Migranti e Ong. L’Onu denuncia il piano di Commissione europea e Italia di allargare alla Libia i confini d’Europa. Conseguenze: più morti nel Mediterraneo e più schiavi, torturati, violentati nei lager libici

Migranti e Ong. L’Onu denuncia il piano di Commissione europea e Italia di allargare alla Libia i confini d’Europa. Conseguenze: più morti nel Mediterraneo e più schiavi, torturati, violentati nei lager libici

Due esperti indipendenti delle Nazioni Unite hanno espresso gravi perplessità e dure critiche a proposito della nuova politica della Commissione Europea sui salvataggi nel Mediterraneo, ma soprattutto hanno lanciato un drammatico allarme sulla possibilità di una moltiplicazione dei morti in mare. “Il nuovo piano d’azione della Unione Europea”, dicono i due Rapporteur speciali dell’Onu, Felipe Gonzalez Morales, cileno, e Nils Melzer, svizzero, “ivi compreso il codice di condotta per le organizzazioni che operano sulle navi soccorso, minaccia la vita e vìola gli standard internazionali, condannando i migranti ad affrontare numerose violazioni dei diritti umani in Libia”. Il codice di condotta, elaborato e scritto dall’Italia col sostegno di Bruxelles, ha l’obiettivo di  fermare le navi che operano privatamente per trasportare i rifugiati in Italia dalle acque al largo delle coste libiche. Ciò fa parte di un più ampio piano della UE che punta a ridurre la pressione degli arrivi sulle coste europee. La Libia ha anche annunciato una zona di ricerca  e soccorso che va al di là delle acque territoriali, restringendo l’accesso alle acque internazionali alle navi umanitarie.

I due esperti dell’Onu: “la Commissione europea cerca di spostare i suoi confini verso la Libia”

I due esperti dell’Onu proseguono: “la soluzione non è quella di restringere l’accesso alle acque internazionali o di puntare le armi e sparare per minacciare le navi, come mostrano ripetutamente le prove. Ciò avrà per effetto la morte di moltissimi migranti in mare e contravviene all’obbligo di soccorso delle persone in difficoltà”. Aggiungono inoltre che le organizzazioni internazionali stavano compiendo “sforzi tremendi per il salvataggio”, dal momento che le loro navi hanno realizzato più del 40% delle operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo. I due autori del Rapporto Onu esprimono il sospetto che la Commissione europea stia cercando di spostare i suoi confini verso la Libia. E ribadiscono che, in base al diritto internazionale, i migranti vanno accompagnati e fatti sbarcare presso il porto più vicino, dove le loro vite e le loro libertà non vengano minacciate, e dove potranno ricevere informazioni, assistenza e una giusta valutazione delle loro richieste d’asilo.

“Le condizioni dei lager libici, inumane e degradanti”

Tuttavia, dicono, “semplicemente la Libia non può essere considerata come un luogo sicuro dove far sbarcare i migranti e la politica messa in atto dall’Unione Europea è la negazione di questo fatto. I migranti intercettati dalla Guardia costiera libica affronteranno una detenzione senza fine, in condizioni inumane e degradanti, a rischio di morte, tortura e di altre violazioni dei diritti umani, senza alcun tipo di processo giudiziario”. Infatti, i centri di detenzione libici sono tutti estremamente sovraffollati, con inadeguati accessi ai bagni, alle strutture sanitarie, senza ventilazione, né cibo e acqua pulita. Ai detenuti viene anche negato l’accesso a un equo processo o agli avvocati.

Morales e Melzer: “giunto il tempo per affrontare la vera questione, la ricollocazione di migranti e rifugiati nei paesi dell’area Schengen”

Non solo. I due esperti dell’Onu denunciano anche il fatto che i migranti in Libia rischiano lo sfruttamento nel lavoro e sono vulnerabili ad altre forme di moderno schiavismo, mentre le donne rischiano violenze sessuali di ogni tipo. È perciò vitale che la UE e la Libia concedano a più navi salvataggio di avvicinarsi alle coste libiche, ma, secondo Morales e Melzer, ciò contrasta con le regole della missione libica decisa dall’Italia che consentono di operare in acque territoriali libiche solo per scopi tecnici e logistici, e per sostenere la Guardia costiera libica. “È giunto il momento di affrontare la vera questione”, dicono i due esperti, “che è l’impatto sproporzionato sugli stati di frontiera, come l’Italia e la Grecia, e di ricollocare migranti e rifugiati nei paesi dell’area Schengen, invece di appoggiare misure che conducono le migrazioni sempre più a sud e alimentano la sofferenza umana, in violazione dei diritti umani”.  Infine, “gli stati dovrebbero espandere i regimi dei visti e offrire maggiori opzioni per la sistemazione dei rifugiati, per la loro protezione temporanea, per i visitatori, le riunificazioni familiari, il lavoro, la residenza, la pensione e i visti per motivi di studio, in coerenza con gli obiettivi per lo sviluppo sostenibile dell’Onu e per garantire ai migranti che non saranno più costretti a imbarcarsi per i viaggi mortali”.

Non sarebbe il caso di convocare le Camere? Ma se stiamo alla data dell’informativa urgente per il caso Regeni, temiamo che per i migranti si possa arrivare a Natale

Questo il succo del durissimo e molto critico Rapporto dei due esperti indipendenti dell’Onu, Morales e Melzer. Come si vede chiamano esplicitamente e direttamente in causa sia l’Italia che l’Unione Europea, accusate entrambe di utilizzare una strategia che spinge fino alle coste libiche la frontiera europea. Se è così, e non abbiamo dubbi che sia così, data anche l’attendibilità degli autori del Rapporto Onu, sarebbe ancora più opportuno che ne discutesse il Parlamento, immediatamente, perché sono venute meno molte delle ragioni che sostengono il codice di condotta per le Ong e la stessa missione in Libia, che, come scrivono Morales e Melzer, si integra in quella strategia di allargamento delle acque costiere libiche con lo scopo non di accogliere migranti e rifugiati, ma di respingerli nell’inferno dei centri di detenzione del paese nordafricano. Ma temiamo che chiedere una convocazione urgente per questa ragione, in pieno clima vacanziero – come ha ribadito uno dei leader della maggioranza, Fabrizio Cicchitto – significa fare un “buco nell’acqua”. Su Regeni e l’informativa urgente alle Commissioni estere delle Camere dovremo attendere addirittura il 4 settembre. Sui migranti, si arriverà di certo a Natale.

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