Inizia il meeting di Cl a Rimini. Cos’è davvero Comunione e liberazione e perché è corteggiata anche a sinistra. Il discorso di Gentiloni e l’impegno per lo ius soli. Ma il popolo ciellino è freddo su questi temi, meglio la finanza

Inizia il meeting di Cl a Rimini. Cos’è davvero Comunione e liberazione e perché è corteggiata anche a sinistra. Il discorso di Gentiloni e l’impegno per lo ius soli. Ma il popolo ciellino è freddo su questi temi, meglio la finanza

Ha avuto inizio domenica 20 agosto il Meeting di Comunione e liberazione, a Rimini. Si tratta della trentasettesima edizione, e anche questa volta, come accade ormai da qualche decennio, è stata inaugurata da un presidente, della Repubblica o del Consiglio. Ormai, la kermesse di Cl ha assunto una dimensione da evento istituzionale, grazie soprattutto alla sua capacità, e a quella dei suoi dirigenti, di proporsi come uno dei maggiori referenti, forse il maggiore, tra le comunità ecclesiastiche, per le istituzioni, la politica, il mondo economico e imprenditoriale, fino al sindacato. Così, dopo la partecipazione di Francesco Cossiga da presidente della Repubblica, di Giulio Andreotti, da presidente del Consiglio, negli anni Ottanta, il meeting di Cl ha visto la partecipazione, anzi l’inaugurazione, molto significativa di Giorgio Napolitano, nel 2011, e di Sergio Mattarella nel 2016, tra i presidenti della Repubblica, di Enrico Letta e di Matteo Renzi, tra i presidenti del Consiglio. L’edizione del 2017 è stata aperta dal premier Paolo Gentiloni, che ha fatto un discorso come se si trovasse dinanzi alle Camere riunite, e invece aveva di fronte a sé qualche migliaio di giovanotti ed ex giovanotti di Comunione e liberazione. Poco da dire, naturalmente, sulla scelta di istituzionalizzare un appuntamento, di parte e così impregnato di discorso religioso di matrice veterocattolica, eppure tanto amato anche da personalità della sinistra. Bertinotti elogia il suo popolo e paragona il Meeting alle Feste dell’Unità. Luciano Violante ha addirittura partecipato alla conferenza stampa di presentazione della edizione 2017. Pier Luigi Bersani è praticamente ospite fisso. E qualche anno fa, furono ospiti personalità come D’Alema e Veltroni, e tanti ministri dei governi Prodi, il quale vi partecipò, ma da presidente della Commissione europea. Ma il popolo di Cl ha amato anche Silvio Berlusconi, nonostante tutte le contraddizioni che si portava addosso, e lo ha votato, così come è stato protagonista delle vittorie elettorali di Roberto Formigoni. Questo apparente ecumenismo, religioso e politico, è in realtà un gigantesco fumo negli occhi, che evita di vedere cosa si cela dietro ogni Meeting, gli interessi finanziari, i rapporti con gli sponsor, anche istituzionali. Basta vedere il resoconto finanziario stimato in una settimana: quasi sei milioni di euro, poco meno di un milione al giorno. Non male. Temiamo che nessuna festa nazionale dell’Unità abbia mai raggiunto un bilancio così pesante, in termini di giro d’affari. Non solo. Tra il 2010 e il 2011, gli organizzatori del Meeting incapparono anche in una brutta vicenda giudiziaria, l’accusa fu di appropriazione indebita dei finanziamenti pubblici, di circa 400mila euro. Il denaro fu restituito alla Regione Lombardia e l’accusa cadde, con l’assoluzione al processo. Tra l’altro, il meeting di Cl, con questa sua caratterizzazione istituzionale, determinata anche dalla complicità della gerarchia vaticana, del potere politico e finanziario, rischia anche di spaccare la Chiesa cattolica, con le mille comunità ecclesiastiche che di certo non hanno lo stesso trattamento, e rivendicano invece maggiore attenzione. A partire dall’Azione cattolica e dal Movimento dei focolarini fino a Chiesa siamo noi, molto più radicati e diffusi, eppure assai meno forti sul piano delle “relazioni pubbliche”. La verità, sul piano squisitamente teologico, è che da tempo ormai Comunione e liberazione ha abbandonato la visione religiosa, nel bene e nel male, che il suo fondatore, don Giussani, diede al movimento, secolarizzandosi sempre di più e diventando qualcosa d’altro. Nella Chiesa cattolica sono in tantissimi coloro che se ne sono accorti e muovono critiche durissime a Comunione e liberazione. A sinistra se ne sono accorti in pochi, mentre alcune personalità fanno la fila per essere presenti.  Purtroppo, perché la Chiesa italiana è una realtà complessa, non è solo Comunione e liberazione.

