Orlando chiama Pisapia, incontro per un’alleanza elettorale larga, di centrosinistra. Ci sarà anche Calenda. No della minoranza Pd al patto con Alfano. Trattano Guerini e Delrio per conto di Renzi. Sullo sfondo, Minniti, forte dell’appoggio delle destre

Orlando chiama Pisapia, incontro  per un’alleanza elettorale larga, di centrosinistra. Ci sarà anche  Calenda. No della minoranza Pd al patto con Alfano. Trattano Guerini e Delrio per conto di Renzi. Sullo sfondo, Minniti, forte dell’appoggio delle destre

Il calendario della politica estiva, quella che viene definita sotto l’ombrellone, non interessa nessuno, ma è nel mese di agosto che si prepara l’autunno e poi l’inverno.  I retroscena nei quali si esibiscono gli scriba che sono più a contatto con il potere, se ne fanno portavoce, danno voce proprio alla linea che viene loro “suggerita” non dai generali, in vacanza, sempre vigili, ma dai colonnelli. A tener banco in questi giorni col sole che scotta, ma al Nord a far danno sono i temporali, sono stati i migranti, Minniti che continua a dettare legge, in modo sempre più invasivo, grida ai quattro venti della bontà del suo editto e il calendario della politica verso le elezioni in Sicilia con lo sguardo più lontano alla consultazione nazionale. Ed è arrivata una sorpresa in anteprima che riguarda Pisapia. È Repubblica, sponsor riconosciuto dell’ex sindaco di Milano, ora leader di Campo progressista, che avrebbe al suo attivo trecento “officine”, laboratori politici, non meglio identificati, cui è affidata, sotto la guida di Gad Lerner, organizzazione ed elaborazione programmatica, a dare un annuncio importante.

Il  9 settembre l’iniziativa Orlando-Pisapia. Sorpresa di Articolo1-Mdp

 Il 9 settembre Pisapia, impegnato per dar vita ad “Insieme”, nome provvisorio, l’alleanza con Articolo1-Mdp, il soggetto fondato da  Pier Luigi Bersani, Enrico Rossi, Massimo D’Alema, quando hanno lasciato il Pd, si “ritroverà sullo stesso palco” con Andrea Orlando, il ministro della Giustizia, leader della minoranza di sinistra del Pd. Tra gli invitati, fa sapere il quotidiano di Largo Fochetti, anche il ministro Carlo Calenda, che si presenta come uomo di centro. L’obiettivo – afferma Repubblica nell’articolo che apre il giornale, un assoluto scoop – “è quello di tracciare un’idea di alleanza larga in vista delle elezioni politiche, con una dose di civismo e senza i centristi ex berlusconiani in dote (gli alfaniani con i quali il Pd sta trattando per indicare la candidatura di un presidente per la Regione Sicilia che dovrebbe andar bene anche a Mdp e Campo progressista, ndr)”. L’annuncio ha colto di sorpresa in particolare gli esponenti di Articolo1 che affermano di non saperne niente. In programma è una grande assemblea con Campo progressista per mettere a punto un percorso, partire dal programma per dare corpo e anche nome definitivo a “Insieme”. Un percorso, dicono gli esponenti di Mdp che va costruito dal basso. Sempre Repubblica riporta una dichiarazione di Pisapia, il quale afferma: “L’intesa tra Pd e Alfano?

Il leader di Campo progressista ribadisce l’impegno per un centrosinistra radicalmente innovativo

Non commento e non entro nel merito di ipotesi e indiscrezioni. Come ho sempre detto – puntualizza – il mio impegno è per un nuovo centrosinistra, radicalmente innovativo che unisca tutti i soggetti, dell’associazionismo, dell’ambientalismo, del cattolicesimo democratico e del civismo che credono in una sinistra di governo”. Non è un caso che insieme allo scoop che Repubblica titola “Pd diviso sul patto con Alfano. Pisapia: il mio progetto è un altro” vi sia un’intervista con il ministro Calenda, invitato d’onore all’incontro Orlando-Pisapia. Titolo: “All’Italia serve un piano industriale. La crisi non è alle spalle”. Una lunga intervista in cui non mancano gli elogi a  Renzi Matteo ma  i provvedimenti “buoni” di cui parla Calenda portano la sua firma, quella di Padoan, sono farina del sacco di Gentiloni.

