Elezioni in Germania. La crisi del progetto “rosso-verde” in Niedersachsen e (forse) nel futuro politico della Repubblica Federale

Elezioni in Germania. La crisi del progetto “rosso-verde” in Niedersachsen e (forse) nel futuro politico della Repubblica Federale

Dal nostro corrispondente a Berlino.

A poco più di un mese dalle elezioni federali, una crisi di governo colpisce il Land nord-occidentale del Niedersachsen. La coalizione di SPD e Grüne perde la maggioranza e il presidente dei ministri, il socialdemocratico Stephan Weil, viene coinvolto dallo scandalo della Volkswagen. Un’ennesima debacle per il partito di Martin Schulz.

La crisi è cominciata lo scorso 4 agosto. In una conferenza stampa assieme al leader regionale della CDU, la deputata dei Grüne Elke Twesten ha annunciato l’abbandono del proprio partito in favore dei cristiano-democratici. Il cambio di casacca ha avuto un’immediata grave conseguenza: il governo di SPD e Grüne si reggeva infatti su sessantanove deputati su centotrentasette seggi, ovvero su un solo voto di maggioranza, e la “svolta” di Twesten ha pertanto determinato il crollo della coalizione guidata da Stephan Weil.

Twesten ha motivato la propria decisione parlando di «convinzioni personali» e vedendo il proprio futuro politico nei ranghi della CDU. Twesten, che apparteneva all’ala destra dei “verdi”, ha sempre manifestato la propria predilezione per un’alleanza con la CDU rispetto a quella con l’SPD e, pertanto, la sua è stata una scelta coerente, nella misura in cui rappresenta una presa di distanza dalle direzione dei Grüne, volta chiaramente a sinistra e per una stretta collaborazione con i socialdemocratici, sia sul piano federale che su quello locale. Inoltre, alla base della rottura del 4 agosto pare riposare un diverbio all’interno della frazione locale dei “verdi” riguardo alla stesura delle liste elettorali di settembre, in cui un’altra candidata – più in linea con le posizioni ufficiali del partito – era stata preferita a Twesten quale capolista nella circoscrizione di Rotenburg.

Il tempismo della decisione, tuttavia, ha suscitato più di un malumore tra gli ex compagni di partito e negli alleati. SPD e Grüne hanno reagito con veemenza, accusando Twesten di aver “tradito” il mandato degli elettori e di essersi prestata alla campagna elettorale dei cristianodemocratici. I sospetti verso una macchinazione a puro scopo elettorale si sono poi rafforzati con l’immediato emergere di uno “scandalo” che coinvolgerebbe Stephan Weil e i vertici della Volkswagen.

Un “intrigo” politico ai danni della socialdemocrazia?

Il 5 agosto il Bild am Sonntag ha pubblicato una dichiarazione anonima di un dipendente della Volkswagen secondo cui Stephan Weil, nell’ottobre del 2015 – ovvero quando emerse lo scandalo delle emissioni diesel –, avrebbe permesso ai lobbisti dell’azienda automobilistica di supervisionare il testo di una dichiarazione del governo sul tema, lasciando che questi apportassero delle modifiche. L’opposizione ha pertanto richiesto le immediate dimissioni di Weil, da aggiungere all’effettiva perdita della maggioranza avvenuta il giorno prima.

La reazione di Stephan Weil è stata risoluta. Egli non ha negato il fatto, ma ha definito “infondate” le accuse, poiché la collaborazione con i vertici della Volkswagen è una norma per il governo del Niedersachsen, il quale è peraltro un azionista significativo dell’azienda. Dovendo fare i conti anche con le critiche provenienti dai propri ranghi e dagli alleanti – il leader dei Grüne, Cem Özdemir, ha fortemente condannato una simile «mescolanza tra politica ed economia» –, Weil è passato alla controffensiva, rilasciando innumerevoli dichiarazioni e interviste nelle quali ha difeso il proprio operato dell’autunno del 2015 e lo ha definito un atto di “responsabilità” nei confronti di migliaia di lavoratori della Volkswagen. Al contempo ha esplicitamente parlato di “intrigo” politico ai sui danni, collegando la crisi di governo del 4 agosto allo scoop del Bild am Sonntag del giorno successivo, e quindi riducendo l’intera questione a una manovra elettorale della CDU al fine di screditare l’avversario socialdemocratico.

In una certa misura, la controffensiva pare aver avuto successo e – mentre è emerso come anche il precedente governo del Land, guidato da CDU e FDP, avesse intrattenuto una simile collaborazione con la Volkswagen – l’eco politico della vicenda ha notevolmente contribuito a distrarre l’attenzione dalle responsabilità personali di Stephan Weil e dell’amministrazione socialdemocratica. Le elezioni in Niedersachsen sono state quindi fissate per il 15 ottobre, appena tre mesi prima di quando avrebbero dovuto legalmente aver luogo.

La crisi in Niedersachsen e il futuro politico della Germania

Per quanto le abilità tattiche della dirigenza locale dell’SPD abbiano tamponato la crisi, il caso del Niedersachsen rappresenta l’ennesimo inciampo in una delle più disastrose campagne elettorali della socialdemocrazia tedesca. Il paventato “effetto Schulz” si è sgonfiato col passare dei mesi, ed è significativo come quasi ogni affondo politico del candidato socialdemocratico – ad esempio, quando ha cercato di trarre profitto dallo scandalo dei diesel proponendo una “quota europea” per le automobili elettriche – venga efficacemente ribattuto dalla cancelliera, mettendo spesso in luce l’“ingenuità” politica dell’avversario. A ben vedere, ormai la questione non è più quanto la SPD possa guadagnare in consensi, ma quanto possa non perderli. Inoltre, la crisi di governo in Niedersachsen coinvolge l’ultima coalizione “rosso-verde” alla guida di un Land, ponendo virtualmente fine alla combinazione politica che – per socialdemocratici e Grüne – avrebbe dovuto guidare la Germania nei prossimi anni.

Ciò detto, le recenti vicende mutano solo in parte gli equilibri politici che risulteranno dalle consultazioni di settembre. Nessuna alleanza pre-elettorale – di centro-destra o di centro-sinistra – ha l’effettiva opportunità di trionfare nelle urne. Salvo sorprese, si profilano attualmente solo due soluzioni per il futuro governo tedesco, e in entrambi i casi il quarto mandato di Angela Merkel alla cancelleria appare scontato. La prima, certamente più improbabile, vedrebbe la CDU trovare un accordo con FDP e Grüne – accordo per il quale la dirigenza dei “verdi” non pare affatto pronta e che certamente gli eventi del Niedersachsen non dovrebbero favorire. La seconda sarebbe una prosecuzione della Große Koalition in cui, però, ambedue i partiti di maggioranza potrebbero sperimentare una sensibile perdita di consensi all’interno di un parlamento che – contrariamente a quello emerso dalle consultazioni del 2013 – vedrebbe il ritorno dei liberali e l’entrata della destra populista.

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