La vicenda libica mette a nudo limiti e paradossi della politica estera italiana, quando c’è. Gli errori di Gentiloni e Alfano reiterati ancora

La vicenda libica mette a nudo limiti e paradossi della politica estera italiana, quando c’è. Gli errori di Gentiloni e Alfano reiterati ancora

All’indomani dell’accordo parigino sulla Libia, promosso dal presidente Macron sotto l’egida dell’Onu, si è riaperta una grande questione relativa alla politica estera italiana, oggetto misterioso, e forse inesistente ormai da qualche anno, sicuramente da quando al governo sono passati Renzi e Gentiloni, e in modo particolare quando alla Farnesina è stato chiamato Angelino Alfano, che, come scrive il Fatto, “nessuno chiama”. In realtà, sulla inesistenza e sulle ambiguità della politica estera italiana da quando c’è Alfano, abbiamo scritto più volte, sottolineandone limiti e inadempienze. E abbiamo avanzato talvolta molti dubbi sulla reale capacità del nostro ministro di occuparsi di un tema delicatissimo quale la posizione e la credibilità italiane nel pianeta, soprattutto alla luce dei mutamenti intervenuti negli ultimi mesi, dalle elezioni di Trump e Macron, alla crisi migratoria, alla presenza massiccia nel Mediterraneo di navi da guerra Nato e russe, alla crisi mediorientale, alla repressione in Palestina, fino allo sfilacciamento dell’Unione europea divisa tra interessi nazionali contrapposti. In nessuna di queste crisi, l’Italia è stata in grado di assumere una posizione. Neppure quando ha avuto la possibilità di farlo in contesti dove pure faceva da padrona di casa, come nel caso del G7 di Taormina, e dove il protagonismo di Macron, Merkel e soprattutto Trump ha messo letteralmente fuori gioco l’Italia, rendendone afasico il governo. Ora, la vicenda libica, che si arricchisce di una novità, che tuttavia manifesta e conferma il nostro duro giudizio critico. Nella mattinata di mercoledì, di ritorno da Parigi, il premier libico Serraj si è fermato a Roma dove ha incontrato Gentiloni. Ma Serraj è solo una delle parti in causa nel complicato scacchiere libico, e nemmeno il più autorevole. Ed ecco cosa è accaduto.

Navi italiane in acque libiche per contrastare il traffico di esseri umani, la richiesta che il premier libico Fayez al-Serraj ha avanzato ufficialmente a Paolo Gentiloni nell’incontro di questa mattina a palazzo Chigi. Richiesta alla quale il nostro premier ha immediatamente offerto sponda, definendo “necessario” l’impegno italiano in acque libiche. La richiesta di al-Serraj, ha spiegato il presidente del Consiglio alla stampa, “è attualmente all’esame del nostro ministero della Difesa, le scelte saranno valutate dalle autorità libiche e con il Parlamento italiano. Ma se valuteremo la possibilità di rispondere positivamente, come credo necessario, può rappresentare un punto di novità molto rilevante per il contrasto al traffico di esseri umani”. L’incontro di oggi a palazzo Chigi ha, insomma, tutta l’aria di essere, da una parte l’adesione alla strategia della destra italiana ed europea che vorrebbe un blocco navale nelle acque territoriali libiche, e dall’altra la risposta italiana all’intesa firmata ieri all’Eliseo dallo stesso Serraj e dal generale Haftar alla presenza del presidente francese Emmanuel Macron. Ora è abbastanza paradossale che Serraj chieda navi italiane mentre ha siglato un’intesa che prevede un cessate il fuoco fra le fazioni contendenti ed elezioni politiche nel 2018 e che è stata citata dallo stesso Gentiloni nel corso della conferenza stampa. Tornando alla richiesta di al-Serraj di un sostegno tecnico con nostre unità navali italiane in acque libiche, Gentiloni ha detto che una decisione in tal proposito dell’Italia “può rappresentare un punto di novità molto rilevante per il contrasto al traffico di esseri umani”. L’elemento paradossale di questa situazione è che l’Italia, nonostante l’accordo di Parigi, continui a dialogare con una sola delle parti in cui è divisa la Libia, tra Est e Ovest. E se la richiesta di blocco navale italiano fosse contrastata dall’altro schieramento libico? Cosa diranno Gentiloni e Alfano?

La figuraccia italiana su due pricipali testate internazionali: Financial Times e Le Monde. E ribadiscono che Serraj non ha alcun mandato da Tripoli

Nell’incontro a Parigi, mediato dal presidente della Francia, Emmanuel Macron, il primo ministro del governo libico riconosciuto dalle Nazioni Unite, Faiez Serraj, e il generale Khalifa Afta, il più potente comandante militare della Libia, hanno concordato un cessate il fuoco e l’organizzazione di elezioni presidenziali e parlamentari la prossima primavera, il primo sostanziale tentativo di fermare le ostilità dopo tre anni di conflitto, riferisce il quotidiano britannico “The Times”. “La causa della pace ha fatto un grande passo avanti oggi”, ha dichiarato Macron. Tuttavia, riporta il “Financial Times”, l’iniziativa del leader francese ha suscitato perplessità in Italia: il ministro degli Esteri italiano, Angelino Alfano, ha affermato che sulla Libia, ci sono “troppi formati aperti, troppi mediatori, troppe iniziative”.  Tuttavia, nota “Le Monde”, la “dichiarazione comune” non è stata controfirmata da Sarraj e da Haftar: è dunque piuttosto, come l’ha definita il presidente francese, “una guida sulla strada verso la riconciliazione nazionale libica”.

Per Macron, che negli ultimi tempi ha moltiplicato il suo attivismo diplomatico a livello internazionale, si tratta di un innegabile successo, quantomeno d’immagine; ma il difficile viene ora: tanto per cominciare, scrive “Le Monde”, Sarraj non ha alcun mandato da parte dei suoi alleati di Tripoli e di Misurata; quanto al campo di Haftar, è assai diviso sulla strategia da seguire. Tutti poi sono scettici sulla tenuta di nuove elezioni in tempi così ravvicinati; ed infine nei prossimi mesi bisognerà comporre un puzzle diplomatico internazionale composto da diversi e contrastanti attori. Soprattutto, per “Le Monde”, l’incontro organizzato a Parigi ha suscitato irritazione a Roma: l’Italia non ha affatto apprezzato di essere stata messa davanti al fatto compiuto nella sua ex colonia dove è molto attiva in campo politico, economico ed umanitario. Il ministro degli Esteri italiano Angelino Alfano, sottolinea “Le Monde”, ha criticato quella che ha bollato come “una moltiplicazione dei mediatori e delle iniziative” ed ha fatto appello ad “unificare gli sforzi” attorno all’azione dell’emissario dell’Onu. Da parte sua Macron ha pubblicamente negato che sulla Libia ci sia alcun problema con l’Italia; malgrado ciò, conclude “Le Monde”, il malumore italiano è molto reale.

Dunque, per concludere, secondo la stampa internazionale, per quanto complesso sia lo scacchiere libico, l’inziativa di Macron ha avuto il merito di aprire una breccia, una via per la pacificazione nazionale, unico strumento politico per poter finalmente definire un tavolo internazionale sul flusso migratorio dalla Libia. Ma se corriamo in aiuto con un blocco navale ad una delle parti, come si potrà conciliare questa situazione? Forse ha ragione Le Monde, il malumore italiano era così reale da impedire l’uso della razionalità.

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