Gentiloni al Meeting di Rimini: “Daesh sconfitto ma la minaccia continua”

Giungiamo così al resoconto del discorso, molto impegnativo, del presidente del Consiglio, Gentiloni. “Daesh è stato sconfitto ma la sua minaccia continua e riguarda tutti”, ha detto il premier che così ha proesguito: “Io non credo alla propaganda di questo o quel sito ma sono consapevole che neppure l’Italia può sentirsi al riparo da questa minaccia. I terroristi, però assicura, “non ci costringeranno a rinunciare alla nostra libertà, la difenderemo”. Il capo del governo elogia la “forza” dimostrata dalla “splendida amica Barcellona” e schiera l’Italia tutta al suo fianco, abbracciando ancora una volta le famiglie delle vittime. “Decisivo” per Gentiloni anche nel nostro Paese sarà “il sostegno” di tutti alle forze dell’ordine, all’intelligence, ai militari impegnati sul campo. Come se la sconfitta dei cani sciolti fosse solo una questione militare. “Fare sentire il Paese unito attorno alle forze che lavorano per la sicurezza è altrettanto importante rispetto al ripetere che i terroristi non ci costringeranno a rinunciare alla nostra libertà”, sottolinea.

Gentiloni sull’economia: “la prossima legge di Bilancio chiuderà la legislatura”

Nei prossimi mesi il governo farà “nuovi passi nella direzione giusta” per confermare i segnali positivi di crescita economica che si sono registrati in Italia. La prossima Legge di Bilancio, tra l’altro, sarà un “passaggio chiave per concludere in modo ordinato la legislatura”. Cosa vuol dire? Si dimetterà in autunno? Lo sapremo a legge approvata. Intanto, dal meeting rivolge il consueto elogio del governo Renzi, dimenticando di avvertire i ciellini che lo scorso 4 dicembre ha perso: “la crescita è finalmente tornata ed è frutto del lavoro di questi anni, dell’impegno per le riforme portato avanti in particolare dal governo guidato da Matteo Renzi e che noi stiamo proseguendo. Non era scontato tenere insieme la crescita e l’avanzo primario che i nostri conti continuano ad avere da anni e anni. Non era scontato riuscire a impedire che alcune crisi bancarie mettessero a repentaglio il risparmio di milioni di famiglie italiane. Non era scontato ma non basta. La sfida dei prossimi anni sarà la qualità della crescita in termini di lavoro e di contrasto all’esclusione sociale”. Infatti, ha poi aggiunto Gentiloni, ricordando che in fondo che anche il popolo di Cl, per quanto ricco sia, è anche un popolo di cattolici: “Il governo è già impegnato nel contrasto alla povertà e alle disuguaglianze, ed è orgoglioso per aver istituito il reddito di inclusione”. Ma su questo lavorerà ancora con “più forza”. “Mi vergogno di un pianeta in cui un grande banchiere può guadagnare in un anno 185 milioni di dollari, non è accettabile una cosa di questo genere”. E se ne accorge ora? Dopo aver fatto il tifo, con Renzi, di quel Marchionne che in Italia ha smantellato l’unica industria automobilistica del paese, con bonus di decine di milioni di euro? Per non parlare dei grand commis di stato licenziati con buoniscite anch’esse milionarie. Ma davvero Gentiloni non sente alcuna responsabilità?

Gentiloni, infine, assume l’impegno di varare la legge sullo ius soli

Gentiloni, nonostante gli attacchi arrivati dalle opposizioni e una certa freddezza che sul tema si respira anche tra il popolo del Meeting e tra i suoi stessi partner di governo, sceglie di non indietreggiare sullo Ius soli, “conquista di civiltà” da portare a casa. Il governo, dice, “non deve avere paura di riconoscere diritti e doveri a chi è nato in Italia e chi studia nelle nostre scuole”. La risposta – è sicuro il capo del Governo – “non è nell’esclusione, non è nella negazione della realtà. Esclusione e negazione della realtà alimentano solo minacce, non sicurezza”. Cosa significa? Ha parlato con Renzi e ha impegnato il Pd a varare una legge sullo ius soli con Articolo1-Mdp e Sinistra Italiana? Il fuoco di sbarramento dagli alfaniani è giunto a stretto giro di agenzie di stampa. Ci pensa Cicchitto a stemperare ogni entusiasmo, sostenendo che “occorre la massima prudenza su un tema diventato molto divisivo; al Senato non esistono le condizioni per farlo passare”. Mentre da Mdp sono i due capigruppo a cogliere la palla al balzo e a sfidare Gentiloni e Pd. “Gentiloni ha delineato con nettezza la linea del governo sullo Ius soli. Non si perda più tempo e a settembre si approvi in Senato la legge. Il ministro Alfano sia perciò coerente con le scelte espresse dal presidente del Consiglio al Meeting di Rimini e si adoperi per convincere i parlamentari di AP a votare favorevolmente allo Ius soli”, scrive in una nota il vicepresidente dei senatori di Articolo – MDP, Federico Fornaro. “Chi mette in relazione Ius soli e sicurezza nazionale è umanamente analfabeta. Dare la cittadinanza a migliaia di bambini che frequentano le nostre scuole e si sentono già cittadini italiani non è solo un atto di civiltà ma il modo migliore per farli sentire, da subito, parte di una comunità con i suoi diritti e suoi doveri. Il governo dica una parola definitiva: se sta dalla parte di Alfano e Gasparri o dalla nostra”, scrive a sua volta il presidente del gruppo di Articolo1-Mdp alla Camera, Francesco Laforgia. E il popolo di Cl, tanto corteggiato da illustri esponenti della sinistra, come Bertinotti e Violante? Se ne sta in silenzio e freddo, anche perché sul tema, di certo, non si è mai esposto. Come sempre, d’altronde.

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