Mafia Capitale, non c’è l’aggravante della mafiosità. Condannati a 20 e 19 anni Carminati e Buzzi. Nessuna assoluzione per i politici, pene da 6 a 10 anni

Mafia Capitale, non c’è l’aggravante della mafiosità. Condannati a 20 e 19 anni Carminati e Buzzi. Nessuna assoluzione per i politici, pene da 6 a 10 anni
Mafia Capitale, c’è la sentenza. Tutti condannati ma senza l’aggravante della mafiosità delle associazioni criminali, in sostanza solo una semplice associazione per delinquere. E’ questa la scelta fatta e che vede ridotte le pene, in alcuni casi dimezzate, per i principali imputati. Va detto che cede anche un secondo filone d’accusa, quello relativo ai rapporti con la ‘ndrangheta.
 
Oltre che la contestazione di associazione mafiosa cade anche quella dei rapporti con la ‘ndrangheta
 
Cade, infatti, la contestazione secondo la quale sarebbero esistiti rapporti tra gli appartenenti a Mafia Capitale e la ‘ndrangheta. Tra i cinque assolti infatti figurano Rocco Rotolo e Salvatore Ruggiero che secondo gli investigatori curavano i rapporti tra le coop gestite da Buzzi e il clan Mancuso di Limbadi, ottenendo un appalto per le pulizie al mercato dell’Esquilino. Nell’assolverli il Tribunale, con la formula “per non aver commesso il fatto”, ha anche ordinato la loro immediata scarcerazione se non detenuti per altra causa. Condannati tutti i politici, che hanno dovuto incassare verdetti compresi tra sei e dieci anni di carcere. Ma vediamo nel dettaglio i numeri della sentenza, imputato per imputato.
Per il Ras delle Coop e socio in affari di Massimo Carminati, Salvatore Buzzi, la condanna è a 19 anni, un anno in più per l’ex Nar che deve anche incassare il verdetto di “delinquente abituale”. Il tribunale di Roma per effetto di questo ha disposto che “a pena espiata, il medesimo sia assegnato a una colonia agricola o ad una casa di lavoro per la durata minima di due anni”. Ne deve incassare 11 l’ex capogruppo del Pdl in Comune, Luca Gramazio, e condanna anche  per l’ex capo dell’assemblea Capitolina Mirko Coratti (Pd), per lui la pena è di 6 anni di reclusione. Luca Odevaine, ex responsabile del tavolo per i migranti, è stato condannato a 6 anni e 6 mesi. Undici anni per il presunto braccio destro di Carminati, Ricardo Brugia, 10 per l’ex Ad di Ama Franco Panzironi. Per l’ex minisindaco del municipio di Ostia, commissariato per infiltrazione mafiose, Andrea Tassone la condanna è a 5 anni.
Rispetto alle richieste della Procura che aveva proposto per tutti gli imputati 5 secoli di carcere, i giudici della decima Corte presieduta da Rosanna Ianniello hanno inflitto oltre 250 anni di carcere. In buona sostanza le pene sono state praticamente quasi dimezzate. Ma ecco nel dettaglio, le condanne e anche le assoluzioni. Sono 41 i condannati e cinque gli assolti al termine del processo di primo grado per mafia capitale. 
 
Tutte le condanne e le assoluzioni al processo dell’anno
 
Queste le condanne: Claudio Bolla (6 anni), Stefano Bravo (4 anni e 6 mesi), Riccardo Brugia (11 anni), Emanuela Bugitti (6 anni), Salvatore Buzzi (19 anni), Claudio Caldarelli (10 anni), Matteo Calvio (9 anni), Massimo Carminati (20 anni), Nadia Cerrito (5 anni), Pierina Chiaravalle (2 anni e 8 mesi), Mario Cola (5 anni), Sandro Coltellacci (7 anni), Mirko Coratti (6 anni), Giovanni De Carlo (2 anni e mezzo), Paolo Di Ninno (12 anni), Antonio Esposito (5 anni), Franco Figurelli (5 anni), Agostino Gaglianone (6 anni e mezzo), Alessandra Garrone (13 anni e mezzo), Luca Gramazio (11 anni), Carlo Maria Guarany (5 anni), Cristiano Guarnera (4 anni), Giuseppe Ietto (4 anni), Giovanni Lacopo (6 anni), Roberto Lacopo (8 anni), Guido Magrini (5 anni), Sergio Menichelli (5 anni), Michele Nacamulli (5 anni), Luca Odevaine (6 anni e 6 mesi, che diventano 8 in continuazione con due precedenti patteggiamenti), Franco Panzironi (10 anni), Pier Paolo Pedetti (7 anni), Marco Placidi (5 anni), Carlo Pucci (6 anni), Daniele Pulcini (1 anno), Mario Schina (5 anni e mezzo), Angelo Scozzafava (5 anni), Andrea Tassone (5 anni), Fabrizio Franco Testa (12 anni), Giordano Tredicine (3 anni), Claudio Turella (9 anni), Tiziano Zuccolo (3 anni e mezzo). Il collegio ha inoltre disposto che a pena espiata stiano in libertà vigilata per un anno Salvatore Buzzi, Riccardo Brugia, Matteo Calvio, Fabrizio Franco Testa, Roberto Lacopo, Claudio Caldarelli, Nadia Cerrito, Paolo Di Ninno, Agostino Gaglianone, Alessandra Garrone, Luca Gramazio, Carlo Maria Guarany, Cristiano Guarnera, Giuseppe Ietto, Franco Panzironi e Carlo Pucci. Assolti invece l’ex Dg di Ama Giovanni Fiscon, Giuseppe Mogliani, Fabio Stefoni, Rocco Rotolo e Salvatore Ruggiero.
 
