Inps. Frenano i contratti a tempo indeterminato, solo 1 su 4. Boom del lavoro a chiamata e aumentano i licenziamenti disciplinari. Scacchetti, Cgil: “dissoluzione del lavoro stabile”

Inps. Frenano i contratti a tempo indeterminato, solo 1 su 4. Boom del lavoro a chiamata e aumentano i licenziamenti disciplinari. Scacchetti, Cgil: “dissoluzione del lavoro stabile”

Nei primi 5 mesi dell’anno frenano i contratti a tempo indeterminato, sono solo 1 su 4, e scendono di quasi il 37% rispetto allo stesso periodo del 2016. E’ boom di contratti di lavoro a chiamata a tempo determinato che segnano un incremento di oltre il 116%, aumento dovuto “alla necessità delle imprese di individuare strumenti sostitutivi dei voucher”, cancellati dalla metà dello scorso mese di marzo. I dati emergono dall’Osservatorio Inps sul precariato. Scende il numero complessivo dei licenziamenti (pari a 235.000), in riduzione rispetto al dato di gennaio-maggio 2016 (-2,6%) ma aumentano quelli disciplinari: quelli per giusta causa o giustificato motivo soggettivo salgono del 5,4%. In lieve aumento invece le dimissioni (+1,3%). Entrando nel dettaglio nei primi 5 mesi dell’anno (gennaio-maggio 2017) i datori di lavoro privati hanno stipulato 529.412 nuovi rapporti di lavoro, le trasformazioni a tempo indeterminato sono state 116.540 e 33.642 gli apprendisti trasformati a tempo indeterminato, mentre le cessazioni sono state 636.129, per un saldo positivo di 43.465 unità. Il numero è inferiore del 36,7% rispetto al saldo positivo di 68.706 contratti stabili registrato nello stesso periodo del 2016. Nei primi cinque mesi del 2017, nel settore privato, prosegue l’Inps, si registra un saldo, tra assunzioni e cessazioni, pari a +729.000, superiore a quello del corrispondente periodo sia del 2016 (+554.000) che del 2015 (645.000). Su base annua, il saldo consente di misurare la variazione tendenziale delle posizioni di lavoro. Il saldo annualizzato (vale a dire la differenza tra assunzioni e cessazioni negli ultimi dodici mesi), a maggio 2017, risulta positivo e pari a +497.000. Tale risultato cumula la crescita tendenziale dei contratti a tempo indeterminato (+21.000), dei contratti di apprendistato (+48.000) e, soprattutto, dei contratti a tempo determinato (+428.000, inclusi i contratti stagionali e i contratti di somministrazione). Queste tendenze sono in linea con le dinamiche osservate nei mesi precedenti e attestano il proseguimento della fase di ripresa occupazionale.

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Complessivamente le assunzioni, sempre riferite ai soli datori di lavoro privati, nei mesi di gennaio-maggio 2017 sono risultate 2.736.000, in aumento del 16,0% rispetto a gennaio-maggio 2016. Il maggior contributo è dato dalle assunzioni a tempo determinato (+23,0%), mentre sono diminuite quelle a tempo indeterminato (-5,5%). A livello generale, oltre all’incremento dei contratti di somministrazione a tempo determinato (+14,6%), appare particolarmente significativa la crescita vigorosa dei contratti di lavoro a chiamata a tempo determinato, che, sempre nell’arco temporale gennaio-maggio, passano da 76.000 (2016) a 165.000 (2017), con un incremento del 116,8%. Questi andamenti hanno portato ad un’ulteriore riduzione dell’incidenza dei contratti a tempo indeterminato sul totale delle assunzioni (25,9%) rispetto ai picchi raggiunti nel 2015 quando era in vigore l’esonero contributivo triennale per i contratti a tempo indeterminato. Le trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato (ivi incluse le prosecuzioni a tempo indeterminato degli apprendisti) sono risultate 150.000, con una lieve riduzione rispetto allo stesso periodo del 2016 (-1,8%). Le cessazioni nel complesso sono state 2.007.000, in aumento rispetto all’anno precedente (+11,2%): a crescere sono soprattutto le cessazioni di rapporti a termine (+18,4%) mentre quelle di rapporti a tempo indeterminato sono leggermente in diminuzione (-1,3%). Quanto infine alla composizione dei nuovi rapporti di lavoro in base alla retribuzione mensile, si registra, per le assunzioni a tempo indeterminato intervenute a gennaio-maggio 2017, una riduzione della quota di retribuzioni inferiori a 1.750 euro (55,0% contro 57,9% di gennaio-maggio 2016).

Scacchetti, Cgil: “Prosegue la dissoluzione del lavoro stabile e l’occupazione è ancora fragile non strutturale”

“Preoccupa ancora lo stato di salute del nostro mercato del lavoro sia per la quantità che per la qualità dell’occupazione. Due dati impressionanti su tutti: solo poco più di un quarto dei giovani con meno di trent’anni lavora e prosegue la dissoluzione del lavoro stabile”. Così in una nota il segretario confederale della Cgil, Tania Scacchetti, commenta i dati dell’Inps. “Seppur in costante ripresa, l’occupazione continua a essere fragile e non strutturale – dice – come dimostrato anche dalla crescita percentuale delle cessazioni dei rapporti di lavoro. Inoltre, anche i dati di oggi descrivono un disagio occupazionale sottodimensionato, poiché – spiega la dirigente sindacale – negli indici di disoccupazione non vengono considerati né i sottoccupati né gli inattivi, che così come calcolato dalla fondazione di Vittorio nella sua ultima indagine porterebbero il tasso di disoccupazione potenziale quasi al 20%”. Secondo Sacchetti “la qualità del lavoro è sempre più minata dall’esplosione dei tempi determinati e dalla riduzione degli indeterminati, un andamento che dimostra come le risorse spese per la decontribuzione non hanno determinato l’effetto sperato, ma solo occupazione temporanea. Crediamo che le risorse debbano essere spese prioritariamente per investimenti pubblici e privati se si vogliono generare nuove opportunità di crescita occupazionale”. “Infine – conclude Scacchetti – se fosse vero, come sostiene l’Inps, che la crescita vigorosa dei contratti a chiamata a tempo determinato è conseguenza della momentanea eliminazione dei voucher, ciò confermerebbe la nostra tesi: esistono già molte forme di lavoro subordinato, alternative ai buoni, che riescono a coprire le necessità delle imprese e contemporaneamente offrire i giusti diritti e le giuste tutele ai lavoratori”.

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