Cantieri navali. La sfida con la Francia si vince se Fincantieri investe in sviluppo e ricerca nelle strutture italiane. Padoan e Calenda, solo parole. I media ignorano le difficoltà in cui si trova la nostra industria. Impianti obsoleti, risalenti all’era dei Borboni

Cantieri navali. La sfida con la Francia si vince se Fincantieri investe in sviluppo e ricerca  nelle strutture italiane. Padoan e Calenda, solo parole. I media ignorano le difficoltà in cui si trova la nostra industria. Impianti obsoleti, risalenti all’era dei Borboni

Si fa un gran parlare di Fincantieri da quando Macron, il presidente francese che si muove sulle orme di un nuovo gollismo, ha annunciato che Stx di Saint-Nazaire verrà nazionalizzata e che dell’accordo con il gruppo italiano, già Iri, che fa capo a Fintecna, finanziaria al 71% del ministero dell’Economia e finanza, non se ne fa di niente.  Il ministro francese, Bruno Le Maire, è stato chiaro. A Padoan e Calenda ha detto che si può vedere un accordo al 50% delle due società. Niente 60 % all’Italia come era previsto dal momento in cui i coreani che gestivano Stx avevano dichiarato fallimento. Il ministro francese ha anche “offerto” la gestione dei cantieri all’Italia.  Le reazione italiana è stata quella dell’amante tradita/o. Non se ne parla neppure, vogliamo il 60. Punto. Così i ministri si sono lasciati dandosi appuntamento per la fine di settembre. Sarà Paolo Gentiloni in prima persona a dover tirar fuori la nave italiana, è il caso di usare il termine marinaro, dalle secche. I ministri avranno  così fatto quanto potevano, se la veda Gentiloni. Renzi Matteo, difensore acerrimo dell’onore dell’industria nazionale, addebiterà al premier che dovrebbe tenergli in caldo il posto la responsabilità di una sconfitta italiana. I media, grandi e piccoli, attaccano Macron, la Francia, la “grandeur”, scoprono l’anima gollista del giovane presidente. I talk show tutti schierati con il tricolore. Lo siamo anche noi, ma  ciò non deve impedire di parlare dei cantieri italiani, della credibilità della politica di Fincantieri, dello stato a dir poco disastroso di questa nostra grande impresa che ha segnato nel bene e nel male la storia della nostra cantieristica. Invece sullo stato reale di Fincantieri, in Italia, assoluto silenzio. Forse è proprio in queste pagine di storia che si può rintracciare il motivo per cui per un misero 10% si fa guerra fra il nostro Paese e la Francia.

Nasce nel 1780 il primo cantiere moderno italiano. Castellammare  è la sede. Un dato vale per tutti: ancora ci sono impianti che hanno più di duecento anni di vita. I cantieri sono ancora quelli costruiti dal Borbone. Così come  gli altri, Riva Trigoso, Palermo, Genova, Trieste, strutture minori, sono segnati da storie di Cassa integrazione. Anni ed anni come a Castellammare dove da poco sono tornati al lavoro centinaia di metalmeccanici.

Un prezzo molto alto pagato dai lavoratori fra licenziamenti e Cig

Nell’arco di alcuni anni i dipendenti di Fincantieri si sono ridotti di circa 2000 unità. Pagano un prezzo molto alto le strutture che operano nel Mezzogiorno, anche in termini di appalti e subappalti, una “politica” primaria per chi amministra Fincantieri. Consente risparmi sia per quanto riguarda la manodopera che per gli impianti. Problemi sui quali insiste molto Fabrizio Potetti, responsabile nazionale Fiom Cgil per i cantieri, del quale pubblichiamo a parte un articolo. Antonio Santorelli, segretario provinciale Fiom prendendo spunto dallo stato in cui versano i cantieri di Castellammare e del Sud, afferma: “Adesso, dopo la decisione del governo francese di nazionalizzare i cantieri Stx, i vertici Fincantieri dovranno guardare ad una riorganizzazione interna degli stabilimenti”.  Già, Castellammare che ha ripreso a lavorare, dopo anni ed anni di cassa integrazione per una commessa arrivata dalla Marina militare per la costruzione di una Lhd (Landing  Helicopter Desk) una portaelicotteri. Prosegue Santorelli ricordando che nei “cantieri di Castellammare non si può costruire una grande nave da crociera ma solo traghetti di dimensioni contenute. Se si pensa che il futuro di un cantiere come quello di Castellammare sia il piccolo naviglio – continua Santorelli – allora non c’è più bisogno di Fincantieri ma bastano i cantieri a Napoli”.  Il bacino di costruzione  è ancora al di là dal venire, così come  lo scalo a mare. Oggi sullo scalo stabiese c’è un troncone, quello di prua della nuova nave per la società armatrice Princess Cruises, brand del Gruppo Carnival. L’unità sarà gemella di “Majestic Princess”, attualmente in costruzione presso lo stabilimento di Monfalcone. Il troncone, che ha un peso di circa 10.500 tonnellate e una lunghezza di oltre 130 metri, verrà poi trasportato via mare, per essere assemblato al resto dell’unità in costruzione, nello stabilimento di Monfalcone, che consegnerà la nave entro la fine del 2019.  Possibile? Si. Lo scivolo a mare avviene ancora come tanti anni fa. Oggi la nave si costruisce in un bacino a secco.

Nel Consorzio europeo, settore militare, arriverà la Germania con forti investimenti

Si torna così alla storia dell’oggi, alla disputa Italia Francia, tanto pompata dai media a tutela dell’orgoglio nazionale. Avviene anche che si raccontino favole come quella che abbiamo ascoltato in una delle tv che va per la maggiore secondo cui i sindacati francesi, a partire dalla Cgt, la nostra Cgil, sarebbe d’accordo con la proposta italiana, cosa non vera. Così come si dimentica di ricordare che già oggi Fincantieri fa parte di un Consorzio europeo insieme a Francia, Spagna, Inghilterra che opera nel settore delle commesse militari. A breve arriverà anche la Germania con un forte investimento. Trattandosi di un consorzio, chi più mette più riceve. Fincantieri è una specie di Cenerentola, ma nel caso, non è previsto l’arrivo del principe azzurro. Non “mette” molto, Fincantieri sta peggio di tutte le altre grandi aziende. Forse è proprio questo il nodo da sciogliere. Non in Francia ma in Italia. Con una politica di investimenti – come dice la Fiom – in ricerca e sviluppo, nei cantieri italiani. Con le carte in regola per affrontare la sfida francese. Non con impianti che risalgono all’epoca dei Borboni.

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