“Renzi, perché lo ami, perché lo odi”. Sull’onda di Recalcati, psicanalista, Repubblica apre un dibattito. Nel frattempo Alfano dà il benservito all’ex premier. Non lo odia ma lo lascia. Salva Gentiloni e “un parente in comune”. Quagliariello: “Ora si lavora per un listone di centrodestra”

“Renzi, perché lo ami, perché lo odi”. Sull’onda di  Recalcati, psicanalista, Repubblica apre un dibattito. Nel frattempo Alfano dà il benservito all’ex premier. Non lo odia ma lo lascia. Salva Gentiloni e “un parente in comune”. Quagliariello: “Ora si lavora per un listone di centrodestra”

La crisi dell’informazione italiana? Eccola qui, tutti i giorni sotto i nostri occhi.  È vero che quando si arriva al periodo estivo, alle ferie prossime venture, ovviamente per chi può goderle, o meglio ha i soldi per  godersele, si parla di “politica sotto l’ombrellone”. Di chiacchiere  futili, di poco conto, con i leader, grandi e piccoli che partecipano alla feste dei loro partiti, sempre più sagre paesane o cene per pagare le spese dei futuri candidati ad elezioni che prima o poi arriveranno. Quest’anno, invece, malgrado il caldo che fa bollire mari, colline, monti, gli incendi che distruggono il verde già manomesso dagli speculatori, la politica non va ancora in ferie ma esprime il peggio del peggio. Con l’intervento a gamba tesa dello psicanalista di Renzi Matteo, che di nome fa Massimo Recalcati e dirige la scuola di formazione del Pd, che per difendere l’ex premier  chiama in causa una parola forte, “odio”. Tutti i suoi avversari lo odiano ha scritto lo psicanalista su Repubblica che lo ha ospitato, “scoperto “ da Corrado Augias, “un odio prepolitico o politico quello che lo ha duramente investito”. Pensavamo che il direttore di La Repubblica, reso omaggio allo psicanalista renziano, passasse la mano, andasse oltre. No, anzi addirittura ha costruito una intera pagina aprendo un dibattito con un titolo a tutta pagina “Renzi perché lo ami, perché lo odi”. Ovviamente richiamato in prima pagina con il titolo “Matteo Renzi. Perché si ama o si odia il segretario”. E riporta una frase del Recalcati: “La vera ragione di questo odio è la difficoltà della vecchia sinistra di elaborare il lutto della sua fine storica”. Il Recalcati non ha dubbi, uno psicanalista non può averne. Ai suoi pazienti deve dare certezze. A dissertare sulle tesi recalchesche sono stati chiamati il filosofo Roberto Esposito, lo storico Guido Crainz, lo storico dell’arte Tomaso Montanari, uno degli organizzatori, con Anna Falcone, della assemblea del Brancaccio.  Repubblica riassume così le tesi dei tre interlocutori. Esposito: Troppi rancori. Crainz: Buone riforme e ottimismo astratto. Montanari: Un rullo compressore contro tutti.

Il ministro degli Esteri: “Tra noi e loro (i renziani) non c’è più alcun legame”

Dopo aver letto i tre interventi  mi sono imbattuto in una notizia che le agenzie stavano battendo. Si tratta di una intervista rilasciata da Angelino Alfano, il nostro, o meglio il loro, ministro degli Esteri, alla Stampa di Torino. Non uno di sinistra, come quelli che odiano Renzi, non può elaborare il lutto della sinistra, come dice il Recalcati, della sua fine, della  sua fine storica. Semmai l’Alfano dovrebbe gioire e accendere un cero in una chiesa a nome del signorotto di Rignano. Invece l’Alfano annuncia che “sosteniamo lo stesso governo, ma non facciamo parte della stessa coalizione, diciamo che abbiamo un parente in comune, di nome Gentiloni, ma tra noi e loro non c’è più alcun legame”. Come si usa fare fra amanti che, dopo un grande amore, si lasciano. Insomma Alfano dà il benservito al Renzi. Non lo odia, ma lo lascia, guarda ad altri fronti. Il ministro Costa è già pronto a dimettersi per dedicarsi alla costruzione di un nuovo soggetto politico, quello di cui si è fatto promotore il senatore Quagliarello. Lo Ius soli è stata l’occasione per rompere l’amicizia. Dopo la rottura sulla legge elettorale afferma “non ce ne è stata né l’occasione né la necessità di sentirsi con Renzi”. Sempre Alfano si esprime in termini positivi nei confronti di Gentiloni, il presidente del Consiglio: “Il rispetto e la buona educazione – dice – talvolta sono un optional, come il metallizzato sulle auto, mentre Gentiloni le ha di serie”.

