Giornaloni e Talk show all’assalto di Articolo1-Mdp. D’Alema e Bersani? Rancorosi e pieni di odio. Ci si mette anche Rai 3 notte. Enrico Rossi nel mirino di Radio Radicale. Sinistra italiana? I soliti estremisti

Giornaloni e Talk show all’assalto di Articolo1-Mdp. D’Alema e Bersani? Rancorosi e pieni di odio. Ci si mette anche Rai 3 notte. Enrico Rossi nel mirino di Radio Radicale. Sinistra italiana? I soliti estremisti

“Molti nemici, molto onore” verrebbe voglia di  dire leggendo e ascoltando commenti, interviste, editoriali dei giornaloni, dibattiti televisivi e radiofonici, una compagnia di giro, sempre i soliti, che riguardano in particolare Articolo1-Movimento dei Democratici e progressisti, coloro che se ne sono andati dal Pd, più in  generale forze, movimenti che si muovono a sinistra del Pd. In questi ultimi giorni presi di mira Massimo D’Alema, Pier Luigi Bersani, Roberto Speranza, Enrico Rossi, che di questo movimento sono fra i fondatori, in particolare dal Tg3 della notte e da Radio Radicale con la Rassegna stampa condotta da Massimo Bordin che quando parla di queste persone, sghignazza, ridacchia e poi finisce per citare il suo idolo, Giuliano Ferrara,  e il Foglio, giornale per cui collabora. Peggio ancora, il sabato quando a condurre la rassegna è Marco Taradash che sembra un maestrino, la categoria benemerita non si offenda, dando lezione a quei trinariciuti di sinistra. Per quanto riguarda Sinistra italiana, se possibile, va ancora peggio. Qualsiasi cosa dicono o fanno si tratta dei “soliti estremisti”. Loro sono una specie di “trapassati”.

Torniamo al motto di cui sopra che viene attribuito a Mussolini e citarlo può apparire sconveniente, ma che sembra risalire, a seconda delle fonti a Giulio Cesare, a Ramsete II, al condottiero Georg von Frundsberg (1473–1528), che ne fece il suo motto. Perciò si può citare tranquillamente. Se rispondesse a realtà, Articolo1, Sinistra italiana, Rifondazione, aggiungiamo pure Campo progressista dato nei sondaggi al lumicino, uno zero virgola qualcosa, la sinistra, o meglio le sinistre nel complesso farebbero saltare il banco. Lo dicono tutti i sondaggisti. Ma in realtà, queste forze che fanno fatica a trovare un punto di incontro sono la prova che il famoso detto dei “molti nemici” non funziona. O perlomeno non funziona quando si tratta di informazione. Non è un caso che i media, quelli che contano, puntano a nuove alleanze del Pd renziano, con Calenda e Campo progressista di Pisapia cui strizzano l’occhiolino come fa il vice di Renzi, ministro Martina.

Piace tanto al mondo della grande editoria l’alleanza Renzi-Berlusconi

Nel sottofondo piace tanto quella con Berlusconi. Sembra una linea editoriale che passa da un quotidiano, da un talk show all’altro, che stanno facendo di tutto per dare una immagine in negativo delle sinistre che cercano di organizzare un polo politico in “discontinuità” con le politiche renziane, frase a nostro parere che si presta a molti equivoci. Facciamo un esempio: parlare di discontinuità rispetto al Jobs act non significa buttare a mare un provvedimento che ha fatto fallimento, bruciando una ventina di miliardi, forse più. Basta cambiare nome e dar vita ad un provvedimento che rende la decontribuzione permanente e non più a scadenza. Parlare invece di politiche “alternative” vuol dire puntare sugli investimenti pubblici e privati per creare posto di lavoro. Chi afferma questa tesi, buttando a mare i malfamati bonus renziani, viene definito come un pericoloso rivoluzionario.