Riconosciuta provvisionale esecutiva a Roma Capitale, Regione Lazio e Viminale
 
Il tribunale nell’emettere la sentenza del processo Mafia capitale ha anche riconosciuto alle parti civili Roma Capitale, Ministero dell’Interno e Regione Lazio una provvisionale immediatamente esecutiva in relazione al danno morale derivante dai reati associativi, quantificando in 100mila euro la somma da versare in favore di Roma Capitale, 50mila per il ministero e altrettanti nei confronti della Regione. I condannati dovranno pagare le spese processuali nei confronti di complessive 17 parti civili, pari a 13.800 euro per ciascuna di esse.
 
Il procuratore aggiunto Paolo Ielo insoddisfatto: “Aspetteremo le motivazioni, Credo che faremo appello”
 
Va detto anche che il procuratore aggiunto, Paolo Ielo ha già fatto trapelare tutta la sua insoddisfazione: “Questa è una sentenza che riconosce l’esistenza di un’associazione a delinquere semplice non mafiosa. Le sentenze vanno rispettate. Questa ci dà torto su alcuni aspetti ma in altri riconosce il lavoro che abbiamo svolto. Aspetteremo le motivazioni per capire. Credo che faremo appello”.
 
La difesa di Salvatore Buzzi: “Oggi possiamo dire che non è mafioso”
 
“Abbiamo sempre creduto in una sentenza come questa, anche nel momento più duro del nostro lavoro difensivo”. Così l’avvocato Alessandro Diddi, difensore di Salvatore Buzzi, in merito alla sentenza con la quale i giudici della decima sezione penale hanno fatto cadere l’accusa di mafia. “Bisogna dare atto che questo tribunale ha avuto un coraggio enorme nell’arrivare a sovvertire la sentenza della Cassazione che aveva confermato il 416 bis. Credo che questa sentenza sia una pietra miliare in questo tipo di fenomeni – ha proseguito il penalista -. Non so se esiste la mafia a Roma ma oggi posso dire che Salvatore Buzzi non è un mafioso e non lo è nemmeno Massimo Carminati”. Riguardo l’attendibilità del suo assistito, non creduto dalla procura nel corso di cinque interrogatori, Diddi ha affermato: “Credo che oggi Buzzi sia stato creduto perché altrimenti, certe condanne che si basano esclusivamente sulle dichiarazioni di Buzzi, il tribunale non avrebbe potuto darle. Quindi io credo che avremo anche una soddisfazione sul.piano dell’attendibilità. È per questo che credo che la procura debba rifare daccapo il processo mondo di mezzo, che non chiameranno più Mafia Capitale”.
 
Il legale di Carminati: “Pene alte per compensare schiaffo caduta mafia. Il mio assistito mi ha detto: ora via dal 41bis”
 
“La mafia a Roma non esiste”. Lo ha detto l’avvocato Giosué Bruno Naso legale di Massimo Carminati dopo la lettura della sentenza. “Nonostante la caduta dell’associazione di stampo mafioso questa sentenza ha portato una severità assurda delle pene data forse per compensare lo schiaffo morale rivolto alla Procura – ha aggiunto – Questo processo non so se ha dei vincitori. Ha certamente uno sconfitto che è Pignatone. Mi auspicavo che cadesse la mafia. Questa sentenza serve a fare pulizia sociale e questo è un difetto”. “Odevaine – ha continuato – nei cui confronti la Procura era stata di una leggerezza incredibile ha subito una pena molto severa e questo dimostra che il malaffare ha antiche radici davanti alla quale forse la procura si è fermata”. “Avevi ragione tu, mi ha detto. Carminati era convito che sarebbe andata male. Temeva che tutte le pressioni mediatiche avrebbero portato ad un responso negativo per lui. Mi ha detto che adesso lo devo togliere dal regime carcerario del 41 bis questo è il suo primo pensiero ed preoccupazione”. Fuori e dentro l’Aula una selva di giornalisti e telecamere, semplici cittadini e tra loro anche la sindaca di Roma Virginia Raggi, visto che l’Amministrazione di Roma Capitale è parte civile.
 
