Caso Regeni. Chi è il giornalista del Nyt, Declan Walsh, e perché è attendibile. I servizi italiani sapevano. Minniti sapeva? La beffa dell’informativa “urgente” alle Camere il 4 settembre

Caso Regeni. Chi è il giornalista del Nyt, Declan Walsh, e perché è attendibile. I servizi italiani sapevano. Minniti sapeva? La beffa dell’informativa “urgente” alle Camere il 4 settembre

Dell’articolo comparso sul New York Times Magazine, nel quale si rivela che uno 007 americano, su sollecitazione dell’amministrazione Obama, segnalò al governo italiano poche settimane dopo l’omicidio di Giulio Regeni la responsabilità precisa e diretta dei servizi di intelligence egiziani, ne abbiamo parlato ieri in un altro articolo. Come c’era da attendersi, la rivelazione ha scatenato una enorme bagarre politica in Italia. In particolare, personalità del Parlamento, come i presidenti di commissione Casini e Latorre, e del Partito democratico, come Lia Quartapelle, hanno cercato di demolire l’articolo, presentandolo come “una bufala”, oppure, peggio ancora, lanciando il sospetto che fosse stato “ispirato” da non meglio precisati interessi americani e britannici per elevare il tasso di conflitto tra Egitto e Italia. Non è così, e la delegittimazione tentata dalle forze di governo non funziona e rischia di essere ridicolizzata nel mondo.

Chi è Declan Walsh, il giornalista del New York Times, e perché è credibile e attendibile 

Intanto, partiamo dall’autore dell’articolo, Declan Walsh. Si tratta del redattore capo del New York Times presso la sede del Cairo, dopo essere stato redattore capo in Pakistan, da dove fu espulso nel 2014 per “attività indesiderabili”, perché faceva il suo mestiere di giornalista indipendente. Amnesty International sollevò il caso della espulsione di Walsh a livello internazionale, per la evidente lesione alla libertà di stampa, al punto da costringere il premier pakistano a tornare indietro. Nel marzo del 2015, Walsh pubblicò sul New York Times un’inchiesta su un’azienda, l’Axat, che aveva truffato su larga scala migliaia di pakistani con la compravendita di diplomi di laurea falsi, guadagnando cifre da capogiro. L’inchiesta portò all’apertura di un processo, che rivelò la verità di quanto riportato nell’articolo. Walsh non è uno qualsiasi, dunque, è un giornalista di enorme esperienza, che conosce benissimo il mondo arabo, e ha già dato prova di enorme serietà e autonomia professionale. Sostenere che egli faccia parte della presunta congiura mediatica contro gli interessi italiani, non solo è ridicolo sul piano politico, ma anche offensivo nei confronti della libera stampa e dei giornalisti indipendenti. I presidenti delle Commissioni Difesa ed Esteri del Senato avrebbero fatto meglio ad informarsi prima di rilasciare penose dichiarazione alla stampa. E se Walsh è giornalista indipendente e professionalmente attendibile, le reazioni avrebbero dovuto essere di altro segno.

La conferma del New York Times nell’intervista allo stesso 007 pubblicata da Repubblica. Le responsabilità dell’allora titolare dei servizi per Palazzo Chigi, Marco Minniti

Che l’articolo del New York Times non fosse una “bufala”, lo conferma anche il quotidiano Repubblica, che oggi intervista una delle fonti dell’intelligence americana già sentita dal giornalista britannico. Il racconto è il medesimo riportato sul quotidiano newyorchese: “non ho dubbio alcuno che dai documenti che trasmettemmo all’Italia si potesse capire quello di cui eravamo fortemente convinti: che i servizi di sicurezza egiziani fossero responsabili del rapimento e dell’omicidio di Giulio Regeni. E che quello che era accaduto fosse noto ai livelli più alti dello Stato egiziano”. Esattamente quel che c’è scritto nell’articolo di Walsh. La fonte di Repubblica prosegue: “non aprimmo nessuna inchiesta specifica, ma raccogliemmo tutto il materiale che potevamo. Concludemmo, con forza, che la responsabilità era dei servizi di sicurezza egiziani. Chiedemmo che la condivisione delle informazioni con gli italiani fosse una priorità per i nostri servizi segreti. So per certo che le informazioni furono trasmesse via servizi segreti, e non per canali diplomatici: e che lo scambio avvenne in diverse occasioni, non in una sola volta. Tutto questo accadde nelle settimane successive al ritrovamento del corpo di Regeni”. E chi era all’epoca responsabile dei servizi di intelligence per Palazzo Chigi? Marco Minniti, che ebbe la conferma dell’incarico dal premier Renzi nel febbraio 2014. Ora delle due l’una: o i servizi di intelligence italiani sapevano e non hanno avvertito Palazzo Chigi, ovvero Minniti, e allora l’attuale ministro dell’Interno dovrebbe prendere adeguati provvedimenti; oppure, venne avvertito ma non ritenne di dare credibilità alla fonte americana, che però oggi a Repubblica sostiene di aver contattato in diverse occasioni i servizi italiani. In ogni caso, si tratta di una figuraccia e di un pasticcio, la cui responsabilità politica ricade interamente su Palazzo Chigi e sul titolare della delega ai servizi di intelligence, oggi ministro dell’Interno. L’opinione pubblica italiana e internazionale avrebbe diritto di sapere, la democrazia (di cui tanto Minniti ha parlato proprio il 15 agosto scorso, quando venne pubblicato l’articolo di Walsh) reclama il diritto alla conoscenza. E forse anche la Procura di Roma dovrebbe farsi sentire.

