Mdp e Campo progressista: un tranquillo martedì di tensione. Salta l’incontro tra Pisapia e Speranza, che se le suonano. Arrivano pontieri e incendiari. Nel Pd si fa festa

Mdp e Campo progressista: un tranquillo martedì di tensione. Salta l’incontro tra Pisapia e Speranza, che se le suonano. Arrivano pontieri e incendiari. Nel Pd si fa festa

Attorno all’ora di pranzo di martedì 25 luglio, le agenzie di stampa hanno lanciato un comunicato che è parso una doccia gelata, nell’afa romana, sui rapporti tra Campo progressista e Articolo1-Mdp. Il comunicato portava la firma di Giuliano Pisapia, Ciccio Ferrara, Franco Monaco e Bruno Tabacci, presentati quali “fondatori di Campo progressista”. Una lunga premessa politica: “Campo Progressista è nato per dar vita, insieme con altri, ad un nuovo soggetto politico di centrosinistra, alternativo al Pd e antagonista ai populismi e le destre, autonomo e indipendente, in netta discontinuità con il passato, aperto e inclusivo. Su questo progetto siamo impegnati e continuiamo a impegnarci con totale dedizione. Campo Progressista lavorerà affinché nei prossimi mesi, il Parlamento approvi provvedimenti urgenti e necessari in materia di lavoro, rilancio degli investimenti, lotta alla povertà e alle disuguaglianze e la legge sullo ius soli”. Quali siano questi provvedimenti urgenti, soprattutto in materia di lavoro e lotta alle povertà e alle disuguaglianze, il testo non lo dice, e soprattutto non dice che oggi la maggioranza nel Parlamento è del Pd, del quale Campo progressista si dice alternativo. E dunque, se Campo progressista volesse far passare una legge qualunque, oggi deve chiedere “permesso” al Partito democratico, che però su questioni controverse, come la legge elettorale, lo Ius soli o il testamento biologico, usa la strategia della dilazione, del rinvio sine die.

La sostanza politica della nota di Campo progressista: nessuno “spazio per una politica costruita con la testa rivolta all’indietro”

Il comunicato prosegue: “C’è bisogno pertanto – prosegue la nota – di una nuova soggettività politica come già richiamato nella piazza del primo luglio, e non di una semplice federazione, nella quale una sinistra di governo si riconosca pienamente con il contributo delle tradizioni politiche, civiche e sociali, ambientaliste e del cattolicesimo democratico. Non c’è spazio per una politica costruita con la testa rivolta all’indietro. L’obiettivo deve essere invece guardare al futuro dando risposte concrete ai problemi quotidiani del Paese. Queste condizioni positive, che allo stato non sono pienamente realizzate, vanno costruite con un progetto e un programma comune, per i quali continueremo con entusiasmo il nostro impegno. Per questi motivi abbiamo ritenuto utile rinviare l’incontro con gli esponenti di Mdp previsto per oggi”. Due questioni sono emerse, che probabilmente hanno fatto tremare i polsi dei big di Articlo1-Mdp, data l’estrema ambiguità del testo: “una sinistra di governo” che si “riconosca pienamente in una nuova soggettività politica”, che vuol dire tutto e il suo contrario, e quella frase, che deve aver fatto arrabbiare molti, nessuno “spazio per una politica costruita con la testa rivolta all’indietro”. Davvero, nessuno ha capito, o ha fatto finta di non capire, quale fosse l’obiettivo della polemica? La frase, in fondo, dà nettamente l’impressione di essere un veto, un diktat, una sorta di parafrasi della “rottamazione” renziana. E il seguito è anche peggio, poiché si avverte che le “condizioni” imposte da Campo progressista, pur essendo “positive”, “non sono pienamente realizzate”.

La replica di Roberto Speranza, per quanto diplomatica, è durissima e manifesta la vera frattura tra i due progetti

