Libia. Haftar minaccia di bombardare le navi. Il Parlamento libico contrario alla nostra missione. Manifestazioni contro l’Italia ovunque. Ma cosa diavolo ha votato il Parlamento italiano?

Libia. Haftar minaccia di bombardare le navi. Il Parlamento libico contrario alla nostra missione. Manifestazioni contro l’Italia ovunque. Ma cosa diavolo ha votato il Parlamento italiano?

Su cosa esattamente si è espresso mercoledì il Parlamento italiano a proposito della missione in Libia? Le notizie che giungono dal paese del Nordafrica a tutto fanno pensare fuorché ad un via libera libico all’intervento italiano. Al di là della ormai famosa lettera del premier Serraj, datata 23 luglio e indirizzata al Parlamento italiano, di cui non vi è traccia, se non nella promessa del ministro Alfano di consegnarla al Copasir, ovvero al Comitato che si occupa di sicurezza, giovedì, dopo le minacce del generale libico Haftar di bombardare le navi italiane in acque territoriali libiche, si esprime con molta durezza, anche nei toni, il Parlamento libico, con un rifiuto “categorico” a qualsiasi tipo di accordo e a qualsiasi richiesta avanzata dall’Italia, che le permetta di violare la sovranità nazionale con il pretesto dell’assistenza e dell’aiuto alla lotta contro l’immigrazione illegale. Andiamo con ordine.

Le minacce del generale Haftar: “colpiremo ogni nave che tenta di entrare nelle acque territoriali libiche senza permesso dell’esercito”

Il generale libico Khalifa Haftar, comandante dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna), ha dato ordine di colpire qualsiasi “nave che tenta di entrare nelle acque territoriali della Libia senza il permesso dell’esercito”. Secondo quanto sottolineato dall’ufficio dei media dell’Lna sul profilo ufficiale di Facebook, “Haftar ha dato ordini alle basi navali di Tobruk, Bengasi e Ras Lanuf di colpire qualsiasi nave che tenti di entrare in acque territoriali libiche senza il permesso dell’esercito”. Il messaggio non fa esplicito riferimento alla missione navale italiana a sostegno della Guardia costiera libica, tuttavia giunge poco dopo l’approvazione da parte del parlamento italiano della missione navale a sostegno della Guardia costiera libica. Il presidente della Commissione Difesa del Senato, Nicola Latorre, sull’onda anche emotiva provocata da queste minacce, scrive in una nota: “non credo che queste affermazioni possano compromettere la missione italiana, peraltro richiesta dal governo di unità nazionale libico, portata avanti con il massimo di protezione per i nostri militari e in stretto rapporto con i libici. Naturalmente verificheremo come si evolve la situazione e valuteremo le eventuali iniziative da assumere”. Ancora tanta ambiguità da parte di chi invece dovrebbe dare certezze. Non solo. La parlamentare della Commissione esteri del Partito democratico, Lia Quartapelle, aggiunge una buffa e curiosa spiegazione delle parole minacciose di Haftar: “Le minacce del generale libico Khalifa Haftar, comandante dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna) e uomo forte della Cirenaica, rivolte alla missione navale italiana di sostegno alla Guardia costiera libica vanno lette più in un quadro di dialettica politica che di effettiva volontà di incidere dal punto di vista militare”. Si aspettava già il lancio delle bombe? E aggiunge: “Haftar non è nuovo a uscite di questo tipo che si accompagnano ad una sua volontà di farsi riconoscere come interlocutore in Libia”. Insomma, secondo questa incredibile dichiarazione della Quartapelle, sembra che Haftar dica: “se entrate, vi spariamo”, e un attimo dopo aggiunga, “abbiamo scherzato”, manco fossimo all’asilo. Speriamo che questa sottovalutazione del generale Haftar non faccia precipitare gli eventi, cosa che il senatore Latorre, invece, sia pure con una involuzione dialettica, mette nel conto.

