Inutili e fuorvianti le polemiche della destra su papa Francesco e lo ius soli. Nel documento per la Giornata mondiale del migrante, il papa è più “progressista” del progetto di legge: accogliere, proteggere, promuovere e integrare, i suoi verbi

Inutili e fuorvianti le polemiche della destra su papa Francesco e lo ius soli. Nel documento per la Giornata mondiale del migrante, il papa è più “progressista” del progetto di legge: accogliere, proteggere, promuovere e integrare, i suoi verbi

Abbiamo ascoltato e letto esponenti più o meno illustri della destra sparare dardi avvelenati contro papa Francesco, nei talk show e sui giornali, senza neppure uno straccio di contraddittorio. Abbiamo ascoltato e letto esponenti più o meno illustri della destra avvelenare l’opinione pubblica con discorsi neoautoritari sul diritto di cittadinanza che spetta a chi nasce in Italia (ius soli) o a chiunque, cittadino straniero, abbia condiviso un percorso scolastico in Italia (ius culturae). Abbiamo ascoltato e letto illustri esponenti della destra scatenarsi contro i migranti, i figli dei migranti, i nipoti di terza generazione dei migranti come fossero tutti, o quasi, dei delinquenti. E tutto ciò senza che nessuno di loro abbia fatto lo sforzo di leggere (ma si sa, la lettura di un documento complesso non è semplice) integralmente il messaggio di papa Francesco in occasione della Giornata mondiale del migrante prevista per gennaio 2018. È bastato che un quotidiano online, Repubblica, titolasse sul favore per lo ius soli, interpretando in modo troppo sintetico il più articolato ragionamento di Bergoglio, per scatenare una polemica sul nulla. Ora, che Bergoglio sia per lo ius soli (e nessuno si è ricordato delle sue origini italiane, pur essendo egli nato in Argentina) non è una novità, e che parteggi per lo ius culturae non lo ha mai nascosto. Dov’è lo scandalo? In un paese normale, il dibattito politico avrebbe avuto altre dimensioni culturali, a partire dalla più corretta lettura integrale del messaggio papale. In Italia, no, ogni cosa viene illuminata dalla propaganda, e purtroppo dalla compiacenza di alcuni mezzi di informazione. La sostanza è che le polemiche sullo ius soli hanno nascosto la vera sostanza del più ampio discorso di papa Francesco, che accusa senza mezzi termini l’Occidente, non fa alcuna differenza tra migranti economici e profughi (differenza che tanto piace alla destra e a Macron), e rilancia sul piano del riconoscimento della dignità di persona di ogni migrante. È questa filosofia che spaventa? Pensiamo di sì.

Accogliere, proteggere, promuovere e integrare, migranti e profughi

Papa Francesco parte da quattro verbi fondamentali: “accogliere, proteggere, promuovere e integrare”. Nelle pagine del testo si trovano le diverse azioni in cui questi verbi vengono declinati e che sono per il pontefice la risposta alle sfide che le migrazioni contemporanee pongono. Un’attenzione quella di papa Francesco non nuova: “ho ripetutamente espresso speciale preoccupazione per la triste situazione di tanti migranti e rifugiati che fuggono dalle guerre, dalle persecuzioni, dai disastri naturali e dalla povertà”, scrive ricordando la visita a Lampedusa del 2013 e l’istituzione del nuovo Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale. Accogliere  “significa innanzitutto offrire a migranti e rifugiati possibilità più ampie di ingresso sicuro e legale nei paesi di destinazione”, auspicabili “un impegno concreto affinché sia incrementata e semplificata la concessione di visti umanitari e per il ricongiungimento familiare”, e programmi di sponsorship, l’apertura di corridoi umanitari per i rifugiati più vulnerabili. “Sarebbe opportuno – scrive ancora il papa – prevedere visti temporanei speciali per le persone che scappano dai conflitti nei paesi confinanti”. Per Francesco inoltre le “espulsioni collettive e arbitrarie di migranti e rifugiati, soprattutto quando esse vengono eseguite verso Paesi che non possono garantire il rispetto della dignità e dei diritti fondamentali” non sono una soluzione (chissà perché Repubblica non ha rilanciato invece questo passaggio che fa riferimento anche alla Libia) e ricordando la “Caritas in Veritate” di Benedetto XVI richiama il principio della centralità della persona e la necessità di “anteporre sempre la sicurezza personale a quella nazionale”.

