Caso Regeni. La vergognosa svolta del governo Gentiloni-Alfano-Gasparri: il ritorno dell’ambasciatore al Cairo per tutelare i mercanti mette la pietra tombale sulla verità per Giulio. La famiglia indignata reagisce con durezza

Caso Regeni. La vergognosa svolta del governo Gentiloni-Alfano-Gasparri: il ritorno dell’ambasciatore al Cairo per tutelare i mercanti mette la pietra tombale sulla verità per Giulio. La famiglia indignata reagisce con durezza

Dovevamo aspettarcelo: alla vigilia di Ferragosto, il governo Gentiloni-Minniti-Alfano, con l’aggiunta di Gasparri e della destra, mette a segno un altro colpo sbagliato nella strategia africana. Dopo le decisioni scellerate sulla Libia, ecco ripresentarsi il caso Regeni, simbolo e metafora di una debolezza strutturale della politica estera italiana. E poiché si va verso le elezioni politiche, ecco che quel governo, sempre più orientato a destra, e mentre gli italiani sono in vacanza, comunica di aver deciso il ritorno al Cairo dell’ambasciatore italiano. La decisione, ambigua, sbagliata, e scellerata, si scontra con “l’indignazione” della famiglia di Giulio Regeni. E con le dure critiche delle organizzazioni che da un anno e mezzo sono mobilitate per la ‘Verità per Giulio’. Accusano il governo di essere più interessato alle questioni economiche che ai diritti umani. C’è il timore che la verità sulla morte del giovane ricercatore si allontani.

Le reazioni dure e indignate della famiglia di Giulio, di Amnesty, dell’associazione Antigone

“La decisione di rimandare ora, nell’obnubilamento di ferragosto, l’ambasciatore in Egitto – dice la famiglia Regeni – ha il sapore di una resa confezionata ad arte. Solo quando avremo la verità sul perché e chi ha ucciso Giulio, quando ci verranno consegnati, vivi, i suoi torturatori e tutti i loro complici, solo allora l’ambasciatore potrà tornare al Cairo senza calpestare la nostra dignità”. La famiglia esprime “indignazione per le modalità, la tempistica ed il contenuto della decisione del governo italiano. Ad oggi, dopo 18 mesi di lunghi silenzi e anche sanguinari depistaggi, non vi è stata nessuna vera svolta nel processo sul sequestro, le torture e l’uccisione di Giulio”. Fra l’altro – prosegue – “si ignora il contenuto degli atti, tutti in lingua araba, inviati oggi, dal procuratore Sadek alla nostra procura, invio avvenuto con singolare sincronia mentre il governo ordiva l’invio dell’ ambasciatore Cantini. Sappiamo che il popolo Giallo di Giulio, le migliaia di persone che hanno a cuore la sua tragedia e la dignità di questo paese, sapranno stare dalla nostra parte, dalla parte di tutti i Giuli e le Giulie del mondo e non si faranno confondere”. Meraviglia per la decisione del governo da Amnesty International: “A meno di mezz’ora da quando è stata data la notizia che la procura di Roma ha ricevuto alcuni documenti ulteriori dalle autorità egiziane – dice il presidente della sezione italiana, Antonio Marchesi – il governo ha preso una decisione grave: quella di rinunciare all’unico strumento di pressione per ottenere verità nel caso di Giulio Regeni di cui l’Italia finora disponeva. Ora tocca al governo dimostrare che questa mossa temeraria può servire davvero, com’è stato sostenuto, a ottenere ‘verità per Giulio'”. Il presidente di Antigone, Patrizio Gonnella, mostra meraviglia per la decisione del governo: “Nonostante gli ultimi documenti arrivati agli inquirenti italiani, ad oggi, siamo lontani da una piena cooperazione giudiziaria in un caso che possiamo definire di tortura di stato. Il rientro dell’ ambasciatore, proprio per il motivo del ritiro e la tempistica con il quale è stato annunciato, può senz’altro essere inteso come un motivo di soddisfazione verso questa cooperazione. Prendiamo atto che per il governo italiano sono più importanti i rapporti commerciali che la difesa dei diritti umani”.

Luigi Manconi e Pippo Civati: “restaurazione della normalità diplomatica, errore che indebolisce l’Italia”

Sul fronte politico, dura la reazione di Luigi Manconi e di Pippo Civati. Per Luigi Manconi, presidente della Commissione parlamentare per i diritti umani, “l’invio dell’ambasciatore italiano al Cairo equivale alla restaurazione della normalità diplomatica e politica nelle relazioni italo-egiziane. Si tratta di un errore assai grave che indebolisce il nostro paese rispetto alla ineludibile esigenza di ottenere verità e giustizia dal regime di Al Sisi. Dunque, quanti hanno a cuore la tutela dei diritti umani devono stare dalla parte dei genitori di Giulio Regeni”. E per Pippo Civati, “lascia davvero sgomenti la decisione di far tornare l’ambasciatore italiano al Cairo. Desta ulteriore sdegno, poi, la tempistica ferragostana: davvero perfetta nell’ottica dell’insabbiamento dell’uccisione di Giulio Regeni. E’ bastato far arrivare in Italia non meglio identificati atti dall’Egitto, inviati dal procuratore Sadek, per piegarsi definitivamente al presidente Al Sisi, in un momento di generale distrazione”. Inoltre, “l’unica verità è che la Procura egiziana si è rifiutata di consegnare il fascicolo sulla barbara uccisione di Giulio ai legali della famiglia. Insomma, una conferma di tutti i sospetti sulla volontà del Cairo di depistare le indagini, grazie a una versione di comodo a cui il governo italiano è disposto a credere per chiudere il caso, dimostrando di non avere a cuore la verità e svendendo la propria dignità. Davvero una vergogna”.

La soddisfazione di Gentiloni e di Gasparri, entrato ormai nel governo

Naturalmente, il governo esprime soddisfazione per la decisione assunta alla vigilia di Ferragosto. Per Gentiloni, “l’ambasciatore italiano al Cairo avrà, tra l’altro, il compito di contribuire alla azione per la ricerca della verità sull’assassinio di Giulio Regeni. Una ricerca su cui prosegue la collaborazione tra le Procure dei due paesi, come chiarito oggi dal Procuratore Pignatone. Un impegno al quale non rinunceremo, come ho confermato anche oggi ai genitori di Giulio Regeni”. Alla soddisfazione del governo si aggiunge la soddisfazione delle destre, non a caso. Maurizio Gasparri esprime il suo appoggio convinto, che, anche dopo i fatti della Libia, diventa, nei fatti l’altra stampella di Alfano in politica estera. Scrive Gasparri, “la decisione, sia pur tardiva, di inviare l’ambasciatore è quindi molto positiva e scaturisce soprattutto dalla vasta eco che ha avuto in Egitto la nostra visita, che era stata opportunamente organizzata dal presidente Latorre. L’Egitto è un baluardo nei confronti del terrorismo e deve essere un interlocutore e un alleato fondamentale dell’Italia. E la nostra iniziativa ha anche sopperito alle inadeguatezze della Procura della Repubblica di Roma”.

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