Ong. Dopo Msf, anche Sea-eyes e Save the children sospendono le missioni di ricerca e soccorso. Colpa della Marina libica che ha dilatato a 97 miglia il tratto di mare vietato. Fratoianni: “governo italiano complice della tragedia”

Ong. Dopo Msf, anche Sea-eyes e Save the children sospendono le missioni di ricerca e soccorso. Colpa della Marina libica che ha dilatato a 97 miglia il tratto di mare vietato. Fratoianni: “governo italiano complice della tragedia”

Sono diventate tre le organizzazioni non governative che hanno sospeso l’attività di ricerca e soccorso dei migranti davanti alla Libia. Dopo Medici senza frontiere hanno annunciato oggi di non poter proseguire i salvataggi in mare Sea Eye e Save the children, che ha destato molta sorpresa, dal momento che era stata tra le prime a firmare il Codice di condotta imposto di Minniti. La scelta, dicono, deriva dalle decisioni della Marina libica di controllare le acque internazionali. Infatti, la Guardia costiera libica ha deciso di impedire alle Ong l’accesso alle acque territoriali della Libia per il salvataggio dei migranti. Lo ha fatto sapere in una dichiarazione ad “Agenzia Nova” il portavoce della Marina libica, Ayoub Qassem. Il funzionario ha precisato che le autorità di Tripoli hanno annunciato la delimitazione di una zona speciale per le operazioni di ricerca e soccorso dei migranti da parte della Guardia costiera, all’interno della quale non potranno accedere le navi delle Ong. La decisione, ha precisato Qassem, è stata presa alla luce del fatto che già diverse volte le organizzazioni che operano in mare sono entrate nelle acque territoriali libiche senza ricevere alcun tipo di autorizzazione da Tripoli, cosa che costituisce “una violazione della sovranità” del paese nordafricano. Ora, però alla luce di queste decisioni di Tripoli, le Ong avvertono i rischi. Lo scorso nove agosto, sempre secondo la Marina libica, la stessa Guardia costiera aveva sparato dei colpi “di avvertimento” nei confronti di una nave spagnola, la Open Arms dell’organizzazione non governativa Proactiva, che si trovava in acque territoriali libiche nell’attesa di barconi con a bordo migranti. Una versione che contrasta con quanto dichiarato da Riccardo Gatti, uno dei capi missione di Proactiva open arms, al Manifesto”, secondo il quale la Open Arms – attualmente attraccata al porto di La Valletta, a Malta – si trovava a circa 13 miglia dalla costa libica, quindi “fuori dalle acque territoriali della Libia”. A intervenire, secondo Gatti, sarebbe stata una motovedetta della Guardia costiera di Tripoli, “una di quelle fornite dall’Italia”, che avrebbe sparato “raffiche di mitra a circa 300-350 metri di distanza, per fortuna senza ferire nessuno”.

Il disimpegno, a sorpresa, di Save the Children, dopo la decisione della Marina libica. L’accusa: “molti bambini e adolescenti moriranno”

“Save the Children si rammarica di dover essere costretta a mettere in pausa le proprie operazioni di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo a causa delle decisioni dalla Marina Libica di controllare le acque internazionali in cui normalmente opera la nave di Save the Children con l’obiettivo di salvare vite umane”, si legge in una nota dell’Organizzazione che aggiunge: “Si tratta di una situazione molto preoccupante per il rischio di sicurezza dello staff e per la reale capacità della Vos Hestia di mettere in atto la propria missione di soccorso”. “Save The Children – prosegue la nota – sta valutando l’evolversi dell’intero scenario dopo la dichiarazione della Marina libica di voler estendere il controllo e il divieto alle navi delle ONG nelle acque internazionali che fanno parte della SAR zone e la nave Vos Hestia resta ferma a Malta in attesa di capire se ci sono le condizioni di sicurezza per riprendere le operazioni”. “Il nostro team di esperti a bordo della nave – aggiunge Save The Children – è preoccupato che in questa nuova situazione le imbarcazioni dei migranti saranno costrette a tornare in Libia e molti bambini e adolescenti moriranno prima di lasciare la nuova zona SAR libica. Secondo quanto riportato, infatti, le autorità libiche avrebbero spostato la loro zona di competenza SAR dalle 12 miglia nautiche alle 70 miglia dalla costa libica e le imbarcazioni su cui viaggiano i migranti sono di gomma molto leggera, imbarcano facilmente acqua e non possono portare abbastanza carburante. In questo momento non è chiaro se entrando in quella zona, l’operazione di ricerca e salvataggio di Save the Children potrebbe essere a rischio, ma ciò che è chiaro è che molte vite potrebbero essere messe in pericolo, con la diminuzione della capacità di soccorso e salvataggio in quel tratto di mare”. Save the Children è inoltre “molto preoccupata per l’attuale diminuzione della capacità di salvataggio in mare, dovuta alla sospensione delle attività di altre Organizzazioni presenti nel Mediterraneo”.

