Tour de France. Froome verso la vittoria finale, la quarta. Non vince neppure una tappa ma è il più forte. Aru, un dignitoso quinto posto malgrado una bronchitella. L’appuntamento con la vittoria per l’anno prossimo

Tour de France. Froome verso la vittoria finale, la quarta. Non vince neppure una tappa ma è il più forte. Aru, un dignitoso quinto posto malgrado una bronchitella. L’appuntamento con la vittoria per l’anno prossimo

Non ha vinto neppure una tappa, non ha staccato nessuno. Eppure vince il Tour de France per la quarta volta. Se non accade qualcosa di eccezionale, per Chris Froome, da Marsiglia a Parigi, agli Champs-Elysées, sarà una marcia trionfale. È diventato un beniamino degli sportivi  francesi che amano il loro “giro” più di qualsiasi altro sport. Basta dare un’occhiata alle strade che i corridori percorrono. Piene di folla, camper parcheggiati fin dalle prime ore dell’alba o le ultime della notte. Le grandi montagne, i Pirenei e le Alpi, versante francese, si animano, si affollano in attesa dei corridori. Un minuto e via, ma questa è la magia del ciclismo. Magia per cui si può vincere un Tour senza tagliare mai, nelle più di venti tappe, il traguardo per primi. Fabio Aru, il campione d’Italia, una tappa l’ha vinta, in montagna staccando tutti, ha vestito la maglia gialla. Si deve accontentare del quinto posto, difeso con le unghie e con i denti. L’ anno passato era arrivato dodicesimo, un bel passo avanti. Poteva fare di più? Senza dubbio sì, ma a 27 anni avrà modo di rifarsi. In fondo è l’unico che è riuscito a staccare Froome, conquistando poi la maglia gialla.

Francesi delusi. Solo terzo Romain Bardet  scavalcato dal colombiano Uran

I francesi ancora una volta sono rimasti delusi. Il loro “gioiellino”, Romain Bardet non ce l’ha fatta, ha perduto anche il secondo posto ed ha rischiato di perdere anche il terzo. Ora si trova davanti a Landa, gregario di Froome, con un solo secondo di vantaggio dopo aver ceduto la seconda ad un colombiano Rigoberto Uran. Landa all’arrivo della crono disputata a Marsiglia, non era per niente contento. Sa bene che se avesse avuto dalla Sky, squadrone fortissimo, il permesso di giocarsi la partita invece di essere costretto a “guidare” il capitano Froome, forse a Parigi sarebbe arrivato lui in maglia gialla.

La maglia gialla che britannico non è. Nato a Nairobi,  prima corsa con licenza Kenia

Ma i francesi, visto che Bardet deve ancora crescere, hanno fatto il tifo per Froome, il britannico che britannico non è. Nasce infatti a Nairobi, gareggia agli inizi della carriera, 2006- 2007, con licenzia del Kenia, federazione che rappresenta ai campionati del mondo under 23 nel 2006 e nel 2007, anno in cui passa al professionismo in una piccola squadra sudafricana, il team Konica Minolta. Vince subito due corse. Nella stagione successiva lo troviamo nel Team Barloworld, prende parte al Tour 2008 e al Giro d’Italia 2009. Finisce nelle retrovie. Nel 2008 sceglie la licenza britannica de partecipa ai campionati  del mondo di Varese rappresentando il Regno Unito. Nelle strade francesi, quelle del Tour, la sua esplosione, la simpatia dei tifosi. Vince il suo primo Tour nel 2013, poi una terna, 2015, 2016, 2017, quello che lo vedrà a Parigi in maglia gialla. Come vince senza tagliare il traguardo per  primo? È un passista-scalatore, cronoman. È sempre nel gruppetto che conta. Una volta insieme a Uran, un’altra insieme a Bardet, staccando Uran, un’altra prende in contropiede Aru, che fra l’altro non sta bene, soffre di una bronchite che non lo fa respirare. La sua squadra lo copre sempre. A cronometro è nettamente superiore ai suoi avversari. Anche se non vince, come è accaduto in questa corsa a Marsiglia, così come era accaduto  nella prima tappa in terra di Germania, il cronometro lo trova sempre ai primi posti. E accumula preziosi secondi. Arriva terzo ma mette al sicuro la vittoria finale. Lo precedono due polacchi, Maciej Bodnar  che vince  in 28’15”, un secondo davanti all’altro polacco, Michal Kwiatkowski. Terzo c’è lui. Mette altri 25 secondi tra se e Uran. Il distacco sale a 54 secondi, una assicurazione per l’arrivo vittorioso a Parigi. Una delusione per Bardet e i suoi fan che deve rimandare al prossimo anno il tentativo di “donare” alla Francia la maglia gialla da parte di un suo cittadino. Ci ha provato ma Froome con la Sky, Landa in particolare, gli ha sbarratola strada. Così è avvenuto anche per Fabio  Aru, un quinto posto che vale oro. Ha provato e ci è riuscito a staccare Froome. Ma niente ha potuto contro lo strapotere dello squadrone britannico.