Raggi: “Ringraziamo la Procura e le forze dell’ordine: Il processo ferita profonda nel tessuto di Roma”
 
Ecco le prime parole dopo la sentenza: “Ringraziamo la procura e le forze dell’ordine che hanno collaborato al processo. Un processo che è una ferita molto profonda nel tessuto di Roma, i romani lo sanno bene”, ha detto dopo la lettura del dispositivo. Poi guarda al futuro: “Noi dobbiamo ricucire i lembi di questa ferita – ha detto Raggi – attraverso un percorso non facile di legalità, dobbiamo mantenere la guardia alta, le associazioni criminali hanno condizionato pesantemente le scelte politiche, i danni li viviamo tutti i giorni: il nostro scopo è andare avanti nel solco della legalità”.
 
Fassina (Sinistra per Roma): “Cade associazione mafiosa. Gravi danni all’immagine della Capitale”
 
“Dopo tre anni e mezzo durante i quali Roma è stata presentata e raccontata dai media di tutto il mondo come ‘Mafia Capitale’, cade oggi per tutti gli imputati il pilastro distintivo dell’impianto accusatorio: l’associazione mafiosa, già caduta nei mesi scorsi per l’ex sindaco Alemanno. I danni di immagine e inevitabilmente reali subiti dalla città sono enormi. Certo, non è per nulla confortante che il Tribunale di Roma riconosca, con condanne pesantissime, un così esteso coinvolgimento di amministratori in un’associazione a delinquere semplice, ma è evidente la differenza con un quadro accusatorio che descriveva i vertici politici e amministrativi della capitale d’Italia responsabili di associazione mafiosa. Il livello e la diffusione della corruzione confermata oggi dal giudizio di primo grado indicano, ancora una volta, la portata del lavoro di bonifica che la politica deve svolgere”. Ma veniamo alla dinamica dei fatti, iniziati nel 2014 con un primo blitz clamoroso dei Carabinieri
Nel dicembre del 2014 i Carabinieri eseguono 39 misure cautelari, 31 in carcere e 8 ai domiciliari
 
Tutto inizia il 2 dicembre 2014 quando scatta l’operazione dei carabinieri Mondo di Mezzo. É la prima tranche dell’inchiesta Mafia Capitale con cui vengono eseguite 39 misure cautelari, 31 in carcere e 8 ai domiciliari. L’accusa principale è pesantissima: associazione di tipo mafioso. Le altre contestazioni passano dall’estorsione all’usura, dalla corruzione alla turbativa d’asta, e comprendono anche le false fatturazioni, il trasferimento fraudolento di valori, e il riciclaggio. Scattano anche le perquisizioni in Regione e in Campidoglio.
 
Tagliata la testa dell’organizzazione con gli arresti di Carminati e Buzzi
 
Il presunto boss dell’organizzazione è l’ex esponente di estrema destra Massimo Carminati. In manette anche il ras del coop Salvatore Buzzi e Luca Odevaine, componente del Tavolo di coordinamento sugli immigrati del Viminale. Travolti dall’inchiesta anche il braccio “armato” di Carminati, Riccardo Brugia, Fabrizio Franco Testa, l’ex amministratore dell’Ama, Franco Panzironi, l’ex direttore generale Giovanni Fiscon e Fabrizio Franco Testa.
 
Il 4 giugno del 2015, seconda ondata. Tocca ai politici. Eccellenti gli arresti di Gramazio e Coratti
 
Dopo non molto arriva la seconda tranche dell’inchiesta: il 4 giugno 2015 vengono arrestate altre 44 persone, 25 delle quali finiranno agli arresti domiciliari. Si tratta soprattutto di imprenditori, ex assessori, consiglieri comunali. Altri 21 indagati restano a piede libero. Tra gli arrestati “eccellenti”, l’ex presidente in quota Pd del consiglio comunale, Mirko Coratti, e Luca Gramazio, ex consigliere capogruppo Pdl in consiglio comunale e poi in Regione, accusato di avere messo le sue cariche istituzionali al servizio dell’associazione. Coinvolti anche l’assessore Daniele Ozzimo, l’ex capo dipartimento alle Politiche Sociali, Angelo Scozzafava, Franco Figurelli, il costruttore Daniele Pulcini, Andrea Tassone, il consigliere comunale Giordano Tredicine.
 