Calenda su Renzi una battuta al vetriolo. Rutelli: per una alleanza di sinistra

Renzi? La battuta è di quelle al vetriolo. In generale, il riferimento è alla “governance”, parla di “fragilità”, la definisce “debole e poco efficiente”. Gli chiede chi lo intervista: “Renzi ci ha messo del suo?”. Arriva secca e tagliente la risposta: “Certo, abbiamo sbagliato molto. Il governo Renzi ha fatto per l’economia cose che nessuno aveva fatto prima. Ma ha dato l’impressione che i problemi fossero ormai alle spalle. Non era e non è così”. Non è finita, volti pagina e trovi un’intervista con Francesco Rutellli il quale afferma che “Berlusconi può vincere e rischiamo anche un governo di grande coalizione”. Titolo: “Se Renzi non vuole sconfitte deve fare l’alleanza a sinistra”. E se lo dice uno come Rutelli che parla come “fondatore del Pd ma anche da non iscritto, ma da amico sincero di Matteo e soprattutto di Gentiloni“ c’è da crederci. Sia Orlando che Rutelli sanno bene che un nuovo centrosinistra insieme ad Alfano non è possibile, così come non è possibile che accetti chi ha lasciato il Pd per le politiche di Renzi Matteo di cui anche oggi, il segretario del Pd malgrado fallimenti esistenti ne rivendica la bontà e la paternità. Lo sa bene anche Andrea Orlando.

Si profila uno scenario politico, un percorso pieno di ostacoli verso le urne

Già dai primi di settembre, quando riaprirà i lavori il Parlamento, a partire dalla legge elettorale incombente, non se ne può proprio fare a meno, si profila uno scenario politico, un percorso, pieno di ostacoli, che ci porterà alle urne. Il primo passaggio, quello più ravvicinato, riguarda le elezioni in Sicilia a novembre. Anche se Renzi Matteo si affanna a dire che niente ha a che vedere una consultazione regionale con il voto nazionale, in realtà sa bene che il suo futuro politico e istituzionale dipende, e molto, dall’esito del voto nell’Isola. Non è un caso che il segretario del Pd abbia dato incarico di tallonare Alfano, con cui stabilire un rapporto di alleanza, a Lorenzo Guerini e Graziano Delrio, proprio  colui che più si è contrapposto al diktat di Minniti il quale addirittura ha tenuto il broncio per alcune ore, minacciando le dimissioni rientrate per l’intervento del Capo dello Stato e del presidente del Consiglio. Non è un caso che  il ministro dell’Interno non solo punta a rimanere e rafforzare il suo ruolo in un futuro governo di centro sinistra, magari con un occhio volto anche a  Palazzo Chigi. Non è un caso che gli elogi più sperticati all’operato di Minniti siano venuti dalla destra, a partire da Berlusconi con Forza Italia, a Salvini, Meloni, la quale ha deciso, perlomeno se ne parla, di eliminare dal simbolo di Fratelli d’Italia la fiamma tricolore di Alleanza nazionale ex Msi. Il tassello Alfano, elezioni siciliane, viene visto dalla maggioranza del Pd come un salvagente. Un accordo che parte dalla Sicilia per arrivare fino a Palazzo Chigi. Il problema è trovare una intesa, un patto con Alfano, sul candidato  presidente della Regione, che vada bene  a Mdp e Campo progressista. Sembrava cosa fatta, con l’offerta del Pd di un “pacchetto” di deputati e senatori. Offerta al buio visto che ancora non è noto come si andrà al voto per le politiche.

Berlusconi stoppa Alfano. Se scegliete Renzi fuori dalla Giunta in Lombardia

Non solo. Si dice che Berlusconi non la prenda troppo bene. È vero che in pubblico afferma che chi lo ha tradito non sarà accolto nelle liste di Forza Italia, ma se facessero una lista in piena autonomia sarebbe la benvenuta. E minaccia, riferiscono le agenzie: “Se scegliete Renzi in Sicilia, siete fuori dalla Giunta in Lombardia”. Figuratevi per quanto riguarda le elezioni politiche. Alfano,insomma, è impegnato in uno “stop and go”. È tentato da Renzi ma teme scherzetti sulla legge elettorale. Perché se  venisse cancellata la soglia di sbarramento al 3% visto che la Consulta ha cancellato il premio di maggioranza per tutte le lista varrebbe lo sbarramento all’8%, previsto attualmente per il Senato. Sempre Repubblica riferisce di una telefonata tra Alfano e Verdini, eminenza grigia sempre vigile, il quale ha informato il ministro degli Esteri di un “lavoro” della sottosegretaria Boschi a sostegno del sistema esistente per il Senato. Se così fosse Alfano rimarrebbe a bocca asciutta, senza il gruppetto di parlamentari promesso dagli ambasciatori di Renzi Matteo. Minniti non si pronuncia, sta a guardare, ma, si dice, è molto interessato a questo lavorio, l’onda di melma l’abbiamo chiamata noi. Ci fa piacere che anche il direttore di Repubblica abbia usato questo termine. Forse il presidente della Repubblica dovrebbe tenerne conto.

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