Niente scuola per i bambini senza vaccinazioni. Ecco le regole da rispettare. Rischio assalto da medici di base, Asl, ospedali e Comuni

Niente scuola per i bambini senza vaccinazioni. Ecco le regole da rispettare. Rischio assalto da medici di base, Asl, ospedali e Comuni
Manca poco meno di un mese al ritorno sui banchi di scuola e il governo fa una piccola grande sorpresa a famiglie, enti locali e soprattutto istituti scolastici. E’ chiaro che la decisione era già stata presa, ma non era stato ancora pubblicato il regolamento che guiderà le vaccinazioni e soprattutto le iscrizioni nelle scuole. Tutti dovranno mettersi in regola e c’è da giurarci che nelle prossime settimane sarà una corsa dai medici di base, nelle Asl, e perché no, anche negli ospedali. Quest’anno i genitori che ancora non hanno vaccinato i propri figli, dovranno per legge mettersi in regola con le immunizzazioni obbligatorie presentando la documentazione completa a scuole e nidi. Pena una salata multa e, nel caso di bimbi da 0 a 6 anni, l’impossibilità ad accedere alla scuola dell’infanziaPer la scuola dell’obbligo c’è tempo fino al 31 ottobre, mentre per i nidi e la scuola dell’infanzia il termine è fissato per il 10 settembre. Il 10 marzo 2018 è invece il termine ultimo per presentare tutta la documentazione comprovante l’avvenuta vaccinazione dei minori qualora si fosse presentata in precedenza solo un’autocertificazione.
 
Ecco, nel dettaglio, i vaccini obbligatori per fascia d’età e i documenti necessari all’iscrizione
 
Vediamo nel dettaglio quali sono i vaccini obbligatori per fascia di età e quali documenti devono essere presentanti per l’iscrizione. In generale, il rispetto degli obblighi vaccinali diventa un requisito per l’ammissione all’asilo nido e alle scuole dell’infanzia – per i bambini da 0 a 6 anni -, mentre dalla scuola elementare in poi i bambini e i ragazzi possono accedere comunque a scuola e fare gli esami, ma, in caso non siano stati rispettati gli obblighi, viene attivato dalla Asl un percorso di recupero della vaccinazione ed è possibile incorrere in sanzioni amministrative da 100 a 500 euroPer semplificare l’iscrizione all’anno scolastico 2017-2018 disposizioni specifiche permettono nell’immediato ai genitori di presentare un’autocertificazione sulle vaccinazioni effettuate (o la presentazione della prenotazione presso la propria ASL) e successivamente la consegna della documentazione completa.
 
Tutti i vaccini obbligatori e chi deve sottoporsi alla terapia
 
Per i minori di età compresa tra 0 e 16 anni, sono obbligatorie e gratuite – in base alle specifiche indicazioni del Calendario Vaccinale Nazionale relativo a ciascuna coorte di nascita – le seguenti vaccinazioni: Vaccinazioni obbligatorie in via permanente – Vaccinazione anti-poliomielitica; vaccinazione anti-difterica; vaccinazione anti-tetanica; vaccinazione anti-epatite B; vaccinazione anti-pertosse; vaccinazione anti-Haemophilus Influenzae tipo b. Vaccinazioni obbligatorie sino a diversa valutazione – Vaccinazione anti-morbillo; vaccinazione anti-rosolia; vaccinazione anti-parotite; vaccinazione anti-varicella.
nati dal 2001 al 2004 devono effettuare – ove non abbiano già provveduto – le quattro vaccinazioni già imposte per legge (anti-epatite B; anti-tetano; anti-poliomielite; anti-difterite) oltre all’anti-morbillo, l’anti-parotite, l’anti-rosolia, l’anti-pertosse e l’anti-Haemophilus influenza tipo b raccomandate dal Piano Nazionale Vaccini 1999-2000. nati dal 2005 al 2011 devono effettuare, oltre alle quattro vaccinazioni già imposte per legge, anche l’anti-morbillo, l’anti-parotite, l’anti-rosolia, l’anti-pertosse e l’anti-Haemophilus influenzae tipo b previsti dal Calendario vaccinale incluso nel Piano Nazionale Vaccini 2005 – 2007.
nati dal 2012 al 2016 devono effettuare, oltre alle quattro vaccinazioni già imposte per legge, anche l’anti-morbillo, l’anti-parotite, l’anti-rosolia, l’anti-pertosse e l’anti-Haemophilus influenzae tipo b previste dal Calendario vaccinale incluso nel Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2012-2014.
nati nel 2017 devono effettuare, oltre alle quattro vaccinazioni già imposte per legge, anche l’anti-morbillo, l’anti-parotite, l’anti-rosolia, l’anti-pertosse, l’anti-Haemophilus influenzae tipo b e l’anti-varicella previste nel nuovo Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2017-2019. Tutte le vaccinazioni elencate sono gratuite, e lo sono anche quando è necessario recuperare somministrazioni che non sono state effettuate in tempo.
 