Il campione d’Italia paga il prezzo di una lunga assenza dalle corse per incidente

Il campione d’Italia era reduce da una lunga assenza dalle corse per un grave incidente di cui era rimasto vittima prima del Giro d’Italia. Di fatto si era cimentato solo in una corsa importante, il campionato italiano vincendolo alla grande. Ma non è bastato. Ci si è messa anche un bronchite. Si racconta che  quando ha indossato la maglia gialla era sudato, ovviamente. Pare se la sia tolta in una stanza con aria condizionata. Così si racconta. Un dato certo è che nelle tappe di montagna Aru abbia faticato. Un problema la respirazione, aggravato dal fatto che nessuno della squadra, l’Astana, era in grado di supportalo come hanno fatto quelli della Sky, una vera guardia del corpo per Froome. “Questo Tour per me è stata una conferma e voglio tornare a questa corsa il prima possibile per cercare di fare il meglio possibile – dichiara Aru, appena sceso dalla bici- ho capito come si interpreta già l’anno scorso: quest’anno ho fatto fatica per motivi di salute negli ultimi giorni, ma se fare fatica significa perdere un minuto, posso essere soddisfatto”. Contento lui, siamo contenti anche noi. Un encomio anche per Damiano Caruso che ha conquistato l’undicesimo posto staccando uno come Nairo Quintana, vincitore di un Giro d’Italia.

ORDINE D’ARRIVO

  1. Maciej Bodnar             (Pol, Bora)            in 28’15”
  2. Michal Kwiatkowski        (Pol, Sky)              a  0’01”
  3. Christopher Froome        (Gbr, Sky)              a  0’06”
  4. Tony Martin               (Ger)                   a  0’14”
  5. Daryl Impey               (Rsa)                   a  0’20”
  6. Alberto Contador          (Esp)                   a  0’21”
  7. Nikias Arndt              (Ger)                   a  0’28”
  8. Rigoberto Uran            (Col)                   a  0’31”
  9. Stefan Kung               (Sui)                   a  0’34”
  10. Sylvain Chavanel          (Fra)                   a  0’37”
  11. Mikel Landa               (Esp)                   a  0’51”
  12. Fabio Aru                 (Ita)                   a  1’16”

CLASSIFICA GENERALE

  1. Chris Froome             (Gbr, Sky)        in  83h55’16”
    2. Rigoberto Uran           (Col, Cannondale)  a      0’54”
    3. Romain Bardet            (Fra, AG2R)        a      2’20”
    4. Mikel Landa              (Esp)              a      2’21”
    5. Fabio Aru                (Ita)              a      3’05”
    6. Daniel Martin            (Irl)              a      4’42”
    7. Simon Yates              (Gbr)              a      6’14”
    8. Louis Meintjes           (Saf)              a      8’20”
    9. Alberto Contador         (Esp)              a      8’49”
    10. Warren Barguil           (Fra)              a    9’25”
Share