Non è con il web ma con la partecipazione reale che si riavvicinano i cittadini alla politica

Di più, se si afferma che per riavvicinare i cittadini alla politica serve dare loro un ruolo, creare partecipazione, dare valore alle forze sociali, vieni definito come uno che “guarda all’indietro”. Renzi era più spiccio, lo è ancora, usava la parola rottamazione. Fra parentesi, non ce ne vogliano anche Giuliano Pisapia e la presidente della Camera, che  per “partecipazione” intendono soprattutto l’uso del web, delle piattaforme, leggi Rousseau, stile grillino. Parlare di iscrizione, di tesseramento, di appartenenza scritta da un partito che dovrebbe essere espressione di collegialità sembra diventato una bestemmia e i media ci si buttano a tuffo per seminare  zizzania nel campo, con diverse coltivazioni, della sinistra. Poi arrivano gli hacker e la frittata è fatta. Da quando La Repubblica ha dato mandato ad uno psicanalista, quello di Renzi Matteo, che è anche presidente della “scuola” Pd per i giovani, tal Massimo Recalcati, si dice uno che va per la maggiore sui media e nei talk show, risuonano due parole per definire chi non condivide le posizioni di Renzi e del Pd: “rancore e odio”. Qualche sera fa a Linea notte, Tg3, c’erano, fra gli altri, Paolo Mieli e Alan Friedman, guarda caso l’uno già presidente della Rizzoli, nel board di Mondadori, l’altro autore di libri Rizzoli.

Il  Gruppo Corriere della Sera, la Rai, la “7”. Friedman e Mieli

Ma soprassediamo. Interessante comunque che facciano parte del gruppo Corriere della sera, il cui proprietario è Cairo, editore di la7, direttore Mentana, verso la quale trasmigrano giornalisti della Rai. Mieli era al Tg3 della notte per presentare il nuovo programma sulla Storia, è da presumere in concorrenza con la 7. C’era anche Michela Marzano, autrice di un libro “L’amore che mi resta”. Forse prendendo spunto da questo titolo arriva la domanda, se ricordiamo, di Mieli e Friedman sulla sinistra, i rapporti con chi ha lasciato, le prospettive per il futuro. Resta l’amore fra chi si separa? la domanda. Arriva la risposta del Friedman, fiera e forte, come si deve ad un autore corpulento che dopo aver scritto la biografia di Berlusconi di cui era stato ospite. Per inciso sempre il giornalista-scrittore made in Usa, ma rende di più il canale Italia, richiesto di un parere sul Berlusca rispose: “Silvio Berlusconi è stato, nel bene e nel male, l’uomo più influente che questo Paese ha visto dall’epoca di Mussolini”. In linea con queste sciocchezze è arrivata dalla sua bocca una gettata di parole offensive nei confronti in particolare di Bersani e D’Alema: “Rancorosi, pieni di rancore, di odio nei  confronti di Renzi, devono farsi da parte, vecchia politica”, e cose simili raccattate dal vocabolario usato dallo psicanalista Recalcati  rilanciati da Repubblica. Nessuno a partire dalla conduttrice che abbia avuto la buona creanza di interrompere Friedman facendogli notare che non si può offendere le persone, tanto più quando non sono presenti.  Aggiungiamo noi, quando si tratta in particolare di un servizio pubblico quale dovrebbe essere la Rai.

Taradash, “Stampa e regime”, elogia la flat tax e attacca Art.1

In fondo anche Radio Radicale per svolgere alcuni servizi di informazione gode dei contributi pubblici, se non andiamo errati. Taradash ha dato spazio ad un giornale, il Foglio, se ben ricordiamo che ha rilanciato la flat tax, un tassa unica per tutti, il 15% o giù di lì, che tanto piace alla Lega di Salvini ed anche a Berlusconi. Progetto che ha trovato il rilancio da un Istituto, si dice di studi economici, il “Leoni” e sta diventando merce di campagna elettorale delle destre, dei liberisti. La Costituzione parla a proposito di fisco di “progressività”, chi ha di più paghi di più. Ma il Taradash ha fatto apparire Enrico Rossi, il presidente della Regione Toscana, fondatore di Articolo1, come un ignorantone che non sa di cosa parla. Vuoi mettere l’Istituto Leoni? Terminiamo qui. Già la calura ci rende difficili le giornate. Figuratevi se aggiungiamo Friedman e Taradash. Andiamo oltre.

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