Ecco i documenti necessari per le iscrizioni nei plessi scolastici e chi può essere esonerato o posticipato
 
Cosa serve per l’iscrizione a scuola? Per chi già avesse effettuato tutti i vaccini, basterà presentare la documentazione comprovante l’effettuazione. Anche la semplice presentazione alla ASL della richiesta di vaccinazione consente l’iscrizione a scuola, ma solo in attesa che la ASL provveda ad eseguire la vaccinazione – o a iniziarne il ciclo nel caso questo preveda più dosi – entro la fine dell’anno scolastico. Sono esonerati dall’obbligo di vaccinazione i soggetti immunizzati per effetto della malattia naturale, ad esempio i bambini che hanno già contratto la varicella non dovranno vaccinarsi contro tale malattia. Esonerati anche i soggetti che si trovano in specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale o dal pediatra. Il vaccino è invece posticipato quando i soggetti si trovano in specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale o dal pediatra, ad esempio quando versino in una malattia acuta, grave o moderata, con o senza febbre. Per potersi iscrivere al nido o a scuola, gli esonerati e i ‘posticipati’ dalle vaccinazioni dovranno presentare l’idonea documentazione comprovante l’esonero per intervenuta immunizzazione per malattia naturale o quella comprovante l’omissione o il differimento della somministrazione del vaccino con copia della prenotazione dell’appuntamento presso la azienda sanitaria locale.
 
I rischi che si corrono se si ritiene di non fare le vaccinazioni
 
Nel caso in cui il genitore/tutore/affidatario non presenti alla scuola la documentazione attestante l’avvenuta vaccinazione, l’esonero, l’omissione o il differimento, i minori da 0 a 6 anni non potranno accedere agli asili nido e alle scuole dell’infanzia. Dai 6 ai 16 anni, invece, potranno comunque accedervi. In entrambi i casi tuttavia il dirigente scolastico o il responsabile dei servizi educativi è tenuto a segnalare la violazione alla ASL. Da quel momento ed entro 10 giorni, l’ASL contatterà i genitori/tutori/affidatari per un appuntamento e un colloquio informativo, indicando le modalità e i tempi nei quali effettuare le vaccinazioni prescritte. Se i genitori/tutori non si presenteranno all’appuntamento oppure, a seguito del colloquio informativo, non provvederanno a far somministrare il vaccino al bambino, l’ASL contesterà formalmente l’inadempimento dell’obbligo. A quel punto, la famiglia (o chi tutela il minore) si vedrà applicata una sanzione amministrativa pecuniaria da 100 euro a 500 euro, proporzionata alla gravità dell’inadempimento (ad esempio, in base al numero di vaccinazioni omesse). Non si incorrerà invece in sanzione quando si provvederà a far somministrare al minore il vaccino o la prima dose del ciclo vaccinale nel termine indicato dalla ASL nell’atto di contestazione. A patto, però, che la famiglia ne completi il ciclo nel rispetto delle tempistiche stabilite dalla ASL.
 
