La mafia ‘liquida’ del Gargano che in molti, purtroppo, hanno definito di serie B. Le parole del Procuratore della Dna, Roberti denunciano la gravità della situazione. Lo stato delle indagini dopo la strage di San Marco in Lamis

La mafia ‘liquida’ del Gargano che in molti, purtroppo, hanno definito di serie B. Le parole del Procuratore della Dna, Roberti denunciano la gravità della situazione. Lo stato delle indagini dopo la strage di San Marco in Lamis
Il ministro degli Interni Minniti è arrivato in Puglia per partecipare ad un vertice del Comitato per l’Ordine e la Sicurezza pubblica, dopo l’efferato agguato di San Marco in Lamis, che ha lasciato sul campo 4 persone, tra queste uno dei boss dell’area di Manfredonia, uscito da poche ore dalla galera. Nel corso della riunione sono state messe a punto iniziative di presidio del territorio e di presenza dello Stato in questa parte del Paese che sembrerebbe, un alcune realtà locali, decisamente fuori controllo. Davanti, Minniti, si è trovato una lunga serie di richieste degli amministratori locali e tra queste il potenziamento degli organici delle forze dell’ordine e non è escluso che nei prossimi giorni aliquote supplementari siano assegnate alla Polizia di Sato ed all’Arma dei Carabinieri. Una richiesta in questo senso era stata fatta dal Presidente della Regione Puglia, richiesta rimasta inascoltata, alcuni mesi fa e che riportiamo di seguito. Il ministro, ha dato le sue risposte e sono risposte che in molti avevano previsto, ovvero una reazione dello Stato all’altezza del livello dei clan. Ecco le parole di Minniti “La risposta dello Stato rispetto all’uccisione di cittadini inermi e innocenti sarà durissima. E’ questa una grande questione del paese”, ha aggiunto, sottolineando che non riguarda solo la provincia di Foggia. “Il controllo del territorio è la prima risposta: 192 unità aggiuntive – ha annunciato – arriveranno in provincia di Foggia, la prima parte già stasera” e tra loro anche “appartenenti ai Cacciatori di Calabria” reparto speciale dei Carabinieri. Si tratta di “uomini – dei reparti prevenzione e anticrimine della polizia di stato, delle compagnie di intervento dei carabinieri, dei baschi verdi della Gdf. Il loro compito sarà ‘saturare’ il territorio”. Ci saranno anche droni e videosorveglianza e a San Severo – ha annunciato – sarà costituito un nuovo reparto di repressione del crimine”. Solo questo ultimo punto, potrebbe essere apprezzato dal Governatore della Puglie, Emiliano, che ben altro aveva chiesto al Governo. Ma andiamo per ordine.
 
La relazione della Dia sulla provincia di Foggia parla di quadro criminale complesso ed instabile
 
Ma su quanto sta accadendo in Puglia e soprattutto nelle aree del Gargano, c’è da dar conto di una articolata relazione, anche questa precedente a quanto accaduto a San Marco in Lamis, della Direzione Distrettuale Antimafia che parla di un quadro criminale “complesso e instabile” quello della provincia di Foggia, caratterizzato dalla “notevole frammentazione dei gruppi” e da “equilibri precari anche all’interno delle singole organizzazioni”, con una pericolosa “ascesa delle giovani leve” e contrasti che hanno dato vita ad una “guerra di mafia tuttora in evoluzione” e connotata da episodi di “inusitata violenza”. E proprio in questo contesto, descritto dalla Dia, è maturato l’agguato di San Marco in Lamis che avrebbe avuto come obiettivo Mario Luciano Romito, 50 anni, di Manfredonia, ritenuto uno degli esponenti di spicco del clan che negli ultimi anni si è contrapposto a quello dei Libergolis nella “faida del Gargano”.
 
Una mafia liquida che vede sbocciare nuovi gruppi criminali che vanno ad affiancarsi, in molti casi senza alleanze, alle vecchie formazioni storiche
 
A livello regionale, scrive la Dia nell’ultima relazione al Parlamento, “il panorama delinquenziale continua a caratterizzarsi per i costanti mutamenti, dovuti anche all’emersione di nuovi gruppi” che si affiancano alle principali formazioni mafiose, “storicamente radicate nelle province di Lecce, Taranto e Brindisi”. Le attività criminali più diffuse sono l’usura, le estorsioni, lo spaccio di droga e il gioco illecito. La criminalità foggiana si caratterizza invece per la sua “eterogeneità”: sono molti i gruppi criminali sulla scena, senza un organo decisionale condiviso. Ognuno agisce per conto proprio, anche se “i diversi sodalizi risultano spesso convergere in sinergie operative finalizzate al perseguimento di obiettivi criminali comuni”. A ciò si aggiunga “un contesto ambientale omertoso e violento, con una sempre maggiore commistione tra criminalità comune e organizzata”.
 