Per tutto il pomeriggio, com’era da attendersi, le agenzie di stampa sono state inondate da interventi di esponenti dell’una e dell’altra parte, alla ricerca di una toppa al buco che quella nota aveva evidentemente creato. Pochi minuti dopo la diffusione della nota di Campo progressista, ecco la replica, durissima, del coordinatore di Articolo1-Mdp, Roberto Speranza: “Non mi preoccupano le schermaglie e le polemiche lontane dalla vita delle persone”. Infatti, “Il primo luglio – aggiunge in quella che appare come una risposta a Giuliano Pisapia, anche se l’ex sindaco di Milano non è mai citato – ha rappresentato il punto di partenza di un progetto decisivo per il futuro dell’Italia. L’obiettivo di Articolo Uno è costruire un nuovo centrosinistra largo e di governo che metta al centro il lavoro e l’equità sociale, in discontinuità netta con le politiche sbagliate degli ultimi anni. Serve all’Italia una nuova grande forza radicata sul territorio e non costruita nel chiuso delle stanze romane. Guardare al futuro significa prima di tutto operare per la più significativa partecipazione popolare al processo costituente che ci vede protagonisti. Noi andiamo convintamente avanti su questa strada”, conclude Speranza. Al di là della reiterata ed equivoca parola, non ancora del tutto chiara, “centrosinistra” e “di governo”, Speranza risponde a Pisapia lanciando la sfida sulla costruzione del “partito”, dal basso, di popolo, e imputa a Campo progressista un limite “da ceto politico”, per così dire, “chiuso nelle stanze romane”. Insomma, stando a questo botta e risposta, diplomatico quanto si vuole, ma durissimo nella sostanza politica, le distanze tra i due progetti, così come definiti dal confronto tra Pisapia e Speranza, sono apparse notevoli, a cominciare dal lessico usato, dalle prospettive e soprattutto dal metodo.

Le indiscrezioni filtrate dalla riunione dei big di Mdp: “l’ambiguità di Pisapia su come procedere democraticamente ci mette in difficoltà”

A testimonianza di questa frattura, la lettura di altre agenzie di stampa che hanno riportato quanto filtrava dalla riunione indetta da Articolo1-Mdp. Secondo l’AdnKronos, infatti, “in questo contesto, Articolo 1 registra ‘una incertezza di Pisapia soprattutto sulla partecipazione democratica. Un punto, per noi, fondamentale. Infatti, attendiamo ancora un giudizio sulla proposta di Assemblea costituente da tenere in autunno, un passaggio determinante per la nascita del progetto’. Questa ‘ambiguità ci mette in difficoltà’, sottolinea ancora Mdp in cui si parla anche di “qualcuno, accanto a Pisapia, che teme per le rendite di posizione e vede male un processo partecipativo che è l’esatto contrario di un gruppo chiuso”. In questo quadro, si conclude l’analisi di Articolo 1, anche la questione della foto della Boschi “è strumentale. Come giustamente ha detto Pier Luigi Bersani, cosa importa a noi di un abbraccio?”. Come si vede, l’attacco sulle presunte “rendite di posizione” è un’accusa pesantissima sulle reali intenzioni del “gruppo dirigente” di Campo progressista. Nei fatti, equivoci ed ambiguità hanno lacerato un tessuto connettivo che già lo scorso primo luglio a piazza Santi Apostoli, a Roma, mostrava segni evidenti di cedimento.

Le indiscrezioni dell’AdnKronos sullo sfogo di Pisapia ai suoi: “non ne posso più di Mdp”. E se passa la legge che preveda coalizioni, Pisapia “chiederà a Pd di fare assieme le primarie”

Sembra inoltre, secondo l’agenzia Dire che ne pubblica il retroscena, che lo stesso Pisapia “prima di riprendere il treno per Milano fa in tempo a incontrare una stretta cerchia di parlamentari più vicini”. E cosa rivela ai suoi, secondo la Dire? “Non ne posso più: non accetto che io debba dimostrare il tasso di antirenzismo a ogni pie’ sospinto. Non siamo tra bambini, e non ho intenzione di passare il tempo a giustificarmi”. Inoltre, fa sapere l’agenzia che “quando si confida ai suoi Pisapia è consapevole che il rapporto con gli ex Pd è più che logoro. Solo una settimana fa la decisione di andare avanti insieme, secondo il principio della non sommatoria tra le forze politiche e dell’alternatività al Pd. Ora tutto sembra tornare in discussione: si riparla di tessere, di federazione tra soggetti politici, di primarie interne per contarsi e di un’identità politica definita in contrapposizione al Pd. ‘Se la strada che qualcuno immagina è questa, sia chiaro, non è la mia’, dice Pisapia a chiare lettere”. E infine ecco la rivelazione, fornita dai fedelissimi di Pisapia, sempre secondo le indiscrezioni raccolte dalla Dire: “se a settembre si raggiungerà un’intesa su una modifica della legge elettorale che rimetta in campo la coalizione, sarà il primo a chiedere che le primarie si facciano tra Pd e Campo progressista. Ma ora, spiegano fonti vicine all’ex sindaco, sarebbero una ‘farsa’. Tra i parlamentari a lui vicini qualcuno immagina che la polemica estenuante nei suoi confronti sia un modo per indurlo ad abbandonare. ‘Ma non sarà così – chiariscono – se lo tolgano pure dalla testa. Giuliano non molla”, insistono. Dunque, per riepilogare, se le fonti di stampa fossero vere: alternativi al Pd, ma se vi fosse una legge elettorale che preveda le coalizioni, Pisapia chiederebbe al Pd di farle assieme. Non male come ambiguità politica. D’altro canto che l’ambiguità esista lo ha affermato Bruno Tabacci, uno degli autori del comunicato che ha scatenato l’inferno, questa volta intervistato e non “rubato”. Tabacci infatti conferma che “anche noi vogliamo una competizione con il Pd ma non si può arrivare al punto di negare che il Pd stesso sia nel centrosinistra”. E infine, per Tabacci “si può essere critici con Renzi ma non possiamo pensare di non parlare con i dem”.

