Il decreto Concorrenza è legge grazie alla fiducia risicata votata da appena 146 senatori. La Cgil denuncia i riflessi negativi sugli utenti. Cervellini (SI) parla di vittoria delle lobby, e degli oligopoli. Insomma, una schifezza

Il decreto Concorrenza è legge grazie alla fiducia risicata votata da appena 146 senatori. La Cgil denuncia i riflessi negativi sugli utenti. Cervellini (SI) parla di vittoria delle lobby, e degli oligopoli. Insomma, una schifezza

Dopo oltre due anni e mezzo dal varo del governo e dopo numerose battute d’arresto, il ddl concorrenza ha superato il traguardo e diventa legge con il voto di fiducia in Senato e con soli 146 sì e ben 113 no. Un lungo iter su cui hanno certamente influito le pressioni delle lobby ma anche i momenti più delicati nella stessa maggioranza. Il ddl, che avrebbe dovuto essere annuale, collegato alla finanziaria del 2015, viene varato dall’esecutivo a febbraio di quell’anno, e vede il primo ok di Montecitorio nell’autunno 2015. Poi il testo viene trasmesso in Senato che lo approva a maggio di quest’anno, cioè 1 anno e sette mesi (in mezzo ci sono state le dimissioni della ministra Federica Guidi sostituita oltre un mese dopo da Carlo Calenda, l’estenuante campagna elettorale sul referendum sulla riforma costituzionale targata Renzi-Boschi poi bocciata nelle urne a dicembre del 2016, l’arrivederci di Renzi e l’arrivo di Gentiloni). Il provvedimento, modificato in diverse parti, torna così alla Camera dove a giugno scorso, nonostante gli appelli di Calenda, viene approvato con ulteriori modifiche e con i voti anche di deputati del Pd, su alcune norme tra l’altro, come l’energia e le assicurazioni, che vengono mal digerite da alcuni senatori della stessa maggioranza, tanto che qualcuno pensa possa essere messa a rischio l’approvazione definitiva entro la pausa estiva, rischio poi scongiurato. Per una legge che dovrebbe essere annuale è un po’ troppo e infatti lo stesso Calenda, che aveva già messo in dubbio l’adeguatezza di questo strumento, oggi esprime soddisfazione perché per “la prima volta in Italia” c’è una legge annuale per il mercato e la concorrenza ma aggiunge che “nel futuro occorrerà comunque ragionare sull’opportunità di procedere con un approccio settoriale eventualmente mediante decreti legge elaborati tenendo conto delle indicazioni dell’Antitrust”.

In Aula, prima della fiducia, il presidente della commissione Industria, Massimo Mucchetti, ha preso la parola per annunciare che pur essendo del Pd “con tristezza” non avrebbe partecipato al voto, accusando il governo di non voler misurarsi su proposte scomode e affermando che la legge sulla concorrenza si era trasformata su alcuni temi cruciali in “strumento per salvaguardare alcune grandi aziende: Enel, Generali, Unipol, Walgreens Boots Alliance, Big Pharma”.

Antonio Filippi, responsabile energia Cgil: “la soppressione del mercato elettrico di maggior tutela è un danno per 23 milioni di utenti”

“E’ evidente, anche dalla maggioranza risicata con la quale è stato approvato, che il Ddl concorrenza provoca delle difficoltà reali, una su tutte riguarda la fornitura di energia elettrica, con l’obbligo per l’utente di passare al mercato libero contro il quale ci siamo battuti durante tutto l’iter del provvedimento”, dichiara il responsabile Politiche energetiche della Cgil nazionale Antonio Filippi. “La soppressione dal 1 luglio 2018 del mercato di maggior tutela – spiega il dirigente sindacale – comporta un danno notevole per 23 milioni di utenti, tra famiglie e imprese, ai quali questo garantiva un prezzo più basso di circa il 20% rispetto alle tariffe applicate nel cosiddetto ‘libero mercato'”. La Cgil, ricorda in conclusione Filippi, “si è opposta a questa imposizione prevista dal ddl, ritenendo che l’unica regola per il passaggio volontario al mercato libero debba essere la convenienza, non l’obbligatorietà per legge”.

Massimo Cervellini, Sinistra Italiana: “provvedimento che tutela rendite, lobby, monopoli e oligopoli”

“Dopo lungo e tortuoso percorso siamo arrivati ad un provvedimento che tutela le rendite, le lobby, i monopoli e gli oligopoli del Paese, in disconnessione profonda dall’obiettivo iniziale che era quello di un mercato aperto e libero. Salvo qualche circoscritto intervento positivo, restano l’arroganza plateale, l’incapacità e la non volontà di questo e del precedente Governo di porre un freno all’ingordigia del capitale sulla vita delle lavoratrici e dei lavoratori attraverso un provvedimento omnibus, inorganico e denso di compromessi al ribasso”. E’ la dichiarazione di voto sul Ddl Concorrenza del senatore di Sinistra Italiana Massimo Cervellini, vice presidente della Commissione Lavori pubblici.”Un esempio per tutti – prosegue – la delega per regolamentare il servizio del trasporto locale, che finora ha prodotto solo una bozza di decreto interministeriale che, invece di impedire pratiche di esercizio abusivo del servizio taxi e di noleggio con conducente, finisce col sanare tutto quello che fino ad oggi, colpevolmente lasciato impunito dalle istituzioni, era illegale ed abusivo. Senza contare che alcune norme hanno fatto della legge sulla concorrenza un provvedimento per favorire alcune grandi aziende come Enel, Generali, Big Pharma, mentre sono state stralciate norme utili come quella sulla liberalizzazione dei farmaci di fascia C. A questo punto con Sinistra Italiana auspichiamo soltanto che le previsioni della legge sulla concorrenza non abbiano un impatto troppo devastante sulla vita dei cittadini, ancora una volta abbandonati alla legge del più forte”.

Francesco Pugliese, amministratore delegato Conad: “legge che mostra una classe dirigente incapace di mettere in discussione le prerogative delle lobby”

“Una legge che di concorrenza ne ha ben poca, e che mostra tutta la debolezza di una classe dirigente ancora incapace di mettere in discussione le prerogative di lobby e corporazioni”. Così Francesco Pugliese, amministratore delegato di Conad, ha commentato l’approvazione del Ddl concorrenza, oggi divenuto legge con il voto di fiducia del Senato. Il riferimento, spiega una nota, è al capitolo sulla distribuzione dei farmaci, che consente l’ingresso delle società di capitali nelle proprietà delle farmacie aprendo il mercato ai grandi gruppi della distribuzione del farmaco. “Si è preferito – ha proseguito Pugliese – consegnare il mercato della vendita dei medicinali alle multinazionali, piuttosto che estendere la vendita dei farmaci a carico di cittadini alle parafarmacie, dove operano farmacisti abilitati e dove oggi i cittadini riescono a risparmiare fino al 40% sui farmaci da banco. Una netta marcia indietro rispetto alla strada indicata dal decreto Bersani del 2006, e che comporta per giunta il rischio di affossare i vantaggi già ottenuti con la precedente liberalizzazione”, ha proseguito il numero uno di Conad.

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