I media ne fanno una buona. Bocciano il cosiddetto reddito di inclusione. Ma due cattive: ignorano l’aumento delle morti bianche, falsano il dibattito politico non dando spazio alle iniziative di Articolo1 e Sinistra italiana

I media ne fanno una buona. Bocciano il cosiddetto reddito di inclusione. Ma due cattive: ignorano l’aumento delle morti bianche, falsano il dibattito politico non dando spazio alle iniziative di Articolo1 e Sinistra italiana

Si dice che non c’è due senza tre. Il vecchio proverbio si adegua  bene alla situazione che vive il mondo dell’informazione, giornaloni e giornaletti, ma legati a questa o quella lobby finanziaria o  qualcosa di più, che trovano spazio nelle rassegne stampa, televisioni e radio. Il panorama di questo fine agosto  registra in particolare tre avvenimenti. Sconcertante è il modo in cui gli scriba, anche editorialisti di livello, direttori e redattori, stanno  confezionando notizie e avvenimenti. Uno, diciamo, nel rispetto della realtà, altri due nel dispregio più assoluto. O meglio ignorando la realtà stessa.

Partiamo dal dato positivo. Dopo aver esultato con titoloni sul cosiddetto “Reddito di inclusione” c’è stato da parte dei media una inversione di tendenza, sono venute fuori le magagne di un provvedimento che non regge alla prova dei fatti. Lo stesso ministro Poletti strenuo difensore del provvedimento, ma si dice che il vero autore sia quel Nannicini, l’economista salito alla ribalta in quanto gradito a Renzi Matteo, autore già di quell’Ape, l’anticipo dell’età pensionabile che non ha né capo né coda, come si dice. Quel Poletti che alla Festa dell’Unità di Modena, giornale che lo stesso capo del Pd ha contribuito a chiudere, facendogli proprio la “festa”, si è trovato di fronte un deserto di partecipanti. Il ministro non sapendo che dire a fronte della marea di critiche arrivate al Rei, così si chiama il reddito di inclusione che non include un bel niente, come se niente fosse ha ribadito che “l’intervento è già molto significativo, ma è evidente che in prospettiva vanno aumentate le risorse per raggiungere tutti i cittadini che hanno bisogno. L ‘attuale platea – ha ammesso – fa riferimento alle risorse in bilancio e ai criteri definiti nella legge. Dobbiamo costruire un’infrastruttura in grado di sviluppare i due pilastri dell’intervento e siamo nella condizione di fare un buon lavoro”. Insomma l’ammissione se non di un fallimento perlomeno di un bluff. Questa volta gli scriba non sono stati al gioco. O meglio a fronte delle critiche che le risorse necessarie per un vero reddito di inclusione non c’erano, quando si sono chiesti pareri di esperti, il provvedimento è stato sottoposto a critiche di ogni tipo, proprio nei contenuti di fondo di un testo a dir poco pasticciato.

È solo un embrione di reddito minimo per i poveri. Tutto da riscrivere

Scrive su Repubblica Chiara Saraceno che si tratta di un “embrione di reddito minimo per i poveri a livello nazionale”. L’uso della parola embrione dice tutto, il reddito ancora non è nato. Anche noi ne abbiamo individuati diversi ma, come è noto, facciamo parte di coloro che Renzi chiama “gufi”. Scrive, fra l’altro la Saraceno  a proposito della norma, per dirne una, che fissa in 18 mesi il periodo massimo di godimento del provvedimento. Ricorda che nei paesi in cui esiste davvero il sostegno alla povertà, tale sostegno si dà finché la povertà esiste. Scrive che “se nonostante l’impegno e la disponibilità non si è trovata una via di uscita perdere il sostegno significa ritornare al punto di partenza”. Cioè la “povertà assoluta”.  Conclude Saraceno che occorre “correggere i limiti che ne vincolano pesantemente la portata” se vogliamo che “questo embrione diventi davvero un pilastro  del welfare”. Indica anche lo strumento per fare ciò: il “piano nazionale contro la povertà che prevede uno strumento di pianificazione triennale”. E suggerisce che “questa pianificazione avvenga ascoltando chi lavora sul territorio e chi conosce le esperienze consolidate di altri paesi”. Parole che dovrebbero, al minimo, far arrossire il ministro Poletti e gli autori di un provvedimento così strampalato.

Notizie confezionate nel dispregio della realtà degli avvenimenti

Passiamo così alle notizie confezionate nel dispregio della realtà degli avvenimenti. Cosa più grave delle notizie false che si scoprono subito. Non servono molte parole. I media ci martellano ormai quasi ogni giorno con le notizie che l’Istat diffonde che presenta l’Italia come il paese di bengodi. La ripresa ormai c’è. Cresce la fiducia delle famiglie, dei consumatori, degli industriali, l’occupazione è in ripresa, ora poi con il piano giovani si risolverà anche questo problema. Titoloni dei giornaloni che fanno la gioia di Gentiloni, di ministri come  Padoan, di Renzi Matteo che se ne assume il merito con i suoi “mille giorni” al governo. Bene, anzi male, ma così va il mondo. Accade che Inail diffonda i  dati relativi alle morti bianche nei primi sette mesi dell’anno, morti bianche significa morti sul lavoro, e agli incidenti. Siamo arrivati a quota 591, 29 decessi in più dei sette mesi dell’anno precedente. Le denunce  di infortunio sono state 380.236, 4750 in più sempre rispetto allo stesso periodo del 2016. La notizia la trovate su Repubblica, in economia, pagina25, titolo a una colonna. Infine chiudiamo con la politica.

Orfini Matteo (Pd) parla di “sinistra salottiera” ed è fra i più gettonati

Fra i più intervistati Orfini Matteo, il quale in un suo intervento ha definito quelli che  non condividono le posizioni del Pd la “sinistra salottiera”. Si dà il caso che di questi tempi si stiano svolgendo assemblee, manifestazioni, dibattiti, in tutta Italia, nelle piazze, nelle sedi di associazioni, movimenti, incontri con i sindacati, da parte di esponenti di Articolo1-Democratici e progressisti, Sinistra italiana, Possibile, tanto per citare alcune iniziative che vedono una consistente partecipazione, da fare invidia a Poletti. Certamente, iniziative non “salottiere”. Ma di tutto questo non compare notizia nei giornalini, nelle televisioni neppure a parlarne.

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