Monsignor Tettamanzi è morto. La Chiesa e il mondo piangono un grande sacerdote e pastore, attento all’umanità, ai lavoratori, agli ultimi

Monsignor Tettamanzi è morto. La Chiesa e il mondo piangono un grande sacerdote e pastore, attento all’umanità, ai lavoratori, agli ultimi

Dionigi Tettamanzi, l’ex arcivescovo di Milano, amatissimo dalla Chiesa ambrosiana, da credenti e non credenti, e che ha lasciato un segno indelebile del suo passaggio anche nella Curia vaticana, è morto sabato mattina a causa di una malattia che si è aggravata in sette mesi. Il decesso è avvenuto nella casa di spiritualità Villa Sacro Cuore di Triuggio, in provincia di Monza e Brianza, dove si era ritirato nel settembre 2011 al termine del suo ministero di arcivescovo di Milano. Fino a lunedì alle 12 è aperta la camera ardente nella cappella di Villa Sacro Cuore di Triuggio. Lunedì la salma verrà trasferita in Duomo a Milano dove dalle ore 16 e fino alle ore 22 sarà possibile sostare per la preghiera davanti alla bara chiusa. Sempre lunedì alle 17.30 in Duomo verrà celebrata la messa di suffragio da monsignor Gianantonio Borgonovo, arciprete del Duomo. I funerali di monsignor Dionigi Tettamanzi verranno infine celebrati in Duomo a Milano martedì prossimo, 8 agosto, alle 11 e saranno presieduti dall’amministratore apostolico cardinale Angelo Scola e concelebrati, tra gli altri, dall’arcivescovo eletto di Milano monsignor Mario Delpini. Il cardinale Tettamanzi al termine della celebrazione verrà sepolto in Duomo, sul lato destro della cattedrale, ai piedi dell’altare Virgo Potens, dove è presente anche l’urna del beato cardinale Schuster.

Monsignor Tettamanzi nel ricordo di chi scrive: un eminente teologo, ma anche uno spirito inquieto e contemporaneo

Chi, nella sua vita di cattolico, di credente, ma anche di non credente, abbia avuto la fortuna di conoscerlo, come chi scrive, sa che con don Dionigi Tettamanzi se ne va uno dei grandi costruttori della Chiesa contemporanea, quella che è in grado di unire il compito sacerdotale alla difficilissima attività pastorale, rivolta soprattutto a chi più ha bisogno, e che ha condotto alla elezione di tre papi, diversi, ma in linea con quella prospettiva, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e soprattutto papa Francesco. Con sacerdoti e pastori come don Dionigi la Chiesa degli ultimi 30 anni ha operato cambiamenti giganteschi, senza mai fare il verso e adeguarsi a una modernità nichilista e cialtrona. Chi l’ha conosciuto non potrà dimenticarne l’enorme cultura teologica e liturgica, e quella sua paziente disponibilità a condividere, e a discutere, e criticare, pensieri filosofici difficili, interrogativi inquietanti, dubbi e incertezze. Il suo tarlo era l’educazione al senso, soprattutto nelle nuove generazioni, non solo religioso ma dell’umanità, e in questo egli era un autentico fenomenologo, lettore attento di Edith Stein e di Husserl. Di questo chi scrive ebbe la fortuna di conversare con lui durante una lunga e felice serata invernale, in una parrocchia romana, di alcuni anni fa. Era convinto che la filosofia fenomenologica fosse in realtà come una sorta di teologia laica, perché restituiva senso positivo all’intelligenza umana, alla scienza, ma non assunte nella loro specificità, perché quello era il limite, ma come elementi della felicità dell’uomo, anzi di tutti gli uomini, che ne avrebbero dovuto condividere, tutti, i progressi come diritto inalienabile. E dunque, come un sacerdote laico, per lui l’intellettuale, il fenomenologo, come il pastore della Chiesa deve imperativamente indicare la via della felicità e del senso della vita all’umanità.

Il riconoscimento di un grande pastore nelle parole della Cei e della Cgil

Anche per queste note personali, appare molto calzante il disegno che la Cei, la Conferenza espiscopale ha voluto consegnare alle agenzie di stampa. “Nonostante la levatura teologica”, scrive monsignor Gualtiero Bassetti, il presidente della Cei, “Tettamanzi ha sempre saputo proporsi con un tratto di estrema disponibilità, che abbatteva ogni distanza e lo rendeva un vero uomo dell’incontro. E’ sufficiente ricordare le modalità con cui, da arcivescovo di Milano, svolgeva la visita pastorale: con cura e profondità, ma soprattutto con la fisionomia del pastore e, quindi, la semplicità del buon parroco, attento a fermarsi con ogni persona”. Ma anche una organizzazione laica come la Cgil ha voluto rendere omaggio a don Dionigi Tettamanzi, a testimonianza del valore di quel sacerdote, che ha oltrepassato la divisione tra credenti e non credenti. La segreteria nazionale della Cgil scrive infatti: “Ci lascia una guida e un punto di riferimento morale e civile di laici e credenti. Vicino agli ultimi e a tanti lavoratori in difficoltà, di lui ricordiamo l’attenzione e l’impegno profuso a fianco dei sindacati nella soluzione di molte situazioni difficili e di complicate vertenze”.

Don Dionigi sempre accanto ai lavoratori, per la loro dignità e per i loro diritti

Ecco, il lavoro umano, la dignità che esso fornisce, i diritti che ne sono alla base, soprattutto quando vengono calpestati, erano tutti elementi della sua attività di pastore cattolico, di primus inter pares di una comunità talvolta, o spesso, sofferente.  E non solo, anche le comunità islamiche ne ricordano l’impegno interreligioso, quando dovette superare le mille barriere fondamentaliste e si fece promotore di una moschea in ogni quartiere di Milano. E pensare che quando si insediò nella Diocesi di Milano, nel 2002, molti pensarono che Tettamanzi fosse la risposta conservatrice di Giovanni Paolo II dopo gli anni intensi e rivoluzionari del cardinal Martini. Tettamanzi invece sorprese tutti, al punto che oggi molti sono convinti che don Dionigi per interpretazione del ruolo di pastore nella difficile Diocesi di Milano, ha superato il cardinal Martini, proprio per le aperture originali, innovative, creative della Ecclesia dinanzi a un mondo che diventava sempre più secolarizzato e che abbandonava chiese e sacramenti, ovvero il senso religioso della vita.

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