Libia. La missione militare italiana passa alla Camera e al Senato coi voti della maggioranza, di Forza Italia e parte di Mdp. Indignazione di Sinistra Italiana e di numerose associazioni umanitarie. Mistero sul sequestro giudiziario della nave Iuventa

Libia. La missione militare italiana passa alla Camera e al Senato coi voti della maggioranza, di Forza Italia e parte di Mdp. Indignazione di Sinistra Italiana e di numerose associazioni umanitarie. Mistero sul sequestro giudiziario della nave Iuventa

L’aula della Camera ha approvato la risoluzione presentata dalla maggioranza sulla deliberazione del Consiglio dei ministri in merito alla partecipazione dell’Italia alla missione internazionale in supporto alla Guardia Costiera libica. I sì sono stati 328, i no 113 e gli astenuti 22. Al Senato le risoluzioni sono state due: quella di maggioranza ha ottenuto 191 sì e 47 no; quella di Fi ha raccolto 170 sì, 33 no e 37 astensioni. Diverso invece l’atteggiamento del resto dei partiti di centrodestra che hanno deciso di andare in ordine sparso al momento del voto in Aula. Al sì degli azzurri infatti si è contrapposta, in un dualismo sempre più evidente, la bocciatura alla risoluzione della maggioranza da parte della Lega. La missione in Libia ha avuto come effetto immediato quello di creare malumori e divisioni anche dentro Mdp. Inizialmente critico, il partito ha poi deciso di votare a favore della risoluzione di maggioranza che aveva recepito alcune richieste di Articolo1. Le correzioni però non sono servite a ricompattare il gruppo.

Carlo Galli (Mdp): “evidenti criticità, evidenziate nel nostro atto di indirizzo. Motivati da responsabilità nazionale, non da specifica fiducia all’esecutivo”

“La deliberazione del consiglio dei ministri sulla missione italiana a supporto della guardia costiera libica presenta caratteristiche evidenti di criticità”, ha detto Carlo Galli, parlando in Aula alla Camera a nome di Mdp, “tutte evidenziate nell’atto di indirizzo che Mdp ha autonomamente presentato, nel quale le contraddizioni vengono evidenziate, e in cui si dà alle Ong il giusto riconoscimento della loro azione benemerita che troppi oggi tengono a criminalizzare; e ci motiva a dare un voto di appoggio a quella della maggioranza, in un’ottica di assunzione di responsabilità nazionale più che di specifica fiducia verso l’esecutivo. Un appoggio, tuttavia, necessariamente articolato, date le diverse sensibilità presenti, del tutto legittimamente, all’interno del nostro gruppo, particolarmente su un tema così complesso e controverso, e davanti a un intervento governativo così incerto”.  Carlo Galli ha poi aggiunto che “nella nostra risoluzione evidenziamo l’esilità giuridica e politica della legittimazione che colloca il nostro intervento in un contesto segnato da un alto grado di instabilità politica e militare. Evidenziamo anche la scarsa chiarezza sul destino dei migranti, una volta ritornati in Libia per azione della guardia costiera libica, con il nostro aiuto. Questa operazione – in pratica l’estensione di ‘mare sicuro’ dentro le acque territoriali libiche – non ha la minima possibilità di affrontare alla radice la questione dei migranti”.

Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana: “convintamente contro la missione militare libica, un’avventura sbagliata e pericolosa” 

“Sinistra Italiana ha votato convintamente contro la missione militare libica, si tratta di un’avventura, di una scelta sbagliata e pericolosa, priva di ogni copertura giuridica internazionale. Ancora una volta siamo di fronte ad una discussione superficiale, così come avvenne nel 2011, e come allora una goffa rincorsa delle mosse francesi in quell’area”, ha affermato Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana, parlando con i cronisti a Montecitorio. “Una scelta sbagliata – prosegue – anche rispetto alla gestione dei fenomeni migratori, con il governo italiano che ha deciso di intraprendere la strada di limitare la possibilità di salvare delle persone, è cambiata la priorità: da salvare delle vite si è passati oggi al tema di come contenere le persone. Ma è pressoché impossibile riuscire a contenere quegli esseri umani che fuggono da fame, carestie, guerre. Tentare poi – conclude Fratoianni – di impedire alle Ong di fare il proprio mestiere, cioè salvare vite, è inaccettabile”.