Ecco la posizione dell’Anci espressa dal presidente, Antonio Decaro
 
Sul punto e su tutta la questione delle vaccinazioni obbligatorie, da registrare la posizione del presidente dell’Anci e sindaco di Bari, Antonio Decaro: “E’ necessario definire una procedura standard. Non può scaricarsi sulle spalle del personale delle istituzioni scolastiche comunali o su quelle dei genitori, già gravate da molti pesi, il compito di raccogliere autocertificazioni e certificazioni che peraltro chi riceve non è in grado di valutare. La strada per l’applicazione della legge sui vaccini obbligatori può essere molto più semplice, si tratta solo di tracciarla: le scuole forniscono gli elenchi degli iscritti alle Asl e le Asl verificano che quei bambini siano stati sottoposti alle vaccinazioni. Sarebbe sufficiente – spiega Decaro – consentire di anticipare il regime definitivo, che è basato sullo scambio di dati tra le amministrazioni. Iter che dovrebbe essere prassi in tempi di digitalizzazione della pubblica amministrazione”. “In base alla legge, infatti, in questa fase transitoria la produzione di autocertificazioni, entro il 10 settembre, e delle certificazioni, entro il 10 marzo, è a carico delle famiglie – spiega l’Anci – E al personale comunale degli asili nido e delle scuole dell’infanzia toccherebbe una valutazione per la quale non è qualificato. Soltanto dall’anno scolastico ‘20-‘21 è previsto siano direttamente le Asl a fornire alle scuole queste certificazioni. Non si capisce come mai, in epoca di digitalizzazione, siano necessari tre anni per mettere a regime un sistema di comunicazione e trasmissione dati tra le pubbliche amministrazioni. L’Anci ha da subito fatto presente, nelle sedi tecniche e politiche della conferenza unificata Stato, Regioni, enti locali e in sede di conversione parlamentare, le criticità attuative della legge: in particolare quella richiesta ai genitori di produrre e ai responsabili delle scuole di raccogliere certificazioni che sono già in possesso di un’altra pubblica amministrazione, la Asl”.
 
I Comuni hanno chiesto modalità più agevoli per il controllo della regolarità vaccinale
 
“Abbiamo chiesto in più sedi, presentando emendamenti e poi sollecitando la circolare al ministero della Salute, di consentire una modalità più agevole per il controllo della regolarità vaccinale dei bambini e delle bambine che devono entrare a scuola – continua Decaro – abbiamo fatto presente anche che la sanzione, in caso di mancata produzione del certificato, non dovrebbe essere l’allontanamento dei bambini, il 10 marzo, ad anno quasi terminato. Quindi con senso di responsabilità ci siamo messi al lavoro per redigere un protocollo da condividere con i ministeri della Salute e dell’Istruzione e con la Conferenza delle Regioni”. Sul modello di quanto sperimentato altrove, per esempio a Frosinone tra Asl e Ufficio scolastico regionale, il protocollo stabilirà che si diano indicazioni univoche ai territori affinché si anticipi (la legge non lo vieta) la previsione secondo la quale le scuole e i servizi educativi trasmettono alle Asl solo l’elenco degli iscritti e le autocertificazioni presentate dai genitori. La produzione e il controllo dell’effettivo possesso dei certificati, invece, vengono affidati alle stesse Asl che poi informano le scuole.
 
Il regime transitorio causa disagi alle famiglie e ne scatena anche per scuole e Comuni
 
“Il regime transitorio – conclude il presidente dell’Anci – oltre a causare disagi alle famiglie, ne produce anche per le scuole e i Comuni perché comporta la ricezione di materiale cartaceo da parte di personale non competente alla sua valutazione. Lo scambio di dati tra le amministrazioni risolverebbe il problema. I tempi sono stretti rischiamo di ritrovarci il 10 settembre con le famiglie in coda prima agli sportelli delle Asl e poi davanti alle scuole. In attesa che magari insegnanti o bidelli siano costretti a interpretare le certificazioni”.
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