di tutto. O forse di niente. O lasciano intendere. Il generale agosto, quest’anno torrido, ti brucia la pelle, può darsi che bruci anche molte velleità, a partire da qualche libro per l’estate.

Share