La politica del chiacchericcio alla grande sui media. Attendendo Pisapia, sarà Berlusconi la star dell’estate. Il risveglio di Prodi. Scalfari indica a Renzi la “squadra” da mobilitare. Articolo1: verso l’assemblea costituente

La politica del chiacchericcio alla grande sui media. Attendendo Pisapia, sarà Berlusconi la star dell’estate. Il risveglio di Prodi. Scalfari indica a Renzi la “squadra” da  mobilitare. Articolo1: verso l’assemblea costituente

Con la consegna dei “ventagli” da parte dei giornalisti alle massime autorità delle istituzioni si intende chiusa la stagione della politica. Ci rivedremo a settembre, perché ad agosto, dice un vecchio proverbio, bene mio non ti conosco. È un detto popolare che riguarda l’amore, con la moglie in particolare. L’originale infatti recita: “Agosto moglie mia non ti conosco”. Insomma in agosto frena i tuoi amori. In particolare dovrebbe essere rivolto   a chi pratica il politichese, le chiacchiere che ti accompagnano per tutto l’anno, lascia in pace chi ha tanti problemi da risolvere, primo fra tutti quello delle vacanze che, nella stragrande maggioranza dei cittadini si passano a casa. A loro, per esempio, sono preclusi i “presidential gazebo”, che trovi sulla spiaggia di Marina di Pietrasanta nello stabilimento balneare che si chiama “Twiga”. I “presidential” sono strutture collocate sulla spiaggia, dotate di televisione e musica, due letti marocchini, tavolino, quattro lettini, teli a disposizione. Costo giornaliero pari a 1000 euro. Queste tende fanno capo a Flavio Briatore che in televisione si presenta come un poveraccio o giù di lì.

La politica sotto l’ombrellone, retroscena, pettegolezzi, comparsate tv

Avvinti dai “ presidential” abbiamo dimenticato i “ventagli” che dovrebbero chiudere, anche se per pochi giorni, un mesetto al massimo, l’amore sviscerato per elezioni, candidature, alleanze, coalizioni, migrazioni da un gruppo all’altro alla Camera e al Senato, pettegolezzi su questo o quello.  La politica, come si dice, sotto l’ombrellone invece viene alimentata da dichiarazioni, interviste, retroscena, comparsate televisive che assomigliano molto alle vecchie comiche, agli avanspettacoli. È una pacchia per il giornalismo spazzatura, per gli scriba che prendono l’imbeccata dai “collaboratori” di questo o quel politico, da quelli al servizio del segretario del Pd, il Renzi Matteo impegnato in questi giorni a presentare il suo libro, dal titolo “Avanti” che è quanto di più “indietro” si potesse pensare. Il racconto di se stesso, i mille giorni trascorsi a Palazzo Chigi e sulla tolda del Pd, ove da poco è tornato. Ce l’ha con tutto il mondo che avrebbe tramato contro di lui, invidioso della sua bravura. Trova grande spazio su Repubblica, pare che ci sia un giornalista, o più di uno assegnato a seguire le sue peripezie. Un giorno trovi un suo intervento in provincia di Modena, un altro ad Agerola, costa amalfitana, un altro ancora  in una località della Puglia o della Campania. Mai però che ci sia scritto dall’inviato. Segno che “qualcuno” (dello staff di Renzi?ndr) ha inviato quella che una volta si chiamava “velina” la dichiarazione del Renzi. Leggiamo una delle ultima dichiarazioni di Renzi. Titolo sul giornale di Largo Fochetti: “Renzi: io un passo indietro? Il candidato premier lo decideranno gli italiani”. È una notizia? Forse per i renziani e anche per lo scriba lo è, visto che Renzi alla presidenza del Consiglio non lo hanno deciso gli italiani così come Gentiloni. Passiamo al Messaggero che rilancia Romano Prodi . Per la verità lo trovi intervistato da qualche giornale un giorno sì e l’altro pure. Gli scriba cercano di strappargli un sì o un no su un suo prossimo impegno, un ritorno alla politica attiva. Lui conosce bene il gioco. Se risponde, qualunque sia la sua decisione, finisce il gioco dell’informazione, la notizia non c’è più.

L’ex leader dell’Ulivo: “Il ruolo dell’Italia simile a quello della Croce Rossa internazionale”

