Migranti. Sette Ong su nove non firmano il Codice di Condotta. La lettera a Minniti di Medici senza frontiere: “tradito lo spirito umanitario che ci caratterizza”

Migranti. Sette Ong su nove non firmano il Codice di Condotta. La lettera a Minniti di Medici senza frontiere: “tradito lo spirito umanitario che ci caratterizza”

Su nove Ong solo due firmano il codice di comportamento per il salvataggio dei migranti in mare stilato dal ministero dell’Interno. Non sono servite quindi le tre riunioni con il prefetto Mario Morcone, per appianare le diffidenze delle organizzazioni umanitarie. La presenza di armi sulle navi che soccorrono e il divieto dei trasbordi dalle proprie imbarcazioni a quelle ufficiali. Sono questi i punti dirimenti che hanno fatto naufragare il tentativo del governo di regolamentare l’operato delle Ong, con il ‘No’ di Medici senza Frontiere, quello più pesante, e della tedesca Jugend Rettet. Di seguito, la lunga lettera che Medici senza frontiere ha recapitato al ministro degli Interni italiano, Marco Minniti, per motivare il no della Ong al Codice di condotta. Come si vedrà, sono ben solide le ragioni dei Medici senza frontiere, che accusano apertamente il nostro governo, e in particolare il ministro dell’Interno di non aver tenuto fede ai patti stabiliti con le Ong internazionali che effettuano operazioni di Ricerca e Salvataggio nel Mediterraneo. La parte più dolorosa e forte dell’accusa si riferisce ai compiti umanitari delle Ong come Msf, messi in discussione dall’imposizione di ospitare sulle navi militari e forze di polizia armati. L’accusa al nostro ministro è di non aver capito né accettato lo spirito umanitario che distingue una nave di Medici senza frontiere, o di altra organizzazione non governativa, da una nave mercantile. L’accusa è gravissima, e sarebbe sufficiente a motivare una richiesta di dimissioni di Minniti.

La lettera a Minniti di Medici senza frontiere 

“Apprezzamento” per “l’esemplare ruolo svolto dall’Italia nel salvare centinaia di migliaia di vite lungo la pericolosa rotta del Mediterraneo centrale. In questi anni complicati, il disfunzionale sistema di asilo dell’Unione Europea e una risposta insufficiente da parte degli altri Stati membri hanno fatto ricadere sulle sole autorità italiane sfide importanti, che avrebbero meritato ben altra attenzione da parte della comunità europea e internazionale”, scrive Medici senza frontiere nella lettera inviata al ministro dell’Interno, Marco Minniti, motivando il ‘no’ al codice di condotta delle Ong per il salvataggio in mare dei migranti. “Anche a partire da queste considerazioni, MSF ha scelto di partecipare alla discussione sul Codice di Condotta con un approccio assolutamente aperto e costruttivo – prosegue Gabriele Eminente, direttore Generale Medici Senza Frontiere Italia – Il nostro obiettivo è sempre stato quello di garantire il miglior coordinamento possibile tra tutti gli attori coinvolti, contribuendo al tempo stesso a rimuovere ogni elemento di dubbio e sospetto sugli obiettivi e le modalità di lavoro delle organizzazioni umanitarie impegnate nel soccorso in mare”.

Abbiamo condiviso il percorso e le preoccupazioni del Ministero degli Interni, ma poi le linee del Codice sono rimaste immutate”

“Nel corso delle ultime settimane, abbiamo condiviso con il suo Ministero una serie di preoccupazioni sul Codice di Condotta, richiedendo chiarimenti su temi specifici e sollecitando emendamenti sostanziali che ci avrebbero messo nelle condizioni di poter firmare il documento – scrive Msf – Dopo un’attenta valutazione della versione conclusiva del Codice, riconosciamo che sono stati fatti sforzi significativi per rispondere ad alcune delle osservazioni presentate da MSF e dalle altre organizzazioni. Tuttavia alcune delle preoccupazioni e richieste che abbiamo indicato nella lettera del 27 luglio scorso sono state lasciate senza risposta. Le linee di riferimento e l’impianto generale del Codice – dobbiamo dirlo con chiarezza – sono rimasti sostanzialmente immutati. Per questa ragione, con dispiacere e dopo attenta considerazione, riteniamo che allo stato attuale non sussistano le condizioni perché MSF possa sottoscrivere il Codice di Condotta proposto dalle autorità italiane”. Medici senza Frontiere ritiene che “per la formulazione ancora poco chiara di alcune parti, il Codice rischi nella sua attuazione pratica di contribuire a ridurre l’efficienza e la capacità di quel sistema. Ci riferiamo in modo specifico all’impegno richiesto alle navi di soccorso di concludere la loro operazione provvedendo allo sbarco dei naufraghi nel porto sicuro di destinazione, invece che attraverso il loro trasbordo su altre navi. Fatte salve le circostanze straordinarie indicate nel Codice, questa modalità di organizzazione delle operazioni riduce la presenza di assetti navali nell’area SAR e comporta aggravi non necessari alle navi di soccorso non predisposte per operare regolarmente i trasferimenti a terra delle persone”.

