Barcellona. Sabato 26 grande manifestazione contro il terrorismo. Una donna di 80 anni originaria della Lucania la terza vittima italiana. Prosegue la caccia all’attentatore, un marocchino 22enne

Barcellona. Sabato 26 grande manifestazione contro il terrorismo. Una donna di 80 anni originaria della Lucania la terza vittima italiana. Prosegue la caccia all’attentatore, un marocchino 22enne

Il sindaco di Barcellona, Ada Colau (nella foto con il re di Spagna, Felipe VI), e il presidente della Catalogna, Carles Puigdemont, hanno indetto per sabato 26 agosto una grande manifestazione contro il terrorismo. Il corteo partirà alle 18 dai Jardinets de Gràcia e arriverà a plaza Catalunya al grido “Io non ho paura”. In una dichiarazione congiunta al municipio di Barcellona, Colau ha detto che i “terroristi volevano seminare paura, odio e divisione a Barcellona”, ma “non ci riusciranno” e “la città difenderà il suo modello di convivenza con più forza che mai”. Da parte sua, Puigdemont ha detto che Barcellona “si rialzerà” dopo gli attentati di giovedì scorso, che hanno fatto 14 morti e 130 feriti, e sconfiggerà il “terrorismo totalitario”. Secondo quanto riportato dai media spagnoli, i due leader catalani hanno quindi invitato tutte le amministrazioni, le associazioni e organizzazioni sociali a partecipare alla manifestazione di sabato.

La terza vittima italiana, Carmen Lopardo, originaria della Lucania, ma da 60 anni in Argentina 

Si tratta di una donna originaria della provincia di Potenza residente in Argentina la terza vittima italiana dell’attentato di Barcellona. Si tratta di Carmen Lopardo, 80 anni, da più di 60 residente in Argentina, che si trovava in vacanza nella città catalana. Il governo argentino, si legge in una nota del ministero degli Esteri di Buenos Aires, ha inviato le condoglianze alla famiglia della signora Carmen Lopardo. “L’Argentina – si legge ancora – ribadisce ancora una volta la sua ferma condanna del terrorismo in tutte le sue manifestazioni e ribadisce la necessità di lavorare per la pace, la sicurezza e il rispetto dei diritti umani”.

Le indagini: prosegue la caccia all’attentatore che ha seminato morti e feriti sulla Rambla a bordo del van

Sul piano delle indagini, continua la caccia all’uomo per stanare il potenziale ultimo componente della cellula terroristica responsabile degli attentati in Catalogna: si tratta del 22enne Younes Abouyaaqoub considerato l’autista del furgone che giovedì pomeriggio ha travolto i passanti sulla Rambla di Barcellona, uccidendo 13 persone e riuscendo poi a dileguarsi. Con lui potrebbero essere ancora latitanti altri due membri della cellula di Ripoll, la cittadina dei Pirenei spagnoli dove vivevano la maggior parte dei terroristi: si ritiene che 12 persone componessero il gruppo jihadista. Quattro sono in stato di arresto, tre di Ripoll, mentre 5 sono stati uccisi nel tentato attacco a Cambrils. Tra questi vi è anche Moussa Oukabir, il 17enne che fino a ieri era considerato l’autore materiale della strage sulla Rambla. Il governo spagnolo ritiene che la cellula sia stata smantellata anche se il ministro dell’Interno catalano Joaquim Forn ha precisato che si tratta di un’indagine condotta dai Mossos, la polizia catalana, la più antica d’Europa, e ci sono vari canali di investigazione e indagini che non si danno per terminati. Secondo Forn, la cellula non si può definire smantellata “fino a quando non sarà stata determinata la sorte di tutti i membri”. Madrid ha però rafforzato le misure di sicurezza mantenendo il livello di allerta a 4 su un massimo di 5.

Il folle piano degli jihadisti: colpire con un carico di esplosivi la Sagrada Familia, celebre basilica e stupenda opera d’arte

La cellula terroristica voleva colpire la Sagrada Familia, forse la basilica più famosa della Spagna. Secondo fonti vicino alle indagini i terroristi in un primo momento volevano distruggere il simbolo di Barcellona con tre furgoni carichi di esplosivo Tatp e bombole di gas. Dalle indagini emerge infatti come il piano iniziale della cellula fosse creare un’esplosione molto più grande, come dimostrano le tracce di acetone, perossido di idrogeno, 106 bombolette di Butano e materiali vari per il confezionamento di ordigni trovate nell’abitazione di Alcanar, esplosa per errore mercoledì sera. La detonazione, che ha provocato due morti e un ferito (ora in arresto), ha fatto saltare i piani iniziali. I giovani avevano occupato la casa abbandonata di Alcanar, 200 chilometri a sud di Barcellona, dove stavano preparando gli ordigni. Nella serata di venerdì, i cadaveri di Moussa Pubakir, Mohamed Hychami e Said Aallaa sono stati formalmente identificati tra quelli dei cinque terroristi uccisi dalla polizia a Cambrils.

Il ruolo chiave dell’imam di Ripoll, El Satty, nella radicalizzazione dei dodici giovani marocchini. Forse morto nell’esplosione di Alcanar

Coinvolto nella preparazione dell’atto criminale sembra che vi fosse anche Abdelbaki El Satty, l’imam di Ripoll, sospettato di essere collegato alla cellula terroristica jihadista. L’imam era uscito dal carcere di Castellon nel 2012 per un reato riguardante migranti clandestini. Lo riferisce El Pais citando fonti dell’antiterrorismo iberico. L’imam ha esercitato le sue funzioni a Ripoll, fino a giugno quando aveva annunciato che sarebbe andato in Marocco per 3 mesi in vacanza, anche se era stato visto solo martedì nella cittadina, 48 ore prima dell’attentato. Marocchini o originari del Marocco sono i membri della cellula. La polizia catalana venerdì notte ha perquisito la sua abitazione in calle de Sant Pere a Ripoll in cerca, tra le altre cose, di tracce di Dna perché sospetta che Satty sia morto nell’esplosione accidentale nell’appartamento a Alcanar usato dai terroristi per preparare gli attentati. Satty, 40 anni, è l’imam di Ripoll (dove viveva la maggioranza dei terroristi della cellula) da due anni. Secondo la polizia la preparazione degli attacchi era iniziata proprio qualche mese fa. Venerdì nell’appartamento la polizia ha trovato un’altra persona che ha dichiarato che l’uomo è partito martedì scorso per il Marocco, dove si trovano la moglie e i figli. I vicini di casa non avrebbero notato movimenti strani negli ultimi giorni né osservato segnali di radicalizzazione.

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