Al quotidiano romano ha detto cose molto impegnative: “Più osservo le evoluzioni del quadro politico ed economico in cui oggi si trova ad operare l’Italia più mi viene spontaneo paragonare il suo ruolo a quello della Croce Rossa Internazionale”. “Ruolo seppur ‘nobile’ che non è proprio il compito di uno Stato sovrano che dovrebbe operare in un clima di solidarietà europea”. Si riferisce ai migranti dalla Libia, “che vengono raccolti dalle navi appartenenti a tanti paesi europei ma che, come avviene per i feriti nei conflitti bellici, vengono tutti portati all’ospedale della Croce Rossa, cioè in Italia. E, come è il caso della Croce Rossa, quando si parla delle trattative di pace, l’Italia viene regolarmente esclusa perché le cose importanti si trattano in un piano superiore”. In questo contesto, sottolinea, “ci sacrifichiamo almeno per uno scopo nobile, anche se accompagnato da una vergognosa mancanza di solidarietà da parte dei nostri partner europei”. Ancora: “siamo diventati un bersaglio su cui tutti possono sparare senza provocare alcuna reazione”, ad esempio la Francia di Macron. “Mentre era stata accolta senza alcun problema la proprietà coreana dei cantieri navali di Le Havre, si procede addirittura alla loro nazionalizzazione (a cui si aggiunge il ridicolo aggettivo di provvisoria) purché non finiscano in mani italiane. Il tutto dopo che la Francia si è comprata mezza Italia”. Allora che fare? Non ci riferiamo al famoso “Che fare” di Lenin ma a qualcosa di più attuale. Per Prodi “l’unica onorevole via d’uscita è che l’Italia usi tutti gli strumenti di difesa di cui può disporre”. “Nell’Unione Europea esistono limiti alle asimmetrie di comportamento anche perché, pur pienamente consapevole delle debolezze italiane, non posso ignorare le grandi fragilità della Francia nei suoi equilibri di bilancio e nei livelli di produttività del suo sistema industriale”. Giusto, ma quali sono questi strumenti, le riunioni dei vari G, della Commissione europea, le politiche  di questi anni che Renzi Matteo ha sempre condiviso, oppure serve un cambio di rotta, il lavoro e gli investimenti in primo piano? Oppure accettiamo, come abbiamo fatto, le “riforme”, proposte dalla Unione europea, le politiche finanziarie, monetarie  che sostituiscono quelle sociali?

In un colpo solo tre “capolavori” di La Repubblica

Torniamo a Repubblica che se ne esce con tre capolavori: l’editoriale di Eugenio Scalfari, quello di Massimo Giannini, una penna di punta che annuncia il ritorno in grande stile di Silvio Berlusconi. Gli viene dedicata una intera pagina con una intervista di quelle del tipo “ti invio le domande e mi dai le risposte”. Con lo scritto di Scalfari ce la caviamo con poche righe. Niente di nuovo. Lui pensa ancora che il salvatore della patria sia Renzi Matteo, malgrado le sconfitte a catena di cui è stato protagonista. Però gli dà alcuni consigli. Uno in particolare: “Deve mobilitare la classe politica che con alcuni scenari già due o tre volte indicati in recenti miei interventi, perciò li condenso in tre nomi, uno più difficile dell’altro ma ugualmente indispensabili: Enrico Letta, Romano Prodi, Walter Veltroni. A fianco a questi ce ne è una trentina di altri nomi a cominciare da Gentiloni e da gran parte del suo governo, Minniti in testa”. Ma dove vive Scalfari? Anche se questi nomi fossero i più belli del mondo non ha letto cosa pensa il Matteo di Enrico Letta, colui al quale disse “stai sereno” e lo fece fuori in un attimo? Forse qualche ragionamento critico andrebbe fatto anche sulle politiche dell’Ulivo, del partito maggioritario di Veltroni, sul discorso del Lingotto. E poi lasciare in campo “gran parte del governo Gentiloni” è come sparare sulla Croce Rossa. Non facciamo nomi, ma si possono leggere nelle cronache parlamentari.

L’ex cavaliere torna in campo con “proposte sensate”

Ma il bello viene dall’articolo di Massimo Giannini. Sottolinea che “con il sistema elettorale che resta dopo le due sentenze della Consulta non esce nessun vincitore. Nessuno ha i numeri per formare un nuovo governo”. Allora che fare? “Risedersi al tavolo a settembre e ritentare un seria riforma elettorale”. Poi scrive: “L’unico che riempie il drammatico vuoto d’agosto diventa Berlusconi. Nell’intervista a Repubblica, il Cavaliere riveste panni dello statista che non è mai stato, ma che oggi la povertà della fase gli consente di essere. Fa proposte sensate e lancia appelli responsabili”. È vero che la “povertà della fase”, tradotto, la povertà della classe dirigente, anche di quel governo che invece Scalfari “in gran parte” elogia, fa apparire il Berlusca un grande. La realtà è che con lui si aggiunge miseria, nel senso della cultura politica, a miseria.

Siamo certi, purtroppo, che sarà proprio Berlusconi la “star” di una estate torrida, insieme a Renzi Matteo in giro a presentare il suo libro ed a fare comizi, nel segno del gran capo che pensa di essere alla festa dell’Unità che non c’è più. Ci sarà anche un terzo protagonista, Giuliano Pisapia ancora intento a sfogliare la margherita? Articolo1-Mdp, speriamo di sbagliarci, dovrà accontentarsi di un “ni”. Forse attende di capire come andrà a finire con la legge elettorale. E come si snoderà il cammino del neo statista Berlusconi. Non dimentichiamo che Pisapia con il suo Campo progressista è stato “lanciato” proprio da La Repubblica che oggi, si voglia o no, di fatto rivaluta Silvio Berlusconi, lo “statista” con qualche condanna sulle spalle, l’amico delle olgettine, l’organizzatore delle “cene eleganti”.

Rossi (Art.1- Mdp): siamo una forza di sinistra alternativa al renzismo

Enrico Rossi mette un punto fermo  a uno scenario confuso, torbido. “Per combattere alla luce del sole le politiche nazionali del Pd di Renzi ho fondato Articolo Uno, una forza alternativa e di sinistra”. E sempre da Articolo 1 si afferma che l’obiettivo è uno e uno solo: dar vita ad una lista elettorale e ad una nuova soggettività politica, progressista, di sinistra, un processo che deve nascere dal basso, un programma da mettere a punto, una assemblea costituente. Anche in questo mese di agosto la politica, quella vera, può non andare in vacanza.

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