“Alla luce dei nostri principi umanitari di indipendenza, imparzialità e neutralità, la presenza a bordo di funzionari di polizia armati è contraria alla politica no- weapons” 

“Nell’esperienza degli ultimi due anni, le navi più piccole hanno spesso fornito un contributo essenziale alle operazioni SAR, stabilizzando i barconi in difficoltà in attesa che navi più grandi provvedessero al soccorso e all’imbarco dei naufraghi. Le nostre unità navali sono molto spesso sopraffatte dall’elevato numero di barconi che si trovano contemporaneamente in stato di difficoltà, e la vita e la morte in mare è una questione di minuti. Il Codice di Condotta mette a rischio questa fragile equazione di collaborazione tra diverse navi con diverse capacità, comportando il rischio effettivo che le navi più piccole siano costrette ad abbandonare frequentemente la zona di ricerca e soccorso e, nel medio periodo, addirittura a cessare di operare” prosegue Imminente, sottolineando che “il Codice sembra poi ricercare il coinvolgimento di altri governi nel meccanismo di soccorso in mare, in particolare per l’impegno a informare immediatamente le autorità dello Stato di bandiera e a coinvolgere l’MRCC più vicino alla zona in cui si verifica un evento SAR”. “Abbiamo infine esaminato le disposizioni del Codice alla luce dei nostri principi umanitari di indipendenza, imparzialità e neutralità – spiega – La presenza a bordo di funzionari di polizia armati è contraria alla politica ‘no- weapons’ che applichiamo rigorosamente in tutti i nostri progetti nel mondo. È per noi anche una questione di sicurezza e per questa ragione ne richiediamo il rispetto sia agli eserciti e alle forze di polizia che ai gruppi armati e alle milizie di ogni tipo. Mentre la nuova versione del Codice garantisce che le attività umanitarie non saranno ostacolate dalla presenza di funzionari di polizia a bordo delle nostre navi, si richiede ancora alle nostre équipe di contribuire attivamente alla raccolta di elementi utili ad attività di polizia e investigative, e questo costituisce una distorsione sostanziale della nostra missione. Il Codice non fa poi alcun riferimento ai principi umanitari e alla necessità di mantenere la più assoluta distinzione tra le attività di polizia e repressione delle organizzazioni criminali e l’azione umanitaria, che non può essere che autonoma e indipendente”. “Siamo più che convinti che di fronte a queste motivazioni, così vitali per un’organizzazione come la nostra, anche lei comprenderà la responsabilità della posizione netta e rigorosa che abbiamo scelto di assumere, in una circostanza in cui è elevato il rischio che venga fraintesa o male interpretata dalle autorità e dall’opinione pubblica. Non è la prima volta che ci accade, temiamo non sarà l’ultima” auspica l’Ong.

“Rispetteremo i punti del Codice di condotta che non sono contrari ai nostri principi”

“Nel comunicare la nostra impossibilità a sottoscrivere il Codice di Condotta nell’attuale formulazione, intendiamo confermare pubblicamente che tutte le operazioni di MSF in mare si sono sempre svolte sotto il coordinamento dell’MRCC e in piena conformità alle norme vigenti, nazionali e internazionali. Allo stesso tempo comunichiamo la nostra intenzione di continuare a rispettare quelle disposizioni del Codice che non sono contrarie ai punti sopra illustrati, tra cui quelle relative alle capacità tecniche, alla trasparenza finanziaria, all’uso dei trasponder e dei segnali luminosi. Confermiamo inoltre l’impegno a coordinare ogni nostra iniziativa con l’MRCC e anche a garantire l’accesso a bordo di funzionari di polizia giudiziaria, secondo quanto sopra espresso, così come la collaborazione costruttiva con le autorità italiane, nel pieno rispetto degli obblighi di legge” conclude la lettera.

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