Morto Pino Pelosi, unico condannato per la morte di Pier Paolo Pasolini

Morto Pino Pelosi, unico condannato per la morte di Pier Paolo Pasolini
E’ morto in ospedale a Roma Pino Pelosi. Condannato per l’omicidio di Pier Paolo Pasolini Pelosi, 58 anni, era malato da tempo.  Pelosi combatteva da tempo contro un tumore ed era stato ricoverato anche al Policlinico dell’Università Cattolica di Roma Agostino Gemelli. Fu condannato con sentenza definitiva quale unico colpevole dell’omicidio di Pasolini, il grande intellettuale, scrittore e regista friulano ucciso nella notte tra il 1 e 2 novembre 1975.  Pelosi fu fermato la notte stessa dell’omicidio a Ostia alla guida dell’auto di Pasolini. Accusato di furto, confessa di avere rubato la vettura e viene trasferito nel carcere di Casal del Marmo. Interrogato giorni dopo racconterà una prima versione, ovvero di essere stato abbordato da Pasolini all’Idroscalo, di una colluttazione a causa di una prestazione sessuale, dell’investimento involontario dello scrittore durante la fuga in auto.
 
Pelosi fu poi condannato nel 1976 per omicidio volontario in concorso con ignoti; la Corte ritenne non fosse solo. La Corte d’Appello confermò la condanna per omicidio ma non diede credito all’ipotesi dei complici. Nel 1979 la Cassazione confermò la sentenza. Nell’83 ottenne la libertà condizionata. 
 
Pelosi, dopo trent’anni di silenzio, tornerà a far parlare di sé ritrattando più volte e in modo a volte contraddittorio la propria versione dei fatti riguardo alla notte della morte dello scrittore.
Il 7 maggio 2005 Pelosi affermò nella trasmissione televisiva della Rai Ombre sul Giallo, in contraddizione con la sua confessione in fase processuale, di non aver partecipato di persona all’aggressione di Pasolini, ma che questa fu effettuata da tre persone, a lui sconosciute, che parlavano con accento siciliano e che si sarebbero accanite con bastoni e catene contro il poeta, dopo averlo malmenato e terrorizzato tanto da impedirgli di prestare soccorso al Pasolini.
 
Il noto penalista, Nino Marazzita, presente alla trasmissione, chiederà poi formalmente la riapertura del caso alla Procura di Roma come “atto dovuto”, ma il caso riaperto verrà subito riarchiviato perché si scoprirà che Pelosi fu pagato per andare alla trasmissione.
 
Nel settembre 2011, nella sua autobiografia appena pubblicata, Pelosi racconta di non aver incontrato per la prima volta Pasolini la sera del 1º novembre 1975 in Piazza dei Cinquecento, ma ammette di aver conosciuto il poeta all’inizio dell’estate e di averlo frequentato con una certa assiduità. Pino nel libro parla in termini completamente diversi di Pier Paolo Pasolini, nelle sue descrizioni Paolo non è più quella belva feroce affamata di sesso che lo voleva picchiare, sodomizzare e forse uccidere, ma lo definisce “un galantuomo”.
 
A giustificazione della sua reticenza e dell’essersi accollato la responsabilità dell’omicidio, Pelosi affermò di essere stato minacciato di morte assieme ai suoi genitori da parte di uno degli aggressori, e di aver pertanto atteso fino alla morte (per cause naturali) di questi ultimi, prima di iniziare a parlare.
 
Nella nuova versione infatti, Pelosi parla di due giovani “dall’accento siciliano”, indicazione che con altre sembra collimare con le prime ipotesi degli inquirenti, i quali attribuivano complicità nel delitto ai fratelli Franco e Giuseppe Borsellino, criminali comuni di origini siciliane e noti, nel mondo della malavita, come “Braciola” e “Bracioletta”, dediti al traffico di stupefacenti, militanti nel partito della destra neofascista Msi e morti di Aids negli anni ‘90. Effettivamente, i giovani si erano vantati con un “camerata” (in realtà, un agente di polizia che operava sotto copertura nel corso di un’indagine sulla malavita romana) già pochi mesi dopo il delitto di aver preso parte al massacro ed il loro alibi per quella notte risultò inconsistente; tuttavia, davanti al magistrato entrambi negarono ogni addebito, sostenendo di aver inventato il tutto per conquistarsi una reputazione di “duri”.
 
Dopo essere stato nuovamente arrestato per spaccio di droga nel 2005, Pelosi è stato affidato ai servizi sociali e ha svolto il lavoro di operatore ecologico per l’amministrazione di Roma capitale. In un’intervista rilasciata al blog di Beppe Grillo nel giugno 2009, Pelosi afferma l’estraneità del criminale eragstolano Giuseppe Mastini, noto alla cronaca come Johnny lo Zingaro, che fu suo amico, poi compagno di prigione nel 1976 e più volte sospettato come quarto uomo nel delitto Pasolini.
 
Il 23 settembre 2009 Pelosi è tornato libero dopo l’espiazione della pena. Nella notte di giovedì la morte e, probabilmente, l’ultima parola, quella tombale, sull’omicidio di Pasolini.
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