Proteggere i migranti

Il verbo Proteggere, per il papa si declina in tutta una serie di azioni in difesa dei diritti e della dignità di migranti e rifugiati “indipendentemente dal loro status migratorio”. Occorre quindi assicurare “un’adeguata assistenza consolare, il diritto di conservare sempre con sé i documenti di identità personale, un equo accesso alla giustizia, la possibilità di aprire conti bancari personali e la garanzia di una minima sussistenza vitale. Se opportunamente riconosciute e valorizzate, le capacità e le competenze dei migranti, richiedenti asilo e rifugiati, rappresentano una vera risorsa per le comunità che li accolgono”. L’auspicio è che vengano “concessi la libertà di movimento nel paese d’accoglienza, la possibilità di lavorare e l’accesso ai mezzi di telecomunicazione”. Attenzione particolare ai minori: “La Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo – ricorda il papa – offre una base giuridica universale per la protezione dei minori migranti. Ad essi occorre evitare ogni forma di detenzione in ragione del loro status migratorio, mentre va assicurato l’accesso regolare all’istruzione primaria e secondaria”.

Promuovere, con una legislazione che garantisca la permanenza regolare alla maggiore età, per continuare gli studi, rispettando il diritto universale ad una nazionalità dove si nasce

Ed ecco il passaggio che ha scatenato mille equivoci: “parimenti è necessario garantire la permanenza regolare al compimento della maggiore età e la possibilità di continuare gli studi”. Nel rispetto del diritto universale ad una nazionalità “questa va riconosciuta e opportunamente certificata a tutti i bambini e le bambine al momento della nascita” attraverso, sottolinea papa Francesco, “una legislazione sulla cittadinanza conforme ai principi fondamentali del diritto internazionale”. Così si può evitare la situazione di apolidi cui spesso si vengono a trovare i migranti e i rifugiati. Se Repubblica avesse letto il testo, riportandolo fedelmente, non avrebbe commesso l’errore, e addirittura avrebbe scritto di un papa che si affida alla coerenza col diritto internazionale, altro che quello ius soli molto temperato di cui si parla in Italia. Pare poco? Non lo è. Papa Francesco va oltre. L’inserimento socio-lavorativo dei migranti e rifugiati, la cura della dimensione religiosa, l’attenzione a coloro che vivono situazioni di disabilità e la promozione del ricongiungimento familiare “senza mai farlo dipendere da requisiti economici”: sono alcune delle buone prassi in cui può essere declinato il verbo Promuovere, cui è legata anche la dimensione che deve avere il riconoscimento del valore della dimensione religiosa “garantendo a tutti gli stranieri presenti sul territorio la libertà di professione e pratica religiosa”.

Integrare non è assimilare, ma scoprire il segreto di cui è portatore l’altro

L’ultimo verbo è integrare che, ricorda Francesco citando Giovanni Paolo II, non è “assimilazione che induce a sopprimere o a dimenticare la propria identità culturale. Il contatto con l’altro porta piuttosto a scoprirne il segreto, ad aprirsi a lui per accoglierne gli aspetti validi e contribuire così ad una maggior conoscenza reciproca”. Il processo di integrazione, per il pontefice, può invece essere accelerato “attraverso l’offerta di cittadinanza slegata da requisiti economici e linguistici e di percorsi di regolarizzazione straordinaria per migranti che possano vantare una lunga permanenza nel Paese”. È una necessità anche “favorire in ogni modo la cultura dell’incontro, moltiplicando le opportunità di scambio interculturale, documentando e diffondendo le buone pratiche di integrazione e sviluppando programmi tesi a preparare le comunità locali ai processi integrativi”.

Papa Francesco conclude dichiarando la disponibilità della Chiesa a “impegnarsi in prima persona” per realizzare tutte le iniziative proposte, ma avverte: “per ottenere i risultati sperati è indispensabile il contributo della comunità politica e della società civile, ciascuno secondo le responsabilità proprie”. Insomma, come si evince dal testo, papa Francesco va oltre le timidezze del progetto di legge italiano sullo ius soli, che probabilmente non passerà al Senato per l’opposizione di alfaniani, forzitalioti ed altri presunti cattolici. E il suo discorso è talmente progressista che oltrepassa qualunque timidezza del Partito democratico, e finanche di qualche ramo della sinistra. Qualcuno dovrebbe avvertire Alfano e amici che papa Francesco ha scritto un documento. Per accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti. E fa appello al diritto universale e internazionale per l’applicazione della cittadinanza nel luogo in cui si nasce. Ma si sa, papa Francesco non si presenta alle elezioni.

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