Elisa Bacciotti, Oxfam Italia: “missione che rischia di aumentare il livello di disumanità nei confronti dei migranti”

“L’ulteriore supporto navale tecnico e logistico da parte dell’Italia alla Guardia Costiera Libica, deliberato dal Parlamento oggi, non servirà, purtroppo, a lenire le sofferenze dei migranti che attraversano questo paese in fuga da guerra e atrocita’”, ha commentato in una nota la direttrice delle campagne di Oxfam Italia, Elisa Bacciotti, sul via libera di oggi alla Camera alla missione italiana in Libia. “Al contrario tale missione, facilitando le attività di rimpatrio non volontario in Libia operate direttamente dalla Guardia Costiera di questo paese, potrebbe avere l’effetto di riportare e bloccare un numero maggiore di migranti in un paese in cui i centri di detenzione sono paragonabili a veri e propri lager, nei quali le persone sono sistematicamente esposte a trattamenti inumani”, spiega la direttrice Oxfam, che aggiunge: “Una realtà fatta di abusi, torture e detenzioni illegali vissuta dalla gran parte dei migranti, arrivati in Libia, per mano di milizie locali, trafficanti e bande criminali, già denunciata a luglio da Oxfam insieme ai partner Borderline Sicilia e Medici per i Diritti Umani. Persone che arrivano in Libia, paese che non prevede alcun sistema di richiesta di protezione internazionale, fuggendo dalla violenza perpetrata nei loro confronti per trovare solo altra violenza”. In questo contesto, Oxfam chiede quindi all’Italia, alla Ue e agli Stati membri di “adoperarsi per garantire il rientro delle persone nei loro paesi di origine, solo attraverso procedure fondate sul rispetto dei diritti umani, e mai in condizioni che li possano mettere in pericolo. Gli Stati membri della Ue dovrebbero inoltre espandere canali sicuri e regolari per i rifugiati e altri migranti, e migliorare le procedure di ricongiungimento familiare per rifugiati e richiedenti asilo, garantendo che le famiglie siano in grado di riunirsi nel minor tempo possibile”, conclude la nota.

Filippo Miraglia, vicepresidente Arci: “chiaro esempio di neocolonialismo per fini elettorali”

La missione navale di supporto della Guardia costiera libica è ”un chiaro esempio di neocolonialismo per fini elettorali, che ha per obiettivo quello di ridurre, se possibile a zero, i flussi nel Mediterraneo centrale, sostenendo una delle parti che oggi si contendono il territorio (e quindi anche i porti, la guardia costiera e il mare entro le acque territoriali) in Libia’, commenta con durezza il vicepresidente nazionale Arci, Filippo Miraglia. ”Se l’operazione riesce – aggiunge Miraglia – il nostro governo potrà cantare vittoria e dire di aver fatto come con la Turchia: chiuso l’ultimo canale d’accesso, i richiedenti asilo non arriveranno più in Italia, non si potranno più mettere in salvo. La missione è presentata come un’operazione di contrasto all’immigrazione illegale e quindi ai trafficanti. Ma sulle barche ci sono, oramai da molti mesi, i migranti e nessun trafficante. Ci si dimentica che qualsiasi rifugiato, prima di poter chiedere asilo, deve poter accedere alla procedura e quindi alla frontiera. Questo dice la legge, oltre che la nostra Costituzione”. Secondo Arci, l’operazione è ”in contrasto al diritto d’asilo, come lo è stato l’accordo con Erdogan”.

