Mediterraneo. La strategia del Viminale ora è chiara: sbarazzarsi delle Ong per militarizzarlo da Tripoli a Lampedusa, con la complicità dei militari libici e della UE. Marcon, Sinistra italiana: “marchio di vergogna sul governo”

Mediterraneo. La strategia del Viminale ora è chiara: sbarazzarsi delle Ong per militarizzarlo da Tripoli a Lampedusa, con la complicità dei militari libici e della UE. Marcon, Sinistra italiana: “marchio di vergogna sul governo”

Ecco a quale punto paradossale siamo giunti con le politiche del governo Gentiloni nel Mediterraneo: è bastata un’intervista a un ammiraglio della Guardia costiera libica, rilanciata da Repubblica, per alimentare, da destra, il già squallido processo alle Organizzazioni non governative, in modo da delegittimarle e sbatterle fuori dalla missione di ricerca e soccorso in mare di profughi e migranti. Cosa dice l’ammiraglio libico? “Il lavoro delle Ong è prezioso, ma devono salvarli i migranti, non trasportarli, altrimenti diventano un elemento decisivo nella catena criminale che permette a questo sistema di essere efficiente”: è la vulgata ormai in voga in Europa, e soprattutto tra gli esponenti delle destre. L’ammiraglio, di fatto, parla come Di Maio, esponente di spicco di Cinquestelle, e futuro candidato alla premiership, che aveva battezzato le navi Ong “i taxi del mare”, con disprezzo verso le organizzazioni umanitarie e malcelato autocompiacimento per quella che ha considerato una “bella trovata” demagogica; parla come Salvini, che parla come Minniti, che parla come Renzi, che parla come Berlusconi. Cosa nasconde questo coro di novelli paladini del diritto e della legalità, che mette insieme militari libici e politici italiani di destra? Sempre secondo Repubblica, il coro nasconderebbe la strategia del Viminale di cacciare dal Mediterraneo le navi delle Ong una volta per tutte, e affidare le missioni di ricerca e soccorso alle navi già impegnate nelle operazioni Sophia e Triton, in modo da militarizzare l’intero bacino, dalle coste libiche a quelle italiane, allo scopo di non accogliere ma di respingere i migranti. Respingerli verso l’inferno dei 34 lager libici, dove verranno sottoposti a ogni genere di violenza e di abuso, soprattutto su donne e bambini, come hanno testimoniato Save the Children, Amnesty international e la stessa Unhcr, la mano dell’Onu per i rifugiati.

Non è un caso che dal Viminale fanno eco all’articolo di Repubblica sulla nuova strategia con una nota entusiasta sul calo degli sbarchi: addirittura parla di meno57% rispetto al mese di giugno, senza però dire che non è certo per responsabilità del Codice, entrato in vigore verso la fine di luglio, ma per le condizioni del mare in tempesta e per una precisa strategia degli scafisti. Repubblica cita pertanto una fonte anonima del Viminale, la quale sostiene che qualora gli sbarchi dovessero riprendere in modo intenso, “chiederemo alle missioni Sophia e Triton, e ai mercantili di passaggio, di aiutare la Guardia costiera nei soccorsi”. Non ancora soddisfatta, la fonte arriva a sostenere la verità del Viminale: portare le lancette del Mediterraneo a prima dell’arrivo delle navi delle Ong, che hanno tratto in salvo la bellezza del 35% dei migranti, e sono considerate addirittura pericolose, tornando a militarizzare le acque tra Lampedusa e Tripoli, usando le navi delle operazioni Sophia e Triton (quelle operazioni da tutti riconosciute come fallimentari, a differenza della missione Mare Nostrum). Insomma, è un gigantesco pasticcio politico, compiuto dal governo italiano, con la complicità di parte del Parlamento, che ha preferito inseguire la destra sul suo terreno infido della propaganda e della costruzione del nemico, i migranti, piuttosto che dare avvio a scelte razionali e umane.

