Gerusalemme. Scontri sulla Spianata delle Moschee, che Tel Aviv ha deciso di chiudere nel giorno della preghiera dei musulmani

Gerusalemme. Scontri sulla Spianata delle Moschee, che Tel Aviv ha deciso di chiudere nel giorno della preghiera dei musulmani

Numerosi palestinesi ed un agente di polizia israeliano feriti il bilancio provvisorio degli scontri scoppiati nell’area di Wadi Joz, nella parte settentrionale della Città vecchia di Gerusalemme. Le tensioni sono scoppiate mentre i fedeli cercavano di raggiungere la Spianata delle moschee (Monte del Tempio per l’ebraismo), nel giorno della preghiera del venerdì. Secondo quanto riferito dalla stampa israeliana non vi sono informazioni circa la presenza di feriti gravi.

I manifestanti hanno lanciato pietre e bottiglie di acqua e petardi, a cui la polizia israeliana ha risposto lanciando gas lacrimogeni. Alla base delle proteste la decisione della sicurezza israeliana di porre dei metal detector per accedere al complesso religioso che porta alla moschea di Al Aqsa, in seguito all’attacco di venerdì scorso, 14 luglio. Per i musulmani i metal detector rappresentano una limitazione alla loro libertà di culto, pertanto da giorni rifiutano di attraversarli per raggiungere la moschea di Al Aqsa e si radunano all’esterno per pregare. Questa mattina il gabinetto di sicurezza di Tel Aviv ha stabilito che i metal detector rimarranno per garantire l’accesso in sicurezza al sito, alla stregua delle misure di accesso ad altri siti religiosi nel mondo. Oggi diversi gruppi palestinesi hanno proclamata la Giornata della rabbia in segno di protesta per le misure di sicurezza.

Sempre secondo le fonti locali che citano la Mezzaluna rossa, scontri con l’esercito israeliano hanno causato 29 intossicati per l’uso dei gas lacrimogeni, un ferito da arma da fuoco e 4 ustionati. Anche nel tardo pomeriggio di ieri ci sono stati scontri tra palestinesi e polizia israeliana, che secondo la Croce rossa ha sparato contro i manifestanti pallottole di gomma, gas lacrimogeni e granate stordenti, provocando 37 feriti tra i civili. Nel corso della settimana i leader della protesta – iniziata dopo che per la prima volta dopo anni, le autorità hanno chiuso l’accesso alla spianata – hanno invitato la popolazione a pregare in strada per “sottrarsi all’umiliazione” di dover passare i controlli della polizia e dei metal detector per entrare nelle moschee, installati proprio dopo le violenze dei giorni scorsi ad Al-Aqsa. La gente quindi, soprattuto in serata, ha scelto le strade per la preghiera quotidiana. Vari appelli dai Paesi arabi – tra cui in prima linea la Giordania – hanno esortato Tel Aviv a rimuovere i controlli all’accesso ai luoghi santi. Dopo un momento di incertezza, il premier Benjamin Netanyahu si è opposto, sottolineando la necessità di garantire la sicurezza.

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