Flavio Di Giacomo, portavoce Oim: “l’intervento italiano paradossalmente farà ricadere i migranti nella trappola dei trafficanti di esseri umani”

L’intervento italiano nelle acque territoriali libiche rischia paradossalmente di far ricadere i migranti nella trappola dei trafficanti di esseri umani in Libia. Lo ha detto ad “Agenzia Nova” il portavoce dell’Organizzazione mondiale per le migrazioni (Oim), Flavio Di Giacomo, commentando l’ingresso nelle acque territoriali libiche del pattugliatore italiano Comandante Borsini in rotta verso il porto di Tripoli. “E’ sicuramente la notizia del giorno, ma ancora non è chiaro quale tipo di ruolo avranno queste navi. Siamo convinti che prima di portare i migranti in Libia sia necessario migliorare le condizioni ai punti di sbarco e ai centri di detenzione, dove subiscono trattamenti inumani e degradanti”, ha detto Di Giacomo. Il rischio è che i migranti cadano di nuovo nel circolo vizioso delle violenze e degli abusi, diventando nuovamente vittime dei trafficanti, ha aggiunto il portavoce di Oim.

La nave Comandante Borsini entrata nelle acque territoriali libiche 

E a proposito della nave Comandante Borsini, già impiegata nell’ambito del dispositivo dell’operazione “Mare Sicuro”, lo Stato Maggiore della Difesa ha reso noto che è entrata nelle acque territoriali libiche, dopo aver ricevuto le necessarie autorizzazioni, facendo rotta verso il porto della città di Tripoli. “A bordo – si legge in un comunicato diffuso dallo Stato Maggiore – è imbarcato il nucleo di ricognizione, costituito da ufficiali del Comando operativo di vertice interforze e della squadra navale, che ha ricevuto il compito di condurre, congiuntamente con i rappresentanti della Marina e della Guardia costiera libiche, le necessarie attività di ricognizione e di definire le ultime modalità di dettaglio per quanto attiene alle misure di coordinamento delle successive attività di supporto e di sostegno, che avverranno su richiesta della controparte”.

Intanto, si fa sempre più fitto il mistero sulle ragioni del sequestro della nave Iuventa, della Ong tedesca Jugend Rettet, che non ha firmato il Codice di Minniti

Sequestrata la nave “Iuventa” della ong tedesca “Jugend Rettet”, fermata la notte scorsa nel porto di Lampedusa. Investigatori del Servizio centrale operativo, della Squadra mobile di Trapani e del Nucleo Speciale d’intervento della Guardia costiera hanno eseguito il sequestro preventivo della motonave battente bandiera olandese ma gestita dall’organizzazione non governativa tedesca che non ha firmato il codice di condotta del Viminale. Il provvedimento è del Gip di Trapani, Emanuele Cersosimo, su richiesta del sostituto procuratore Andrea Tarondo. Le indagini, avviate nell’ottobre del 2016, spiegano gli investigatori, “hanno consentito di raccogliere elementi indiziari in ordine all’utilizzo della motonave ‘Iuventa’ per condotte di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”. Il natante, viene sottolineato, “è stabilmente utilizzato nel soccorso di migranti in prossimità delle coste libiche ed al loro trasbordo su altre navi sempre in acque internazionali, permanendo abitualmente nel mare Libico, in prossimità delle acque territoriali del paese africano”. Dalla Ong però danno tutta un’altra versione: “Siamo stati interrogati – riferisce Tommaso Gandini, attivista della campagna #overthefortress lanciata dai membri del progetto Melting Pot (che si occupa di narrare le migrazioni), e che si trovava sulla Iuventa – ci sono state poste delle domande sia sull’ultima missione che sulle precedenti ma siamo stati informati che l’indagine è contro ignoti”.

La stretta del governo, con il Codice per le ong e la missione in Libia, sembra aver frenato le partenze. In base ai dati diffusi dal ministero dell’Interno, dall’inizio dell’anno a oggi sulle coste italiane sono sbarcati 95.215 migranti, il 2,73% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (97.892). E’ la prima volta quest’anno che si rileva un calo.

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