La responsabilità precisa del governo italiano non sfugge a Giulio Marcon, capogruppo di Sinistra italiana alla Camera, che in una lunga nota sttolinea che “l’abbandono temporaneo delle Ong delle operazioni di salvataggio dei migranti nel Mare Mediterraneo non è solo a causa della decisione del governo libico di portare a oltre 12 miglia (cioè in acque internazionali) la zona di competenza della sua marina militare (su imbeccata italiana ed europea), mettendo a rischio le operazioni di altre navi di soccorso. E quindi ognuno si prenda la sua responsabilità e non pensi di far finta di niente: Minniti, Di Maio e Salvini intanto si sfregano le mani”. Inoltre, prosegue Marcon, “la decisione delle tre ong arriva dopo mesi di incessante criminalizzazione delle attività di salvataggio in mare non con l’obiettivo di colpire presunti (e mai provati) contatti tra scafisti e ong ma con lo scopo di impedire l’arrivo di profughi nelle nostre coste”. Infatti, “se vogliono colpire chi fa affari sulla pelle dei migranti, Minniti e Salvini si rivolgano proprio alla Guardia costiera libica che prova a far pagare il ‘pizzo’ a chi vuole soccorrere i profughi. Quale sarà il risultato di tutto ciò? Sicuramente arriverà qualche migrante in meno e sicuramente moriranno molti migranti in più in mare. Molti altri – prosegue il capogruppo di Sinistra italiana – andranno a finire nei lager che sono i centri di detenzione libici, dove sono tenuti in condizioni tremende: picchiati, affamati, stipati come animali in stanzini e in celle, con poco cibo e poca acqua, spogliati dei loro beni, intimiditi”.

E a proposito delle condizioni dei lager libici, Amnesty International informa che monitorerà nei prossimi mesi il rispetto dei diritti umani in Libia: “Nel momento in cui si collabora con questo Paese bisogna sapere con chi si ha a che fare, e soprattutto come si può lavorare per prevenire la violazione dei diritti umani”, ha detto il presidente di Amnesty International-sezione Italia, Antonio Marchesi, sottolineando che l’organizzazione ha in corso ricerche in tal senso e i cui risultati saranno resi noti appena possibile. La questione dei migranti, ha aggiunto parlando all’ANSA, “non si può risolvere rimandando indietro le persone, rimandandole in Libia”, un Paese dove sono ampiamente note le violazioni dei diritti umani. Marchesi giudica poi “inaccettabile la campagna denigratoria contro le Ong” e si dice “molto dispiaciuto” che alcune organizzazioni, come Medici senza Frontiere, “si stanno comprensibilmente ritirando dalle operazioni di soccorso. Ma questo avrà una conseguenza sulla vita delle persone”.

Perciò, ricapitolando: sul tema dei migranti e della missione in Libia, in Italia si è creata una giunzione orribile tra le destre alla Salvini e Meloni, la destra di Forza Italia, la destra di Alfano e la destra del Partito democratico, rappresentata dal ministro Minniti, che oggi ha ottenuto il plauso di Luciano Violante, nel corso di un’intervista al Quotidiano nazionale, e si tratta della destra che ormai chiaramente, con la delegittimazione delle Ong, vuole e favorisce i respingimenti e intende mettere fine all’accoglienza nel nostro paese dei migranti e dei profughi (quanto poi sia razzista fare una differenza tra migranti economici e profughi, è talmente palese che solo Salvini e Calderoli l’usano per demagogia populista). Dall’altra parte c’è un arco di forze democratiche, laiche e cattoliche, sindacali e soprattutto di sinistra, intellettuali come Saviano, che invece hanno scelto di stare dall’altra parte, con le organizzazioni umanitarie, il diritto internazionale, la legge del mare. Sono forze minoritarie, come ci dice Violante? Può darsi, ma almeno sono nel giusto e dalla parte dell’umanità. Una sinistra che non sta con la giustizia sociale e l’umanità può anche vincere – lo diciamo a Violante – ma non ci appartiene, e noi non apparteniamo ad essa.

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