Scotto riconferma invece il “percorso” avanzato da Mdp, alternativo sempre e comunque al Pd

Infine, nel corso del pomeriggio, è stato tutto un profluvio di interventi di presunti pontieri, soprattutto all’interno di Articolo1-Mdp, che però non hanno colto, o non hanno voluto cogliere, il vero corno del dilemma, il rapporto con Pd. Non a caso, in un intervento sulla sua pagina di Facebook rilancia l’alternatività col Pd del nuovo soggetto politico: “Non si può fare politica con il torcicollo. Sono d’accordo con Giuliano Pisapia, bisogna guardare avanti. L’alleanza con il Pd di Renzi è archiviata nei fatti dalle scelte politiche di questi anni sul lavoro, sulla democrazia, sulla giustizia sociale. Oggi è inutile tornarci sopra. La destra si batte se c’è un progetto che non la imiti piuttosto che una fotocopia che non appassiona nessuno”. E naturalmente, Arturo Scotto ribadisce che la costruzione del nuovo soggetto politico a sinistra del Pd e alternativo al Pd non può che nascere in un “percorso per decidere quando i nostri militanti, simpatizzanti ed elettori potranno dire la loro opinione sulla natura e la missione del soggetto della sinistra che vogliamo costruire. Su tutto: dai volti che dovranno guidare questa impresa difficilissima al simbolo da presentare agli italiani, al programma fondamentale per vincere questa sfida. Mi sembra l’unica strada possibile”.

La festa nel Pd e le attese di Renzi

Nel Pd, intanto, si fa festa dinanzi a questa lunghissima giornata di tensione. Renzi non crede che Pisapia possa puntare a un avvicinamento al Pd, ma sicuramente una maggiore “autonomia” da Mdp è vista di buon occhio. “A noi – spiega un deputato renziano – merita restare a guardare e farli litigare. Poi è evidente che con Pisapia c’è la possibilità di un rapporto. Ma ora devono vedersela tra loro”. Tra i pochi Dem che commentano però, non a caso, c’è Andrea Marcucci, senatore vicinissimo al segretario, che si infila nella disputa tra Pisapia e Mdp. “Dal Pd – afferma – porte aperte a Giuliano Pisapia. Serve un centrosinistra aperto ed inclusivo. Non serve una sinistra odiatrice e litigiosa, che va in confusione anche solo per un abbraccio”.

Le considerazioni di Fratoianni sulla intensa e densa giornata e l’indicazione della lista unitaria

Ma la lite Pisapia-Mdp non suscita solo l’interessata attenzione del Nazareno. Dall’altro lato è Sinistra italiana che vede la possibilità di una alleanza, anche senza l’ex sindaco di Milano. “Il Pd – ha detto il segretario Nicola Fratoianni – è parte del problema: con Renzi non si può governare. Oggi serve un’altra proposta politica, in cui il Pd non c’è: propongo a Possibile, Mdp, Rifondazione comunista di costruire un’unica lista”. Inoltre, ha aggiunto Fratoianni, “La verità è che al netto delle scelte e degli atteggiamenti, quello che mi pare emergere è una divergenza su quello che serve a questo Paese, su cosa debba fare questa sinistra, su come una sinistra ricostruisce consenso e credibilità. Pisapia ieri in un’intervista dice una cosa per me significativa: non faccio alleanza con il Pd perché c’è ora una legge elettorale che non lo consente, una legge elettorale che non consente le coalizioni, altrimenti forse l’avrei fatta e comunque il giorno dopo bisogna allearsi con il Partito Democratico. Io penso che questa idea non funzioni”. Dunque, per il segretario di Sinistra Italiana, per quanto riguarda Pisapia, “il confronto è aperto anche a lui ma Giuliano si rivolge a chi vuole. E abbraccia chi vuole…”.

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