E anche la tedesca Sea-Eye sospende le missioni di salvataggio

“Oggi abbiamo deciso a malincuore di sospendere temporaneamente le nostre missioni di salvataggio nel Mediterraneo”. Lo scrive su Facebook il presidente della ONG Sea-Eye Michael Buschheuer. “La ragione – continua – è la mutata situazione di sicurezza nel Mediterraneo occidentale dopo che il governo libico ha annunciato una indefinita e unilaterale estensione delle sue acque territoriali, connessa ad una esplicita minaccia contro le ONG private. Alla luce di queste circostanze, continuare la nostra opera di soccorso non è attualmente possibile. Sarebbe irresponsabile nei confronti delle nostre truppe”. “Anche Medici Senza Frontiere – ricorda Buschheuer – ha annunciato lo stop alle operazioni di ricerca e salvataggio al largo delle coste libiche. Nei prossimi giorni analizzeremo attentamente la situazione e valuteremo il da farsi”.

Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana: “governo complice di una grande tragedia” 

“Il nostro governo è complice di una grande tragedia e questo per noi è inaccettabile”: questa l’accusa lanciata dai microfoni del Giornale Radio Rai dal segretario nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni. “Noi – ha sottolineato – stiamo con Medici senza frontiere, con le organizzazioni non governative che hanno scelto di rifiutare la firma sul codice Minniti che ha come unico effetto concreto di limitare l’efficacia dei salvataggi in mare” ribadisce Fratoianni che poi amaramente aggiunge: “in questi giorni accade spesso di sentire rallegrarsi del fatto che la guardia costiera libica arresti i migranti in mare e li riporti sul proprio territorio senza che nessuno si preoccupi di che fine hanno fatto quelle persone”. Le condizioni nei 34 campi in Libia? Le raccontano le testimonianze raccolte da Save the children, che confermano le accuse di Fratoianni e di tutti coloro che hanno posizioni critiche nei confronti del governo italiano e dei respingimenti. “Le tantissime testimonianze che Save the Children ha raccolto da bambini e ragazzi salvato in questi mesi – dice la Ong – parlano di violenze e abusi gravissimi subite anche dai bambini e dalle bambine più piccole. In questo quadro quindi, la preoccupazione che le operazioni di salvataggio possano essere rese inefficaci e che migliaia di persone possano rimanere nei centri di detenzione libici, preoccupa fortemente. E’ necessario che vengano garantite le condizioni per le operazioni di ricerca e salvataggio ma è altresì necessario anche un forte intervento anche in Libia per garantire che vengano rispettati i diritti umani. Anche alla luce di tutto questo e dell’odierna richiesta di aiuto del governo libico, Save the Children è pronta a fare la propria parte e a continuare a perseguire la propria missione di salvare i bambini, valutando la possibilità di intervenire anche in Libia qualora naturalmente vi siano le giuste condizioni di rispetto dei diritti umani”. Difficile aggiungere altro a questa ennesima testimonianza delle atrocità commesse nei campi libici su bambine, bambini e adolescenti.

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