Come Antigone e Creonte la disputa tra Minniti e le Ong ci parla di un diritto umano eterno e universale e la legge della città, crudele e sbagliata

Come Antigone e Creonte la disputa tra Minniti e le Ong ci parla di un diritto umano eterno e universale e la legge della città, crudele e sbagliata

Dal punto di vista della Filosofia del diritto, o più semplicemente della filosofia, il confronto che si è aperto nel governo tra il ministro dell’Interno, Marco Minniti, e il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, è di enorme interesse. L’interpretazione filosofica potrebbe spiegare non solo l’articolazione delle posizioni, ma soprattutto per quali ragioni le iniziative di Minniti siano state abbracciate con immediata irruenza dalla destra e dall’estrema destra, mentre le ragioni di Delrio sono state invece sostenute dalla sinistra e dall’arcipelago complesso del mondo cattolico, e perfino dal Vaticano. Si potrebbe riassumere la disputa secondo l’inquietante interrogativo di Sofocle nell’Antigone (quinto secolo a.C.), evidentemente irrisolto dopo 24 secoli: cosa si fa dinanzi a una legge ingiusta perché offende la pietas? Antigone si oppone alla disumana legge del tiranno Creonte che impedisce la sepoltura di Polinice, e decide di andare contro le leggi della città seppellendolo. Viene punita dal tiranno alla prigione a vita, ma si toglie la vita. Ecco, con le Organizzazioni non governative sta accadendo proprio questo: un codice imbarazzante, contro il quale si sono schierate alcune di esse, perché limita le operazioni di ricerca e salvataggio in mare e riporta i migranti in lager inumani e degradanti. La legge del “tiranno” impone che chiunque non lo accettasse sarebbe considerato “illegale”. Eppure, da parte delle Ong non firmatarie, come Medici senza frontiere, ci si appella alla pietas del diritto del mare, alla pietas umana del diritto internazionale, che vogliono non solo la salvezza in mare ma anche la tutela da situazioni inumane e degradanti. Ma il ministro Minniti sostiene che il Codice serve a bloccare le attività illecite degli scafisti, e perciò meglio perdere la pietas. Sul piano filosofico, è la vittoria delle ragioni del diritto penale astratto contro le ragioni concrete dell’umanità sofferente e in pericolo. Minniti come Creonte e medici senza frontiere come Antigone? Il paragone potrebbe sembrare un azzardo, eppure se si leggono le diverse espressioni che provengono soprattutto da ambienti cattolici, sembra proprio che sia azzeccato.

Padre Fabio Baggio, scalabriniano: “la cultura dell’incontro” è antidoto alla “cultura dello scarto e dell’indifferenza”. L’altro come opportunità e ricchezza

Alcuni esempi di come il mondo cattolico stia vivendo questa atroce contraddizione tra le leggi della città e la necessità della pietas. Lo scalabriniano Fabio Baggio, in una intervista all’Osservatore Romano racconta gli inizi della sua esperienza come sottosegretario della Sezione Migranti e rifugiati del dicastero vaticano per il Servizio dello sviluppo umano integrale. Padre Baggio ricorda che papa Francesco “ha richiamato spesso la necessità di promuovere la cultura dell’incontro in contrapposizione alla cultura dell’indifferenza e dello scarto, che minacciosamente sembrano acquistare spazi importanti nelle società contemporanee”. “Il dovere sacro dell’ospitalità, piu’ volte ribadito nell’Antico testamento – sottolinea -, trova la sua definitiva consacrazione nella parabola del giudizio universale, dove Gesù Cristo si identifica con il forestiero che bussa alla porta chiedendo di essere accolto”. Padre Baggio quindi sottolinea che l’accoglienza dell’altro “oltre a essere un dovere” per i cristiani, rappresenta “una vera opportunità di incontro intimo e personale con Dio, presente nella persona accolta”. Alla domanda su cosa si può fare per porre fine al dramma del traffico di esseri umani, padre Baggio risponde che “alla fine del diciannovesimo secolo Giovanni Battista Scalabrini, vescovo di Piacenza, denunciava pubblicamente la nefasta opera di tanti agenti di emigrazione, che reclutavano con l’inganno migranti in giro per l’Italia con l’unico fine di trarne ingenti profitti. Li chiamava ‘commercianti di carne umana’. Il santo vescovo suggeriva una nuova legge comprensiva sull’emigrazione che proteggesse i partenti, fornendo loro informazioni veritiere e garantendo loro vie sicure di espatrio. Anche se i tempi sono cambiati, sono convinto che la prima misura da adottare per combattere il traffico e la tratta di migranti sia quello di aprire vie di accesso legali e sicure, attraverso politiche e leggi mirate e lungimiranti. Le politiche migratorie restrittive hanno spesso contribuito ad aumentare l’offerta di vie di migrazione alternative”. Come Antigone, padre Baggio, nel nome di papa Francesco, accusa esplicitamente le leggi della città che producono i “commercianti di carne umana”.

