Barcellona. Un bambino australiano di 7 anni, Julian Cadman, è la quindicesima vittima. Affollata messa nella Sagrada Familia, per commemorare le vittime. Il punto sulle indagini

Barcellona. Un bambino australiano di 7 anni, Julian Cadman, è la quindicesima vittima. Affollata messa nella Sagrada Familia, per commemorare le vittime. Il punto sulle indagini

Al già triste bilancio di 14 vittime, che conta anche tre italiani, si è aggiunto oggi il nome del piccolo Julian Cadman, il bimbo australiano-britannico di sette anni che era disperso dal momento dell’attentato sulla Rambla e di cui ieri si era detto che era stato ritrovato e che era ricoverato. Purtroppo non era così: la polizia catalana ha confermato che il piccolo Julian è tra i morti.  La notizia della morte del piccolo è stata comunicata dai funzionari consolari australiani, che ieri sera sono andati ad accogliere il padre del piccolo all’aeroporto e l’hanno accompagnato subito all’edificio dove ha sede l’obitorio. La madre del piccolo, Jom, è rimasta gravemente ferita ed è ricoverata in ospedale.

La messa alla Sagrada Familia per commemorare le vittime. Il cardinal Omella: “la pace migliore amica della nostra vita”

A Barcellona domenica mattina si sono commemorate le vittime presso il simbolo della città, la Sagrada Familia di Gaudì, che era uno dei possibili obiettivi nel mirino dei terroristi. Re Felipe, il primo ministro Mariano Rajoy e il presidente della Catalogna Carles Puigdemont hanno preso parte alla cerimonia, sotto un controllo molto rigido delle forze dell’ordine, insieme con centinaia di persone. “La pace è la migliore amica della nostra vita e chiediamo al Signore che ci dia la maniera di essere artigiani di pace”, ha detto nell’omelia il cardinale di Barcellona, Joan Josep Omella. “E’ bello essere qui tutti uniti – ha aggiunto – questo è il mosaico sul quale si costruisce la socetà. Tutti uniti per un obiettivo comune: la pace, il rispetto e la convivenza fraterna. L’unione ci rafforza, la divisione ci corrode e ci distrugge”. Anche la comunità islamica locale ha condannato la strage e il presidente della Catalogna ha voluto ricordare come 200mila cittadini di origine marocchina vivono nella regione e “contribuiscono alla normalità di questo paese”. Diverse decine di musulmani hanno preso parte domenica anche a Madrid ad una manifestazione organizzata dal Centro culturale islamico di Fuenlabrada per dire “no al terrorismo” dopo gli attentati a Barcellona e a Cambrils. Diverse persone, fra cui alcune donne, si sono sono radunate alla piazza Puerta del Sol imbracciando cartelli e striscioni con su scritto: “Not in my name”, (Non nel mio nome).

Le novità e le conferme dell’indagine sugli attentati nella conferenza stampa di Trapero, capo della polizia catalana

Volevano colpire “uno o più punti di Barcellona” e l’attacco era imminente. La cellula di Ripoll, che ha realizzato il doppio attacco di giovedì, era impegnata nella preparazione di un piano apocalittico ben più devastante di quello effettivamente realizzato, che è stato un sanguinoso ripiego. Questa continua a essere la linea d’indagine della polizia catalana che valuta in 12 il numero dei componenti del gruppo. Ne rimane ancora in fuga solo uno, ma è proprio quello che, secondo gli inquirenti, ha ucciso con un furgone bianco 13 delle 14 vittime del doppio attacco: Younes Abouyaaqoub. A impedire la realizzazione del piano stragista esplosivo è stata la fatalità o forse l’imperizia. Mercoledì notte è esplosa una casa ad Alcanar, in un primo momento si è ritenuto che si trattasse di una fatalità. Ma in quella casa sono state ritrovate ben 120 bombole di butano e ora la polizia sa perché. “Stiamo cominciando a vedere chiaramente che questo era il luogo in cui stavano preparando gli esplosivi per commettere uno o più attentati nella città di Barcellona”, ha spiegato Josep Luis Trapero, il capo dei Mossos d’Esquadra, in una conferenza stampa. Nell’esplosione sono morte due persone e una terza è rimasta ferita. Tutti e tre sono ritenuti essere componenti della cellula che poi ha realizzato gli attentati rivendicati dall’Isis. Il quarto uomo è Driss Aboukabir, l’uomo che ore dopo la strage di Barcellona si era recato alla polizia per denunciare il furto dei suoi documenti, utilizzati per noleggiare il furgone bianco usato sulla Rambla per falciare turisti e passanti. Poi ci sono i cinque terroristi freddati dalla polizia a Cambrils, nel secondo attacco, tra i quali il diciassettenne Moussa Aboukabir, fratello di Driss. Quindi l’ultimo rimasto in fuga a Younes Abouyaaqoub, 22 anni. Trapero ha detto che, effettivamente, il giovane potrebbe essere passato in Francia, ma la polizia “non ha informazioni” in merito. I controlli con la frontiera della Francia sono stati intensificati.

Il ministro degli Esteri Alfano a Barcellona. Incontra il suo omologo spagnolo e i familiari delle vittime

Il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Angelino Alfano, al suo arrivo a Barcellona è stato accolto, in aereoporto, dal ministro degli Esteri spagnolo, Alfonso Maria Dastis Quecedo. Alfano ha abbracciato il suo omologo, esprimendo la sua profonda commozione e il cordoglio dell’Italia, Paese da sempre amico fraterno della Spagna. “I terroristi – ha affermato Alfano – attaccano il nostro bene più grande che è la nostra libertà e noi dobbiamo difenderla con fierezza e orgoglio. Per difenderla è necessaria una risposta coordinata che metta insieme una strategia di intelligence, una strategia militare, una strategia culturale e il rafforzamento di tutte le norme che in tutti i Paesi contrastano il terrorismo”. I due ministri si sono poi appartati per un colloquio approfondito sugli ultimi dolorosi eventi. Il governo italiano, per bocca del ministro Alfano, ha chiesto che il rientro delle salme delle vittime della strage sulle Ramblas possa avvenire “il più rapidamente possibile”. “Ovviamente – ha spiegato Angelino Alfano, al termine di un incontro con i parenti delle vittime avvenuto nel consolato italiano di Barcellona – compatibilmente con le regole spagnole e con l’accertamento procedurale che stanno compiendo le autorità spagnole preposte”.

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