Con specifico riferimento all’area garganica, poi, lo scenario – sottolinea la Dia – “è molto instabile”. Essenzialmente per due fattori: “la presenza di gruppi a forte organizzazione verticistica, basati essenzialmente su vincoli familiari e non legati tra loro gerarchicamente” e “l’ascesa delle giovani leve desiderose di colmare i vuoti determinati dalla detenzione di elementi di spicco”, in particolare quelli appartenenti al clan Libergolis , o “dei Montanari” che da tutti viene considerato il più spietato ed autorevole, oltre che storico, viste le sue radici. I Libergolis (originari di Monte Sant’Angelo) sono stati contrapposti dalla fine degli anni ’70 in una sanguinosa faida – decine i morti ammazzati – con il clan degli Alfieri-Primosa e, più di recente, con la famiglia Romito (quella del pregiudicato ucciso oggi), un tempo alleata.
 
Il ruolo del clan dei Libergolis e di quello dei ‘montanari’ al centro dell’ultima sanguinosa faida
 
Secondo quanto ricostruito in numerose inchieste giudiziarie, infatti, i Libergolis avrebbero rappresentato il braccio armato dello storico “clan dei Montanari”, mentre i Romito si sarebbero occupati di gestire i proventi degli affari illeciti e i rapporti con gli ambienti economici e politici. L’alleanza si è però rotta, per questioni di potere e di controllo del territorio, e una nuova guerra è cominciata. “In uno scenario così complesso – conclude la Dia – le attività illecite più remunerative continuano ad essere il traffico di stupefacenti, le estorsioni e i reati di natura predatoria, in particolar modo le rapine ai tir ed ai portavalori”.
 
Il procuratore nazionale antimafia Roberti non ridimensiona l’allarme e la criticità della situazione: “Altro che mafie di serie B”. In 30 anni 300 omicidi e l’80% irrisolti
 
Le parole del procuratore nazionale antimafia Roberti, confermano la criticità della situazione: “Non è mafia di serie B La criminalità pugliese e in particolare questa efferatissima forma di criminalità foggiana, è stata considerata troppo a lungo una ‘mafia di serie B'”. Roberti, nel corso di una trasmissione radiofonica in Rai ha detto che le faide tra clan vanno avanti da 30 anni, ci sono stati 300 omicidi, e l’80% è rimasto impunito.
 
Un muro di gomma ed una assoluta omertà di fronte alle donne ed agli uomini delle forze dell’ordine che indagano
 
Ma sull’ultima strage le indagini vanno avanti serrate, anche se di fronte a loro le donne e gli uomini di Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia di Stato, trovano un vero e proprio muro di gomma. In atto in queste ore indagini, interrogatori e perquisizioni. I militari nella notte hanno ascoltato una decina di persone tra amici e parenti delle vittime, ma finora – a quanto si è appreso – non è stato possibile trarre nessun elemento utile per le indagini. Stesso risultato alla fine delle perquisizioni effettuate, più di una decina.
 
Sull’ultima strage di San Marco in Lamis, l’ultima parola e nelle ricostruzioni che arriveranno dalle perizie dei Ris
 
Per quanto riguarda la scena del delitto, prima di poter mettere un punto fermo sulla ricostruzione effettuata dagli investigatori, sarà necessario attendere la comparazione balistica che verrà effettuata dal Ris, che dovrà stabilire con certezza se, ad esempio a sparare contro il Fiorino e, quindi contro i due contadini, siano state le stesse armi che hanno fatto fuoco ed ucciso Romito e il cognato. Diverse decine le cartucce repertate che sono state sparate da un fucile d’assalto AK 47 Kalashnikov e da un fucile da caccia calibro 12. Le indagini, a detta dei militari, al momento non hanno una pista privilegiata. Non viene, cioè, tralasciata alcuna pista e alcuna ipotesi. “Al momento – si è appreso dagli investigatori – stiamo verificando se sia vera la possibilità che il boss si trovasse lì per un appuntamento o se la sua presenza sia stata del tutto casuale. Così come stiamo verificando ogni particolare della vita dei due contadini, anche se al momento emerge che sarebbero del tutto estranei alla vicenda”. Non è improbabile che gli omicidi di ieri si possano comunque collegare ad una vendetta per quanto accaduto circa un mese fa, proprio alla periferia di Apricena, con l’uccisione di due persone o che l’agguato possa essere inserito in un contesto più ampio di guerra per la conquista del territorio per la droga proveniente dall’Albania, un ‘business’ che fa gola a vari gruppi della malavita locale e che potrebbe aver scatenato una vera e propria guerra.
 