Il 3 dicembre 2015, prime condanne con rito abbreviato
 
Il 3 novembre 2015, i primi quattro imputati scelgono di essere giudicati con rito abbreviato. Si tratta di Emilio Gammuto, collaboratore di Buzzi, condannato a 5 anni, Emanuela Salvatori, ex funzionaria del Comune di Roma e responsabile dell’attuazione del Piano Nomadi di Castel Romano, condannata a 4 anni. La stessa pena viene disposta anche per Raffaele Bracci e Claudio Gaudenzi, considerati vicini Carminati. La sentenza viene poi ridotta in appello. Per Gammuto cade l’aggravante del metodo mafioso riconosciuta in primo grado: viene condannato a 3 anni.
 
Il 5 novembre 2015 inizia il maxiprocesso con Carminati, Buzzi ed altri 44 imputati
 
Il 5 novembre 2015 inizia il maxiprocesso a carico di Carminati, Buzzi e altri 44 imputati, 19 dei quali accusati di associazione mafiosa. Duecentotrenta udienze a ritmo serrato e oggi la sentenza con cui si è chiuso il processo di primo grado. Per l’accusa, il sodalizio di Buzzi e Carminati, soci in affari illeciti, avrebbe gestito nomine e appalti ai piani alti della pubblica amministrazione, favorito dalla capacità intimidatoria e dalla fama criminale dell’ex Nar. Oltre che a Buzzi e Carminati, l’accusa di mafia viene contestata a processo anche a Fabrizio Testa, ex consigliere Enav, Panzironi, Gramazio. Gli altri, da Odevaine, a Coratti, a Fiscon, sarebbero stati invece corrotti.
 
Il 18 luglio 2016, l’assoluzione dell’ex Capo di Gabinetto di Zingaretti, Maurizio Venafro
 
Il 18 luglio 2016 il Tribunale ha assolto con formula piena l’ex capo di Gabinetto della Regione Lazio Maurizio Venafro, accusato di turbativa d’asta in uno dei filoni del processo a Mafia Capitale. I giudici della seconda sezione penale hanno, invece, condannato ad un anno e quattro mesi di reclusione Mario Monge, dirigente della cooperativa Sol.Co. I due sono finiti sotto processo in relazione all’affidamento della gara d’appalto per l’assegnazione del servizio cup della Regione Lazio nel 2014.
 
Il 27 aprile 2017, dopo 240 udienze e 20 mesi di processo le richieste di condanna
 
Il 27 aprile scorso dopo 240 udienze e venti mesi di processo le richieste di condanna formulate dalla Procura: 28 anni per Carminati, 26 anni e 3 mesi per Buzzi, 25 anni e 10 mesi per Brugia, 22 anni per Fabrizio Testa. Per i colletti bianchi Panzironi e Gramazio, la procura chiede rispettivamente 21 anni e 19 anni e mezzo. C’è poi la squadra dell’ex estremista di destra, composta da Cristiano Guarnera (16 anni), Giuseppe Ietto (16 anni e 2 mesi). Ci sono anche i collaboratori di Buzzi. Infine, politici e amministratori: per Odevaine i pm chiedono due anni mezzo. Fiscon rischia invece una condanna a cinque anni, e Coratti a quattro anni e sei mesi.
 
Il sei luglio 2017, confermate in Appello le condanne per l’ex assessore capitolino Ozzimo e l’ex Consigliere Caprari. Il sette luglio arrivano le archiviazioni per 113 posizioni
 
Il sei luglio scorso poi sono state confermate in Appello le condanne per l’ex assessore capitolino alla Casa Daniele Ozzimo e per l’ex consigliere comunale Massimo Caprari, condannati nel gennaio 2016 in primo grado, rispettivamente, a due anni e due mesi e a due anni e quattro mesi. Il giorno successivo finiscono in archivio le posizioni di 113. Tra questi, l’ex sindaco Gianni Alemanno, l’attuale presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e il suo ex capo di gabinetto Maurizio Venafro. Il provvedimento è del gip Flavia Costantini, che, accogliendo la richiesta della procura della repubblica di Roma, ha archiviato alcune fattispecie di reato contestate a imputati come Massimo Carminati, Salvatore Buzzi e Mirko Coratti.
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