Padre Oliviero Forti, Caritas: “basta col teatrino delle fazioni insostenibili”

Un invito “ad uscire da questo ‘teatrino’ con due fazioni opposte insostenibili – chi sta pro o contro i salvataggi umanitari -, perché si stanno dando messaggi non veritieri e a farne le spese sono i migranti” arriva da padre Oliviero Forti, responsabile dell’ufficio immigrazione di Caritas italiana, che interviene nel dibattito sul codice di condotta per le Ong e i salvataggi dei migranti. Anche la Caritas ritiene che il tema non “debba essere centrato esclusivamente sul codice di condotta delle Ong ma sul salvataggio, perché al di là dei Codici c’è in gioco la vita umana, che è la nostra preoccupazione maggiore. E chi se ne prende la responsabilità?”. Se si ascolta bene, non sembra parlare Antigone? Non è il diritto il centro, ma l’umanità, che chiede la pietas. “Il fatto che ci siano persone riportate in Libia dove vengono violati i diritti umani – ricorda Forti – e persone salvate in attesa di essere sbarcate, sono tutti elementi da prendere in considerazione, perché esistono norme di diritto internazionale da rispettare. Tutto il resto del dibattito rischia di diventare un teatrino che in questa fase non serve a nessuno. Non dimentichiamo che l’Italia è già stata condannata in passato per i respingimenti illegittimi verso la Libia con il caso Hirsi”. Forti chiede “di avere il coraggio di abbassare i toni e mettersi tutti intorno ad un tavolo, per cercare di fare insieme una politica nell’interesse di tutti, sia del Paese che accoglie, sia degli immigrati”. Ma è davvero questo che le leggi della città vogliono?

La coerenza del quotidiano dei vescovi, Avvenire: “ovunque nel mondo” le leggi dei tiranni minano la pietas delle organizzazioni umanitarie

E come non fare riferimento a quell’altro tenace pronipote di Antigone, su questo tema, ovviamente, che porta il nome di Marco Tarquinio, direttore del quotidiano dei vescovi Avvenire? Da quando questa imbarazzante vicenda del Codice di condotta ha avuto, il quotidiano della Cei non ha mollato di un millimetro la sua convinzione che si tratti di una sorta di imbarbarimento nelle politiche verso i migranti, un modo per aderire alle richieste della destra europea più oltranzista, ma facendolo in nome della legge. Tarquinio interviene soprattutto sull’obbligo previsto dal Codice di fare salire a bordo delle navi Ong forze in armi. E ciò, sulle navi delle Ong che soccorrono i migranti, afferma Marco Tarquinio, sarebbe un “precedente” che “darebbe fiato e pseudo-legittimazione ai tentativi di commissariamento (o di espulsione) di Ong sgradite in diverse parti del mondo”. E questo indipendentemente dalla convinzione di Tarquinio che le forze di polizia italiane “si comporterebbero bene e addirittura in modo esemplare”. Tarquinio lo afferma rispondendo alla lettera di un lettore, al quale ricorda tra l’altro che “da decenni alcuni governi e regimi – dal Sudan alla Russia – sognano di essere legittimati davanti all’opinione pubblica internazionale nella pretesa di mettere uomini armati alle costole degli operatori umanitari delle Ong, lavorano e a volte tramano per questo”. Non risuonano ancora le parole di Antigone contro Creonte? Nessuna pietas è possibile dinanzi alla legge della città, per quanto dura essa sia.

Non resta che tornare alle parole autentiche che Antigone rivolge a Creonte, dalla splendida tragedia di Sofocle: “e i tuoi bandi io non credei che tanta forza avessero da far sí che le leggi dei Celesti, non scritte, ed incrollabili, potesse soverchiare un mortal: ché non adesso furon sancite, o ieri: eterne vivono esse; e niuno conosce il dí che nacquero. E vïolarle e renderne ragione ai Numi, non potevo io, per timore d’alcun superbo”. Ecco, vi sono leggi eterne e non scritte che oltrepassano le bizzarre leggi della città. Da parte stare? Noi siamo con Antigone.

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