In campo anche la politica. Il presidente del Consiglio regionale della Puglia, Mario Loizzo: “Vogliono affermare regole sanguinarie, negatrici dei valori della comunità sociale”
 
“Sdegno ed anche preoccupazione per la sfida della criminalità garganica che non esita ad uscire ripetutamente allo scoperto per affermare le sue regole sanguinarie” viene espressa dopo gli omicidi avvenuti ieri a San Marco in Lamis dal presidente del Consiglio regionale della Puglia, Mario Loizzo a nome dell’intera Assemblea. “Tutta la Puglia – afferma Loizzo – respinge la violenza di una componente numericamente insignificante ma violentemente negatrice dei valori della comunità sociale e umana. Il Consiglio regionale è schierato con i magistrati e con tutti gli ufficiali, i dirigenti, gli uomini e le donne delle Forze dell’Ordine che certamente eserciteranno ogni sforzo per vincere la battaglia della legalità”. Loizzo conclude ripetendo quanto affermato a marzo a San Severo dopo le intimidazioni criminali: “la Puglia operosa e sana non rinuncerà mai a costruire una società più libera e sicura”.
“Sono profondamente colpito dalla ferocia mafiosa che ha mietuto vittime nell’agguato di San Marco in Lamis. Addirittura, la barbarie ha colpito due lavoratori innocenti soppressi solo perché presenti nel momento delittuoso”. E’ quanto afferma il presidente della Provincia di Foggia e sindaco di San Severo, Francesco Miglio. “Da tempo, – sottolinea Miglio – mi batto con tutta la comunità legale della Capitanata contro ogni forma di criminalità, illegalità e violenza. Sono stati innumerevoli gli appelli ad alzare il livello di guardia. Tutti uniti dobbiamo reagire con forza per debellare ogni forma diffusa di violenza e criminalità organizzata e non. La presenza del Ministro dell’Interno, Marco Minniti, oggi a Foggia, per una riunione del Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica, rappresenta l’impegno e la vicinanza delle istituzioni in un momento così delicato. Dopo il vertice con il Ministro mi recherò a San Marco in Lamis per esternare il mio cordoglio personale alle famiglie delle due vittime, testimoni involontari dell’accaduto”. 
 
Nel marzo del 2017 Michele Emiliano aveva già lanciato l’allarme. “Serve un cambio di passo, ovvero una sezione operativa della Dia e una sottosezione dello Sco”
 
Va detto che l’allarme era stato lanciato già nel marzo di quest’anno dal presidente della Regione Emiliano che aveva denunciato atti intimidatori di questa mafia ai danni di amministratori locali del Gargano e non solo. Eccole le parole di Emiliano che purtroppo non hanno avuto effetto immediato. “Appare del tutto evidente come sia necessario un cambio di passo. Spetta agli organi inquirenti fare luce su questi episodi criminali, che probabilmente sono causati da una rinnovata imposizione delle regole e della legalità difficilmente accettabile da chi ha interessi illeciti, ma è altrettanto vero che da ormai un decennio chiediamo ai vari governi nazionali un aumento degli organici delle forze di polizia e della magistratura in Puglia. Al ministro Minniti presenterò anche la mozione presentata dal Movimento a 5 Stelle e votata all’unanimità dal Consiglio Regionale e dalla Giunta affinché la provincia di Foggia sia dotata di una sezione operativa della DIA e di una sottosezione dello S.C.O., a dimostrazione che su questi temi esiste una visione comune tra partiti e movimenti politici. Tra gli altri fronti delicati vi è anche la questione del contrasto al caporalato: è di ieri la notizia della minaccia ricevuta da una dirigente della Cgil di Lecce a cui va la mia personale solidarietà. Questi sono momenti in cui c’è necessità di unione, perché le divisioni avvantaggiano solamente i portatori di interessi criminali, basti pensare ad alcune pretestuose polemiche seguite alla chiusura del gran ghetto con il rischio di alimentare, proprio agli occhi delle vittime dello sfruttamento, la rilevanza dei caporali che andrebbero invece trattati per ciò che sono: delinquenti. Vi è infine la necessità di rafforzare il sistema di welfare in particolare per le fasce più deboli: l’ultimo taglio del Governo sul Fondo Politiche Sociali è preoccupante perché senza il welfare di Stato è sempre in agguato il welfare delle organizzazioni criminali e questo l’Italia non se lo può permettere perché un arretramento su questi temi equivarrebbe ad un errore strategico drammatico che avrebbe conseguenze negative non solo sull’oggi ma anche sul domani.”
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