La beffa finale del governo: l’informativa “urgente” alle Camere solo lunedì 4 settembre. La protesta di Marcon, Sinistra Italiana, e di Di Battista, 5 Stelle

Purtroppo siamo costretti ad attendere il 4 settembre per sapere qualcosa di più di questa incredibile vicenda. Le Commissioni Esteri di Camera e Senato, infatti, saranno convocate solo lunedì 4 settembre alle 14.00 per lo svolgimento di un’informativa del governo sui rapporti tra l’Italia e l’Egitto finalizzata ad un confronto tra le forze politiche sull’evoluzione delle relazioni tra i due Paesi dall’assassinio di Giulio Regeni e fino alla decisione relativa all’invio al Cairo dell’ambasciatore Giampaolo Cantini con particolare riferimento alla situazione nel Mediterraneo. Lo annunciano in una nota i presidenti Pier Ferdinando Casini e Fabrizio Cicchitto. Esplode la rabbia delle opposizioni, naturalmente. “Le commissioni esteri di Camera e Senato convocate solo il 4 settembre per discutere del caso Regeni e delle responsabilità di omissione del governo italiano. Ieri il gruppo di Sinistra italiana-Possibile aveva chiesto un’informativa urgente del governo: questa ci sarà, ma il governo verrà a riferire solo tra 20 giorni”, afferma il capogruppo dei deputati di Sinistra Italiana-Possibile Giulio Marcon. “Gentiloni e Renzi hanno il dovere di dirci se le informazioni ricevute dall’ex amministrazione Usa le notificarono alla Procura di Roma che sta indagando. Non è un dettaglio da poco”, ha invece detto Alessandro Di Battista (M5S), parlando a Radio Radicale sul caso Regeni.

Il genitori di Giulio Regeni annunciano il loro viaggio in Egitto, forse il 3 ottobre, o forse prima

Intanto, dopo l’annunciato rientro dell’ambasciatore italiano al Cairo, parlano i genitori di Giulio Regeni: “Andremo in Egitto il prossimo 3 ottobre per continuare a chiedere verità e giustizia”, affermano Paola Deffendi e Claudio Regeni ai microfoni di RaiNews24. “Chiediamo una scorta mediatica per quando andremo al Cairo”, affermano. “Siamo pronti ad andare al Cairo, avevamo già dato la data ufficiale per il 3 ottobre, diciamo che la scelta di mandare giù l’ambasciatore ha anticipato, siamo sempre in tempo a spostare la data, se vogliamo arrivare prima noi dell’ambasciatore possiamo sempre farlo”, ha detto Paola Deffendi. “Noi abbiamo tutte le intenzioni tanto più se le cose non andranno avanti come devono”. Per la madre di Giulio Regeni, “abbiamo assassini a piede libero, di quello non ci interessa, a noi interessa capire veramente perché e chi ha dato l’ok: prendetelo torturatelo e uccidetelo”. Per Claudio Regeni, “crediamo di essere a un punto importante dell’investigazione, abbiamo tre nomi di ufficiali egiziani che sono stati sicuramente coinvolti nelle operazioni che hanno visto la tragica sorte di Giulio, penso che con un passo ulteriore, mettendo un po’ di pressione sul governo egiziano, possiamo farcela ad arrivare alla verità”. Quanto alla decisione del governo sull’ambasciatore italiano al Cairo, “siamo indignati anche per come è stata fatta la comunicazione, praticamente a decisione già presa, alle sei di sera del 14 agosto, il giorno prima di Ferragosto: riteniamo che questa sia stata una modalità assolutamente inaccettabile. Siamo sempre contrari all’invio dell’ambasciatore perché questo rappresentava l’unica nostra arma per fare pressione sul governo egiziano”, ha affermato il padre di Giulio Regeni.

Sul Corriere della sera, invece, spuntano i nomi di almeno due alte personalità del regime che potrebbero essere coinvolte nella morte di Giulio Regeni

Chi siano le personalità del regime egiziano lo rivela il consulente legale egiziano della famiglia Regeni, al Corriere della Sera. Si tratta di Ahmed Abdallah, presidente del consiglio d’amministrazione della Commissione egiziana per i diritti e le libertà, la Ong che offre consulenza ai legali della famiglia di Giulio Regeni. Secondo Abdallah, “il primo è Sharif Magdi Abdlaal, il capitano della sicurezza di Stato che diede la telecamera per monitorare Regeni al capo del sindacato dei venditori ambulanti. Abdlaal è la stessa persona che ordinò il mio arresto e falsificò le prove contro di me. Pur sapendolo, il procuratore generale ha lasciato che io restassi in carcere per quattro mesi e mezzo sulla base di quelle accuse false”. Poi, prosegue, “sappiamo anche del colonnello Mahmoud al Hendy, che mise i documenti di Giulio nella casa del presunto capo dei gangster accusati di aver rapito il ragazzo: è tuttora in libertà. Entrambi sono potenti e non sono stati incriminati né sottoposti a indagini serie; possono manipolare le prove e minacciare chiunque sia pronto a dire la verità”. Infine, conclude, “adesso vogliamo sapere tutta la verità da entrambi i governi, americano e italiano”. Tutta la verità, dal governo egiziano, dal governo italiano e dal governo americano.

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