Convalidato dal Gip di Roma il fermo dell’uomo che ha fatto a pezzi la sorella

Convalidato dal Gip di Roma il fermo dell’uomo che ha fatto a pezzi la sorella

Il Gip di Roma ha convalidato nel tardo pomeriggio di venerdì il fermo e contestualmente emesso un’ordinanza di custodia in carcere per Maurizio Diotallevi, l’uomo che ha ucciso e fatto a pezzi la sorella Nicoletta il 14 agosto scorso. È quanto disposto dal giudice Anna Maria Fattori al termine dell’interrogatorio di convalida svolto nel carcere di Regina Coeli. L’arrestato, difeso dall’avvocato Gaetano Scalise, è accusato di omicidio volontario aggravato dalla parentela con la vittima e occultamento di cadavere. Mentre veniva compiuto l’atto che ha portato all’arresto, contemporaneamente, sono stati posti i sigilli alla casa di via Guido Reni, in cui Nicoletta Diotallevi è stata uccisa e fatta a pezzi. L’appartamento al pian terreno, è stato sequestrato quando l’uomo è stato rintracciato dalla polizia per non inquinare le prove.

Nelle prossime ore sul luogo di quella che è stata una vera e propria mattanza, tornerà la polizia scientifica per un nuovo sopralluogo e verranno effettuati degli esami irripetibili. C’è poi da registrare la testimonianza della rom, che grazie al suo racconto, ha consentito l’inizio delle indagini: “Pensavo fosse addormentata’ – “All’inizio ho visto i piedi ed ho pensato che fosse una donna che si era addormentata dentro il cassonetto”. Poi però si è resa conto che la donna era morta: “Per me le gambe  erano state congelate perché nelle buste non c’era per niente sangue, ma non sono certa perché ho avuto paura a toccarle”.

Da registrare infine la confessione del presunto omicida che, secondo la ricostruzione degli inquirenti, prima ha strangolato la sorella e poi l’ha fatta a pezzi e gettata in due cassonetti. Il suo unico, flebile, alibi era una denuncia per scomparsa che lui stesso aveva presentato il giorno dell’omicidio, il 14 agosto. Pensava di averla fatta franca Maurizio Diotallevi, il 62enne che ha brutalmente ucciso la sorella, Nicoletta di 59 anni, la notte di Ferragosto. Ad incastrarlo sono state le immagini delle telecamere, che lo hanno immortalato mentre usciva di casa con un grosso sacco nero e poi, nel cuore della notte, mentre gettava qualcosa di voluminoso in un cassonetto del quartiere Parioli a Roma.

Dopo dieci ore di interrogatorio è crollato in Questura. “Sì, sono stato io”, ha ammesso davanti agli investigatori, che lo hanno arrestato e portato nel carcere di Rebibbia con le accuse di omicidio e occultamento di cadavere. A scatenare la furia dell’uomo, secondo quanto ricostruito, sarebbe stata l’ennesima lite per motivi economici. Le indagini della squadra Mobile hanno preso il via quando una nomade che rovistava nei secchioni ha rinvenuto intorno alle 20 di ieri due gambe di donna tenute insieme da un nastro adesivo all’interno di un cassonetto vicino al galoppatoio di Villa Glori, in viale Pilsudski.

Nonostante abbia avuto un piccolo malore, è riuscita comunque a lanciare l’allarme al vicino commissariato. Dalla visione delle immagini delle telecamere di sicurezza di un negozio, gli investigatori sono riusciti a risalire a Diotallevi, ripreso nei video mentre si avvicinava in auto al cassonetto e gettava un sacco. L’uomo è stato così fermato e portato in Questura, dove è stato interrogato. Sarebbe stato lui, secondo quanto si apprende, ad indirizzare i poliziotti ai cassonetti che aveva utilizzato dopo l’omicidio, a due passi dall’appartamento in cui viveva con la sorella. Oltre alle gambe gettate nel cassonetto a viale Pilsudski, l’uomo si è disfatto del resto del corpo in un cassonetto a via Guido Reni, e infine di alcuni abiti ed effetti personali della donna in un terzo bidone in via Pannini. Maurizio e Nicoletta vivevano insieme proprio in via Guido Reni, in un piccolo appartamento al pian terreno, tra una caserma dell’esercito ed una sede della Questura.

La sorella era tornata in quella casa, ereditata dal padre ufficiale dell’esercito, nel 2005, in seguito alla morte della madre. Spesso, stando a quanto ricostruito dagli investigatori, i due avevano liti per questioni economiche: a lavorare era solo la sorella e Maurizio le faceva spesso richieste di denaro. L’ennesima discussione il giorno prima di Ferragosto sarebbe stata la causa del delitto. L’omicida avrebbe prima strangolato la sorella e poi utilizzato un’ascia o una sega per sezionare il cadavere e inserirlo in alcuni sacchi della spazzatura. “Mi sento di escludere che dietro questa vicenda possano esserci motivazioni di tipo economiche”, il parere dell’avvocato del reo confesso, Gaetano Scalise. Il quartiere è sotto shock. I vicini non riescono ancora a credere a quanto accaduto.

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