Berlusconi se la ride, giura: mai un’alleanza con Matteo. Ma gli “ambasciatori” si incontrano

Quanto a un possibile asse unitario di centrodestra, “con questa legge elettorale che non prevede alleanze – chiarisce Alfano – abbiamo la possibilità di costruire un’area autonoma, popolare e liberale. A questo soltanto stiamo lavorando – conclude – non sono previste alleanze e noi non le stiamo cercando”. Ma  Quagliariello, la “mente”  che da tempo sta lavorando per costruire un largo schieramento di centrodestra, di destra pura, non si capisce bene, fa sapere che sta lavorando per un “listone che arrivi al 40%, un centro destra da bollino rosso” e snocciola che il suo movimento, che conta 10 senatori, 2 deputati, 7 amministratori regionali, 201 amministratore comunali. E Berlusconi se la ride, dichiara e poi smentisce, indica possibili candidati premier, uno di questi potrebbe essere Maroni mettendo a tacere l’ingombrante Salvini. Già che c’è anche lui ha parole non certo simpatiche nei confronti di Renzi. “Mai una alleanza con lui – afferma – non ci sono contatti”. Credere a Berlusconi è come vincere un terno al lotto. Si sta preparando una “politica delle alleanze”. Tutta la destra, cianfrusaglie comprese, punta a diventare il primo partito, o coalizione a seconda delle legge elettorale. Stia sereno lo psicanalista, la falange berlusconiana non odia il segretario del Pd, lo utilizza quando può, quando fa le cose che loro non sarebbero stati capaci di fare, per esempio eliminare l’articolo 18.

Un consiglio allo psicanalista: moderi i toni. Matteo i guai se li va a cercare

Consiglieremo al Recalcati di moderare i toni. Il Matteo crede davvero che  avere più nemici è più onore e li va a cercare anche proprio in casa sua. Il ministro Poletti, il quale ha osato criticare la legge Fornero, nata con il governo Monti, ma fiore all’occhiello dei mille giorni di Renzi, è stato preso di mira dall’ ex premier che partecipa  a un forum del Mattino di Napoli. Gli dice il direttore: “Poletti non è stato il migliore ministro del lavoro che abbiano avuto i governi italiani”. E Renzi sfoderando la solita ironia: “Ma  è stato il più importante ministro del lavoro che ha avuto il governo Renzi”. Subito prima l’ex premier ha spiegato di considerare la legge Fornero, criticata da Poletti in un forum a Repubblica, come “una delle cose più importanti che abbia fatto il governo Monti. Perché quella sì ha messo in sicurezza i conti pubblici. Solo che alcuni scaloni erano troppo forti. La classe 1952-1953 ha preso 9 anni in un colpo solo. Noi non volevamo mettere in discussione la Fornero ma dare degli strumenti a quelli che venivano penalizzati. Alla fine l’Ape, nonostante le critiche, ha funzionato e non mette in discussione il sistema. Perché noi non siamo per mettere in discussione il sistema. Altrimenti pagano quelli che vengono dopo”.  Al direttore del Mattino, visto il tono renziano, è venuta meno la voglia, se mai l’aveva avuta, di dire: “Ma perché nei suoi mille giorni non l’ha  cambiata?”. E Renzi ha aggiunto: “Macron dovrà fare una legge Fornero ed un iobs act”. Con buona pace dello psicanalista.

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