La nota del Parlamento libico: “l’Italia vuole esportare la crisi umanitaria in Libia. Non lo permettermo”

Ma è la nota del Parlamento libico che spaventa. Si precisa che non viene ammesso alcun accordo che non sia sottoposto al potere legislativo rappresentato dall’approvazione in Parlamento e non attraverso il potere esecutivo “che non ha ancora ricevuto il voto di fiducia” su un tema “che non protegge la sovranità nazionale né le acque territoriali libiche”. Per questo il Parlamento avverte l’Italia sul pericolo di esportare la crisi umanitaria dal suo territorio al territorio libico “attraverso il rimpatrio dei migranti illegali”. Infine, il Parlamento invita le Nazioni Unite ad adottare misure che proteggano la sovranità della Libia, “Stato rappresentato al suo interno”, ed esorta l’Italia a “rispettare” le convenzioni e i trattati internazionali, oltre che la sovranità libica. Anche il Parlamento libico, come il generale Haftar, non è credibile? Certo è che le minacce di Haftar da un lato, e la nota del Parlamento libico dall’altro forniscono un quadro tutt’altro che rassicurante della vicenda libica, e confermano, se mai ve ne fosse stato bisogno, che non esiste unanimità in Libia sulla richiesta di aiuti all’Italia. Per questa ragione, non si capisce davvero quale sia stata la spinta politica, logica, perfino strategica che ha motivato governo e Parlamento italiani ad approvare una mozione confusa e ambigua sulle modalità della missione in Libia. Un pattugliatore italiano è già nelle acque libiche, ma non si capisce bene con quali funzioni e con quali regole d’ingaggio. Domanda: se non vi fosse stata l’iniziativa politica di Macron con la presunta Intesa di Parigi, il nostro governo e il nostro Parlamento si sarebbero mossi con tanta disinvolta e confusa premura?

Le parole dell’ambasciatore italiano in Libia, Perrone, contraddicono nettamente Alfano e Gentiloni. La credibilità del governo italiano è meno di zero 

“Ciò che ha chiesto il premier libico (Fayez al Sarraj) è il rafforzamento della cooperazione tra Italia e Libia nel campo della lotta all’immigrazione tramite il sostegno alla Guardia costiera libica e le altre istituzioni che combattono contro l’immigrazione illegale e i trafficanti di esseri umani”, ha detto Perrone, senza però mai fare riferimento alla nota lettera del 23 luglio, secondo la quale, come aveva annunciato Gentiloni si chiedeva di schierare un blocco navale militare al largo della Libia. “C’è un sostegno logistico e tecnico – ha aggiunto l’ambasciatore – che forniamo da mesi tramite l’addestramento e la fornitura di motovedette per la Guardia costiera libica. Questa collaborazione tra Italia e Libia è importante per rafforzare la sovranità libica e le capacità delle forze di sicurezza di proteggere i confini per risolvere il problema dell’immigrazione illegale e fermare i flussi dal confine meridionale”. Pressato dal conduttore della tv del generale Haftar, secondo cui il problema dei flussi migratori illegali dovrebbe essere risolto in ambito europeo, Perrone ha risposto in arabo fluente che “l’immigrazione è un problema libico e italiano in modo particolare, perché i flussi e le bande criminali minano la stabilità di ampie zone della Libia, in particolare in quelle dell’occidente”. Questa piaga, secondo Perrone, è molto negativa per il paese nordafricano. “Sono fenomeni criminali che impediscono lo sviluppo economico, sociale e di altro genere. E’ importante che ci sia una cooperazione tra Italia come paese di approdo e la Libia come paese di attraversamento. Per rafforzare la sovranità libica è necessaria la cooperazione con l’Italia e questo può richiedere l’ingresso di navi italiane nelle acque libiche per svolgere il sostegno tecnico e logistico alle forze della Marina libica”. Quest’ultima frase è sibillina: quali navi? Con quali compiti? E quali regole d’ingaggio?

Dall’intervista all’ambasciatore veniamo a conoscenza di manifestazioni popolari in Libia contro la missione italiana

Rispondendo poi a una domanda sull’organizzazione di manifestazioni in Libia contro la missione italiana, in cui secondo il conduttore della tv libica “purtroppo sono state bruciate bandiere italiane”, Perrone ha risposto che “l’epoca del colonialismo è finita e non ritornerà più”, aggiungendo che Italia e Libia devono necessariamente collaborare perché hanno degli obiettivi strategici in comune, come la lotta all’immigrazione e al crimine. “Dobbiamo lavorare insieme perché possa la Libia contare sull’Italia e viceversa: siamo legati da questi fenomeni criminali che si manifestano soprattutto nei nostri paesi. Questo sostegno che l’Italia offre alle forze di sicurezza libiche è positivo e deve andare avanti. Non c’è nessuna ingerenza militare, ma solo un sostegno alle forze della Marina libica per permetterle di lavorare contro l’immigrazione e il crimine: questa è la verita’”, ha concluso Perrone. Ma è davvero la verità?

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